domenica 25 dicembre 2016

L'anatra all'arancia

Cercare di aver cura della terra, rispetto per gli animali (bipedi e quadrupedi), compiere scelte che sappiano d'armonia è per noi importante. Non solo a Natale.
Cerchiamo di mangiare poca carne. 
Cerchiamo soprattutto di mangiarla scelta e controllata.
Abbiamo trovato un macellaio che forse tu conoscerai già: Walter Sirtori. Puoi andarlo a trovare di persona o visitare il sito internet: "... una macelleria dove si possono trovare carni di diverso tipo e provenienza, scelte da noi con cura ed esperienza aiutati da piccoli produttori che da generazioni allevano con metodo tradizionale, e accanto prodotti provenienti da aziende agricole che hanno scelto il metodo di coltivazione biodinamica o biologico certificato macellate da noi con il controllo del pubblico servizio sanitario..."



COSA&QUANTO
  • Due anatre da 1 kg l'una (per 9 persone)
  • burro, 65 g.
  • olio
  • sale
  • pepe
  • zucchero, 2 cucchiaini
  • 3 arance
  • Brandy q.b.
  • Maizena (amido di mais)

COME
Compra l'anatra, anzi due, dal macellaio in via Paolo Sarpi, il macellaio Walter Sirtori che l'anatra te la disossa e te l'avvolge con cura nello spago.
Metti l'anatra, le anatre, a rosolare in padella con un bel tocco di burro.

"Mi sto ubriacando", dice il marito mentre rosola l'anatra, le anatre, e ride. 
Sono solo le dieci del mattino e il marito indossa pigiama e vestaglia. E cucina.

Quindi: anatra (le nostre sono due da 1 kg l'una), padella, burro, poi sfuma col Fundador.

Forno ben caldo, pirofila oliata.
Sale e pepe.
Forno al max della sua potenza per i primi minuti, poi riduci a 200.

Il marito mi fa annusare le arance e dice che sono belle. E calabresi.

Lava bene le arance, mentre l'anatra cuoce nel forno.

Il marito mi fa ancora annusare le arance, questa volta già sbucciate.

Sbuccia e spremi tre arance. Tieni la buccia da parte.

L'anatra cuoce nel forno coperta dalla carta stagnola. Cuocerà per circa un'ora e il marito già mi mette in guardia: "Non ne metterò tanto di zucchero".

Le bucce d'arancia si sbollentano un po' per sterilizzarle e un po' per far perdere loro l'amaro.

Adesso la salsa: pentolino sul fuoco con acqua (il marito dice che ne ha messa troppa), zucchero (2 cucchiaini) e succo d'arancia (il succo delle tre belle arance calabresi).
Fai andare la mistura.
Il marito osserva la mistura mentre la fa andare e si ripete di aver messo troppa acqua. 
Fai concentrare la mistura, poi metti l'amido di mais che fa diventare la mistura una salsa. 
La maizena si presenta sotto forma di farina, forse è una farina. Chissà.
Stempera l'amido di mais con dell'acqua e versalo nel pentolino. Mescola con la frusta e versa l'amido. Mescola e versa.
Infine aggiungi le bucce d'arancia nella salsa, alla fine però perché sennò si cuociono troppo.

Dopo mezzora gira l'anatra, poi rimettila nel forno e continua a farla cuocere.

Quando l'anatra è quasi cotta, tirala fuori dal forno e spennellala con la salsa. Aggiungi gli spicchi di arancia che avevi tenuto da parte. Rimettila nel forno per l'ultimo quarto d'ora.

Prima di servirla bisogna tagliarla e irrorarla col fondo di cottura.







mercoledì 9 novembre 2016

Spaghetti al granchio democratico

Parlarne insieme, parlarne finché siamo qui. Questo è ciò che possiamo fare. E allora, visto che dobbiamo parlare, perché non farlo seduti a un tavolo, davanti a un buon piatto di pasta, sorseggiando un bicchiere di vino bianco? Occuparsi dei propri amici offrendo loro una cena buona, non solo una cena, è importante che sia buona, credo sia un atto democratico, fatto in nome della democrazia. Questo è ciò che fa mio marito non appena ne ha le forze, non appena i suoi impegni lavorativi glielo concedono, lui apre la porta di casa e cucina per chi ha voglia di sedersi alla sua tavola e mangiare, e parlare. 
Il marito che cucina, purtroppo, non ha modo di cucinare tutto il giorno, tutti i giorni. Ha la sua vita, i suoi trent'anni che lo incalzano, non può passare il giorno a cucinare, a inventarsi nuove ricette. Però, quando riesce a farlo, è felice. Adesso che ha iniziato a studiare una nuova lingua e che prende sempre più aerei che lo portano sempre più lontano, quando può cucinare continua a provarne piacere. Non nel fatto di cucinare in sé, questo forse è il punto. Al marito che cucina non piace cucinare in sé, piace cucinare per gli altri. Il marito che cucina non si trova mai da solo a cucinare, a sperimentare, ad assaggiare le sue creazioni, a migliorarle. Il marito che cucina spignatta sempre contro al tempo, in corsa, con l'orologio che ticchetta e gli ospiti si fanno sempre più vicini. Il marito cucina perché gli interessa il potere costruttivo della democrazia, la condivisione, lo scambio di idee e di suggestioni. Al marito piace costruire, per questo cucina.



