domenica 31 gennaio 2016

Casa Ramen


Se non ci sei mai stato, dovresti a mio avviso rimediare a tale mancanza.
Casa Ramen è un minuscolo locale in via Lambertenghi, zona Isola, dove non si può assolutamente prenotare e dove si mangia il miglio ramen di Milano, forse anche d'Italia. 


Il posto è gestito da un italiano così bravo ma così bravo che è stato invitato persino a gestire il museo del ramen in Giappone!
Io e il marito ci andiamo spesso il sabato per pranzo, tra un mercato e l'altro. Ti consiglio di munirti di pazienza oppure, come facciamo io e il marito che di pazienza non ne abbiamo, di attività alternative. La spesa, appunto. Oppure un giro per il quartiere, un salto dal parrucchiere. 
Il locale è piccolissimo, accogliente. 
Il ramen è caldo, generoso e ti fa sentire subito amato.

tofu fritto

Io e il marito di solito scegliamo un piattino da condividere, come il tofu fritto o l'insalata di alghe, e poi ci diamo dentro col ramen. 
Io prendo sempre quello vegetariano nelle due varianti: soya e miso. 
Il marito varia di volta in volta. 

ramen veggy soya

dove
via Porro Lambertenghi 25, 20159 - Milano
come
mar- sab 12.30 - 15/ 19.30 - 23.30
casaramen@gmail.com
02 39444560
perché
la qualità della cucina
la fila per entrare, perché si sa che dove c'è fila c'è benessere
per l'atmosfera intima e curata
link al sito

ramen piccante

Carlo e Camilla in segheria

Bello?
Sì.
Vale la pena?
Sì.
Ti senti un po' perso, un po' fuori dal mondo, mentre ti avvicini alla segheria di Carlo (Cracco) e Camilla (nome che sta bene con Carlo perché ti fa pensare all'Inghilterra). 
Poi però trovi il civico 42 di via Meda e tiri il fiato: sei arrivato. 


Il posto è giusto, la gente carina, le luci soffuse, la ghiaia bianchissima.
Entri e ti ritrovi in uno spazio ampio: pareti scrostate, travi a vista e tetto in legno. L'effetto è quel post-industriale che mi piace tanto e piace tanto anche a Milano.


Io e il marito siamo stati da Carlo e Camilla in esplorazione, per un dopo cena.
Il personale è gentilissimo, molto sorridente e numeroso.
Ci hanno fatto accomodare a capotavola dell'unico, lungo, tavolo sociale da 60 posti. 
Io ho preso un Don't forget to play, il marito non si ricorda.
Proveremo sicuramente anche la cena, visto che nonostante dietro ai piatti ci sia Cracco, il ristorante è volutamente low cost (con 40 euro circa).
Bene!
L'ho già detto che il post-industriale mi garba parecchio?



dove
via G. Meda 24, Milano
come
02 8373963 - hello@carloecamillainsegheria.it
lun-dom 18.00 - 2.00
perché
per i cocktail che sono tutti diversi dai cocktail che hai provato finora
per la cena quasi di Cracco a 40 euro
per il post-industriale


sabato 30 gennaio 2016

Le focacelle


Bisogna sapersi premiare. Quotidianamente. Trovare una cosa specifica al giorno che ci faccia sorridere, che sia solo per noi, una cosa per coccolarci. Può sembrare un po' medievale come concetto, eppure io lo sposo appieno questo medioevo. Mi sembra che quando ci si abitua a premi continui, alla fin fine niente sia premio. Sto parlando anche della capacità di saper dosare, centellinare i premi che ci concediamo. Ad esempio, se il mio premio della giornata stabilisco sia una puntata della mia serie preferita. Allora che sia una puntata, non 18. Se guardo 18 puntate della mia serie preferita allora il mio non sarà più un premio ma qualcos'altro che ha a che fare con la dipendenza o l'insaziabile sete di conoscenza o magari addirittura con un'attività professionale. Se il mio premio della giornata decido sia comprarmi qualcosa di carino non posso uscire da Max Mara con tre sacchetti extra large. I tre sacchetti extra large non significano premio o conforto, significano guardaroba nuovo. Il guardaroba nuovo è una necessità, non un premio. Se - ultimo esempio - mio marito prepara le focaccelle e io decido che tre focaccelle, una per tipo, saranno il mio premio non posso far fuori l'intero vassoio. Far fuori l'intero vassoio di focaccelle non significa premiarsi. Tutt'altro.