COSA&QUANTO
  • un granchio
  • spaghetti
  • 2 spicchi d’aglio
  • peperoncino
  • olio extravergine d’oliva
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 250 gr di pomodorini o 200 ml di passata di pomodoro
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • sale q.b.

COME
Metti sul fuoco un tegame pieno d’acqua, aggiungi due cucchiai di sale  e porta al bollore. Fai imbiondire l’aglio in un altro tegame con l’olio, aggiungi il peperoncino e fai rosolare il tutto per qualche minuto.
Immergi il granchio nell’acqua bollente, cuoci per 10 minuti, poi mettilo in un piatto. In questo modo, parte del sapore dei granchi viene scaricato nell’acqua in cui cuocerai la pasta.
E' importante che il granchio sia fresco, molto fresco, non so se mi spiego. E' importante che quando lo compri sia ancora vivo. Ecco, l'ho detto.
Dopo averlo cotto, ti tocca pulirlo. Leggi un po' qui 
Stacca le chele, apri la carcassa ed estrai tutta la polpa. Più facile a dirsi che a farsi. Il marito in questo frangente è solito ferirsiIl marito non pulisce il granchio,  io marito lotta col granchio.
Aggiungi la polpa nel tegame con l’olio. Fai saltare il tutto per qualche minuto, poi sfuma con un goccio di vino, lascia evaporare ed aggiungi i pomodorini tagliati a pezzetti con un pizzico di sale, se vuoi aggiungi anche un po' di passata di pomodoro.
Cuoci il sugo di granchio per altri 5 minuti,  coprendo il tegame con un coperchio.
Cuoci gli spaghetti, scolali al dente ed uniscili al condimento. Fai saltare gli spaghetti insieme al granchio per qualche minuto, aggiungi anche il prezzemolo tritato ed eventualmente un goccio d’acqua di cottura della pasta.
Gli spaghetti al granchio democratico sono pronti, non ti resta che servire e condividere.

giovedì 1 settembre 2016

Tortini di alici capovolti

Il marito si annoia facilmente. 
Io sono l'unica eccezione, per ora. 
Quel che detesta maggiormente il marito è la ripetitività in cucina. 
"Fa sempre le stesse tre cose", dice lui.
"Le vengono bene", ribatto io.
"Non ha fantasia né coraggio" mi zittisce lui.
In effetti, a guardar lui, non è che ci voglia molto. 
Prendi quelle tre cose che sai fare, scomponi gli ingredienti e mischia. Avrai altre tre ricette, per un totale di sei. Vogliamo esagerare? Prendi quelle sei ricette, scomponi gli ingredienti, mischia e avrai altre sei ricette. Dodici in totale. 
Credo. 
Non so se ho fatto bene i conti. Li ho fatti bene? 
Però il concetto è chiaro, no? Per me lo è. 
Vale lo stesso con le storie. Le storie sono le stesse fin dai tempi di Eschilo, Sofocle, Euripide. Che vengano raccontate per immagini, in un libro di 1200 pagine, in un fumetto: tutte le storie del mondo vengono da là, da quei tre ingredienti che i tre drammaturghi hanno messo sul piatto. 
Il punto è che quegli stessi ingredienti si possono servire in una combinazione infinita di modi. 
E se il marito continua a proporti il tortino d'alici, tu non t'arrabbiare.
E chi s'arrabbia? Basta che si mangia.
Apri gli occhi, piuttosto!
La bocca, vorrai dire.
Non vedi che il tortino ha tutto un altro aspetto?
Vedo, vedo. 
Non sei curiosa.
Curiosa, come no.
E allora leggi.
Leggo, leggo.
L'altra ricetta, dell'altro tortino.
Dove?
Qui.