COSA&QUANTO
  • 500 g farina di cui 20% di Manitoba e restante 00
  • Un cubetto lievito birra
  • Olio
  • Sale
  • Acqua 
  • Sale grosso
  • semi di zucca
  • olive taggiasche
  • semi di papavero

COME
Fai il classico vulcano di farina
Nel cratere, o fontanella che dir si voglia, aggiungi per prima cosa un pizzico di sale, quindi il cubetto di lievito di birra in pochissima acqua.  
Impasta poco e aggiungi 4 cucchiai di olio.
Impasta per 10 minuti almeno .
Fai una palla, una croce sulla palla, e metti a riposare per due ore la palla coperta con uno strofinaccio pulito.
Dopo due ore la palla sarà lievitata.
Impasta per pochi secondi, quindi fai le focaccelle
Stendi bene le focaccelle con le dita e condisci ogni focaccella a piacimento. 
Il marito ha usato sale grosso, olive, semi di zucca e semi di papavero
Ungi una teglia e versa su ogni focaccella un filo d'olio e una sprizzata d'acqua.
Questo è il segreto: l'acqua scende sotto l'olio e va nei buchi che hai fatto quando hai steso le focaccelle con le dita. 
Inforna a 200 gradi nel forno ben caldo, mi raccomando.
Cuoci fino a doratura delle focaccelle.
Sì, mi piace un sacco dire "focaccelle".

lunedì 18 gennaio 2016

Involtini magici

Non sono una fan dell'insuccesso, non ho mai letto né teorizzato niente sull'elogio del fallimento. A me solitamente piace vincere. In genere, se gareggio, è perché mi aspetto di arrivare prima. Se arrivo seconda o terza o penultima, in genere, non è che sprizzi di gioia. Stamattina però, per la prima volta, mi è apparsa con chiarezza una verità che mi ha spiazzata e galvanizzata. Stamattina mi è arrivato un no inaspettato (nel senso che mi ero quasi dimenticata della domanda da me posta) e, con sorpresa, anziché scoraggiarmi o sbuffare o piangere o arrabbiarmi, mi sono riscoperta più convinta. Convinta e fiera. Grazie, no del mattino! Mi hai ricordato la mia domanda, mi hai detto che devo averne più cura, mi ha scrollato di dosso un po' del torpore che negli ultimi mesi mi si era posato sul cappotto, come un sottile strato di fuliggine. 
Buon lunedì e buon inizio settimana, la ricetta di oggi l'ha inventata il marito senza pensarci troppo su. Gli involtini magici sono tanto brutti quanto buoni, come un no del mattino.


COSA&QUANTO

  • 8 foglie di cavolo nero
  • mezza patata dolce
  • due carote piccole
  • un cipollotto
  • 5 ravanelli
  • un uovo
  • mezza tazza di latte
  • un pizzico di curcuma
  • mezza tazza di pan grattato
  • olio
  • sale
  • pepe

COME
Fai bollire il cavolo nero in acqua salata.
Taglia in modo molto molto sottile: mezza patata dolce, le carote, il cipollotto e i 5 ravanelli.
Sciogli la curcuma in mezza tazza di latte freddo.
Unisci alle verdure un uovo e il latte. 
Sale e pepe.
Mescola.
Forma delle specie di polpettine e passale nel piatto col pangrattato.
Farcisci ogni foglia di cavolo nero con il tuo composto di verdure, quindi disponi gli involtini su di una teglia oliata.
Prima di infornare condisci gli involtini con un filo di olio.
Cuoci nel forno ben caldo per 20 minuti.

mercoledì 13 gennaio 2016

Le polpette con gli avanzi



Ciò che apprezzo di più della cucina del marito è che non si dà mai per vinta: anche all'ultimo, anche senza aver fatto la spesa, lei (la cucina) tira fuori una ricetta dal cappello. 
Non è del tutto vero. Anche il marito di tanto in tanto è andato in panico.
"Arriva tra mezz'ora, non ho fatto la spesa, non hai fatto la spesa, pensavo avessimo più cose e invece non abbiamo niente, perché non c'è niente in questa casa??"
"Facciamo una pasta, due formaggi/"
"Lo invito a cena e gli faccio una pasta?"
"È olandese, per lui la pasta è il top di gamma"
L'ultima battuta era mia. Dopodiché sono stata sbattuta fuori dalla cucina. 
Sai quanto il marito detesti la frase "facciamo una pasta".
È vero, è vero, nel niente assoluto il marito va (di tanto in tanto) in panico. Ma con gli avanzi, con gli avanzi lui ci sguazza.

COSA&QUANTO
Una patata
Tre patate cotte al forno avanzate
Due fette di bollito avanzato (biancostato e costine)
Piselli avanzati
Carote bollite avanzate
Latte
Un uovo
Sale
Pepe
Zafferano
Pangrattato 

COME
Metti a bollire la patata in acqua salata.
Schiaccia con una forchetta le patate cotte al forno (magari aiutati con un po' di latte). 
Taglia bollito e carote molto finamente.
Unisci il tutto.
Aggiungi un uovo.
Sale, pepe e una punta di zafferano.
Impasta e forma le polpette.
Passa ogni polpetta nel pangrattato.
Metti le polpette in una teglia oliata e butta in forno per 20 minuti.

martedì 12 gennaio 2016

Crema di finocchi con pomodorini e caprino


Oggi è davvero l'inizio. Il nuovo, lo stesso di sempre. Mi ero abituata troppo bene ad averlo sempre attorno. Stamattina all'alba il marito ha ripreso le sue peregrinazioni. 
Sveglia alle quattro e mezza, doccia, barba, valigia sapientemente preparata la sera prima e via. 
Il fatto è che quando parte così presto, la sera prima non è che riusciamo a godercela poi tanto. C'è la sveglia che aleggia su qualsiasi programma di serata, c'è - da parte mia - l'ansia che lui possa perdere l'aereo. Che poi cosa vuoi che succeda quando si perde l'aereo....? Non lo so, non ne ho la minima idea, ho rischiato diverse volte di colmare questo gap di conoscenza senza mai essere arrivata fino in fondo. Neanche il marito ne ha mai perso uno, figurati. Siamo una famiglia di precisini noi! Quando torna glielo chiedo: che cosa succederebbe se dovessi perdere l'aereo per una tua distrazione, per aver calcolato male i tempi oppure puntato male la sveglia? Che cosa succederebbe a livello pratico e dentro di te? Un episodio del genere arriverebbe a mutare le tue abitudini: basta aerei alle sei del mattino? Intanto che aspetto la risposta mi consolo con la buonissima crema ai finocchi.

COSA&QUANTO (per 2)
Due finocchi belli grandi
Sei pomodorini pachino
50 g di formaggio caprino
Un cipollotto piccolo
Olio
Sale
Pepe

COME
Facilissimo: taglia i finocchi a metà e mettili a bollire in acqua salata. Una volta cotti, frullali col minipimer e falli così diventare una crema. Impiatta la crema, intanto fai saltare in padella i pomodorini pachino col cipollato per 4 minuti. Condisci la crema con i pomodorini e un cucchiaio di formaggio caprino
Condisci con olio e pepe.
Ricetta facile, veloce e sana. Un modo nuovo di mangiare i finocchi che comunque io preferisco di gran lunga cotti piuttosto che in pinzimonio.

lunedì 11 gennaio 2016

La pasta che non ti aspetti

Abbiamo camminato, loro due davanti e noi dietro. Più lente, con meno fiato, usato tutto per parlare. C'era poco sole, all'inizio. Abbiamo camminato e ci siamo ritrovati in un prato. 
E' spuntato il sole, senza troppo coraggio, e noi gli abbiamo sorriso.
Abbiamo deciso di tornare, forse per la fame, forse per il troppo silenzio. 
Forse per i maiali che all'improvviso ci hanno accerchiato e noi abbiamo creduto fossero cinghiali.
La casa era fredda, calda di altro. Della stufa, dell'acqua sul fuoco. Abbiamo scelto la pasta perché per il riso ci sarebbe voluto troppo tempo. Avevamo il radicchio tardivo che piace a tutti, e lo speck.




COSA&QUANTO
  • un mazzo di radicchio rosso tardivo
  • mezza confezione di speck a cubetti
  • farfalle Barilla
  • olio
  • pepe
  • sale
  • uno scalogno

COME

Taglia il radicchio in modo da ottenere listarelle lunghe un centimetro. 
Fai appassire il radicchio in padella con olio e scalogno.
Dopo dieci minuti aggiungi lo speck.
Fai saltare in padella radicchio e speck per altri cinque minuti.
Cuoci la pasta in acqua salata.
Termina la cottura in padella in modo da condire al meglio le farfalle.
Impiatta e condisci con una spruzzata di pepe nero.
Siamo abituati a pensare che il compagno ideale del radicchio sia il risotto, eppure abbiamo scoperto che le farfalle si difendono piuttosto bene.

venerdì 8 gennaio 2016

Baccalà alla vicentina


Non ti capita mai di sentirti con la testa vuota? Oppure piena di altro, di pensieri che non riesci a dire, e se non riesci a dirli allora non esistono. Solitamente reagisco abbastanza bene, abbastanza in fretta. Quando questo non avviene mi sento subito scema. 
Quando me ne sto lì e non mi viene in mente niente, mi viene in mente tutto, ma non dico niente. Oppure, peggio, dico quello che non vorrei dire. Al momento lo dico ma poi ci ripenso e mi maledico. Avrei dovuto dire altro, avrei dovuto tacere! 
Lo so, a volte vado in paranoia. 
Inutilmente perché basterebbe pensare a questo: non sei il centro del mondo. Gli altri, i tuoi interlocutori, sono generalmente più concentrati su se stessi che su di te, sui tuoi vuoti o sui toni pieni. Anche loro, come te, sono lì ad interrogarsi su quello che devono dire e su come dirlo, sul non dirlo troppo in fretta e sul trovare le parole giuste. 
A volte mi sembra di vivere in un mondo di monologanti, che parlano, parlano, a una platea di gente col cotone nelle orecchie.

COSA&QUANTO
Una cipolla
Due acciughe sott'olio
Farina
Tre filetti di stoccafisso (pari a 250 g. circa)
Sale
Prezzemolo
Pepe
Latte, circa mezzo bicchiere
Parmigiano

COME
In un tegame soffriggi una cipolla e due acciughette.
Infarina i filetti di stoccafisso (che è il baccalà già ammollato) e mettili nel tegame.
Aggiungi circa mezzo bicchiere di latte, in modo tale da coprire il baccalà.
Sale, prezzemolo tritato e pepe. 
Parmigiano grattugiato e... e la tradizione vorrebbe che tu cuocessi il baccalà per 4 ore. Quattro ore... Sè, buonanotte. 
Anche un'ora va benissimo, fidati.
Cuoci per minimo un'ora e servi preferibilmente con la polenta. Anzi, obbligatoriamente con la polenta. Quella usata dal marito per questa ricetta è la polenta preparata due giorni prima in montagna. Ne aveva fatta troppa e per questo l'ha messa in un tapperware e portata a Milano. Per ottenere le striscioline ceh vedi nella foto basta un coltello, una padella e un filo d'olio.

lunedì 4 gennaio 2016

Sarde al beccafico

Finalmente è arrivato! 
Senza l'inverno mi sentivo persa, strana, disorientata. Come se fosse sempre tutto uguale a se stesso. Io ho bisogno, perché sono fondamentalmente un essere abitudinario, del susseguirsi delle stagioni (dei mesi, dei giorni, delle ore...). Farei fatica ad abituarmi a vivere in un posto dove tutto si assomiglia, a me piacciono le differenze.
Benvenuta, neve! 
Benvenuto, freddo pungente! 
E tu, piumone, finalmente hai trovato un senso nella mia, nella tua, vita.
Adesso sì, mentre fuori nevica, mentre accogli il peso del pc con la morbidezza che ti contraddistingue, adesso sì che la tua esistenza appare pienamente giustificata.
Quale modo migliore per festeggiare l'arrivo evidente e tangibile dell'inverno, se non con una ricetta che meno invernale non si può?
(Te l'ho detto: amo le differenze)


COSA&QUANTO
pan grattato
Olio 
Uno spicchio d'aglio
Due cucchiaini di uvetta
Due cucchiaini di pinoli
Due alici sott'olio
100 g. di sardine
Pepe
prezzemolo
Un'arancia

COME
Per prima cosa devi tostare in padella il pan grattato. Come? Olio e aglio, fai un po' andare, quando lo spicchio si è ben ben rosolato gettalo via. Metti in padella il pan grattato e fallo rosolare. Spegni il fuoco e dedicati al resto.
Uvetta, pinoli e due alici sottolio. Sminuzza il tutto con coltello di ceramica. 
Unisci l'uvetta, i pinoli e il pan grattato in una ciotolina. Aggiungi olio, pepe e prezzemolo tritato.
In una teglia oliata disponi le sardine con la pelle verso il basso. 
Su ogni sardina disponi un un cucchiaino di condimento e richiudila su se stessa a mo' di panino. 
Sale. 
Inumidisci le sardine con il succo di un'arancia. 
Forno a 200 e via!
Nell'arco di 15 minuti le tue sarde al beccafico saranno pronte.