COSA&QUANTO
  • Alici (acciughe), circa 250 g.
  • patate, 3 medio/piccole
  • pomodori, 2 medio/piccoli
  • sale
  • pepe
  • un limone
  • olio
  • timo
  • prezzemolo
COME
Metti le patate a bollire in acqua salata.
Pulisci le alici (attività che pare non provochi gran sollazzo).
Come? 
Provoca sollazzo.
No, come le pulisco.
Via la testa e quel che c'è dentro, poi aprile a libro.
Ok.
Scola le patate e tagliale a fettine spesse circa 1 cm.
Lava i pomodori e taglia anch'essi a fettine come le patate.
A questo punto in casa nostra è avvenuta una mezza tragedia. Non so perché, giuro che non lo so, ho toccato il fornello sul quale il marito aveva appena bollito le patate.
L'ho fatto.
Era messo male e l'ho toccato per metterlo bene.
Mi sono bruciata.
Non mi ero accorta che il marito aveva messo le patate a bollire. Lo ammetto.
Trita il timo e lascialo da parte.
Prendi gli stampini, quelli che poi vanno nel forno, quelli con i bordo un po' zigrinato (o anche no, quelli che hai insomma), ungili d'olio e posiziona i filetti di alici negli stampi in maniera verticale fino a foderare tutto il bordo.
Sale, pepe e scorza di limone grattugiata.
Metti una fetta di patata in mezzo alle alici, sul fondo dello stampo e ricoprila con altri due filetti di alici.
Sale, pepe, timo tritato e scorza di limone.
Adagia una fetta di pomodoro nel centro e sopra poni una fetta di patata
Ricopri con le alici. 
Piega verso il centro i filetti che hai messo attorno allo stampo in posizione verticale.
Così si preparano i tortini!
Ripeti l'operazione fino a quando non finisci gli ingredienti.
Cuoci nel forno preriscaldato a 180° per 10 minuti.
Sforna i tortini.
Capovolgi gli stampi, un po' di prezzemolo e gusta!




lunedì 29 agosto 2016

Il gazpacho del marito nell'orto


Lo sai, vero, che il padre del marito coltiva. Patate, zucchine, pomodori, melanzane, piselli, limoni, insalata, susine, pesche, uva, prezzemolo, origano, carciofi, timo, topinambur... vado avanti? L'orto del padre del marito sforna primizie di ogni tipo in quantità industriali, primizie che rallegrano e colorano le nostre cene vacanziere. Il marito non ha il pollice verde, no. Gli piacerebbe ma non lo possiede. Almeno però lui sa riconoscere la differenza tra timo e rosmarino, anche ad occhi chiusi. Per quel che mi riguarda, ogni volta che vengo spedita nell'orto a cercare questo o quest'altro prodotto vengo colta da tremori, timori e sudori freddi. Io non solo non possiedo il pollice verde, ma appartengo addirittura a quella categoria di persone che ama veder schierate le verdure nei ripiani del supermercato con il loro apposito cartellino accanto che ne indica prezzo ma soprattutto generalità. Il padre del marito non si è ancora capacitato di cotanta ignoranza e imperizia, finge di non sapere ed io mi limito a gustare i suo prodotti complimentandomi. Non troppo però, tempo sempre che mi metta sotto con qualche lavoro manuale che presuppone l'uso di mani, le mie, in terra, la sua, con vermi, magari. Blea. Blea la terra ma non i pomodori! Né le zucchine o le patate. Per il gazpacho del marito nell'orto servono però soprattutto i pomodori. E che pomodori!

COSA&QUANTO
  • pomodori dell'orto, cinque medi
  • un peperone giallo dell'orto
  • mezzo cetriolo
  • un cipollotto
  • basilico
  • olio
  • sale
  • pane raffermo, una fettina
  • curcuma, un cucchiaino (fondamentale!)
COME
Lava i pomodori e mettili nel minipimer insieme al peperone giallo (non tutto, ma quasi), al cetriolo (non tutto, ma quasi), al cipollotto (non tutto, ma quasi). Ah, certo, tieni da parte anche mezzo pomodoro.
Ammolla la fettina di pane nell'acqua.
Metti la fetta di pane nel minipimer, aggiungi olio, sale e curcuma.
Frulla.
Contemporaneamente, se sei capace, sei capace?, taglia finemente tutti i "ma quasi". E cioè il restante peperone, il restante cetriolo e il restante cipollotto. E sì, certo, anche il mezzo pomodoro. Questi "ma quasi" assieme al mezzo pomodoro ti serviranno per la guarnizione.
Hai frullato? Bene.
Ora versa il gaspacho in due ciotole e guarnisci, per l'appunto, con i tuoi "ma quasi". E sì, certo, anche con il mezzo pomodoro finemente tagliuzzato.
Concludi l'opera con due o tre foglie di basilico.
Il gazpacho del marito nell'orto è pronto!


domenica 28 agosto 2016

L'aceto che ci piace


Da un po' di tempo a questa parte io e il marito quando siamo in giro in macchina lasciamo che la nostra attenzione venga catturata. Forse prima ci capitava di viaggiare meno o forse eravamo meno predisposti a guardarci intorno. Chi lo sa. Adesso, se vediamo qualcosa che ci interessa, freniamo, accostiamo e scendiamo dall'auto. Solitamente quel qualcosa è una bancarella di mele o pesche o conserve fatte in case o, la maggior parte delle volte, una cantina dove assaggiare e poi acquistare buon vino a buon prezzo
Un mese fa, di ritorno da un matrimonio con fuso, nel senso che siamo arrivati al matrimonio in questione direttamente dall'aeroporto con il fuso (e la stanchezza) dello Sri Lanka sulle spalle, ci siamo fermati da un produttore di aceto. Il matrimonio era tra Modena e Bologna e, il giorno dopo, con il fuso e la stanchezza non solo dello Sri Lanka ma anche del matrimonio, abbiamo accostato, siamo scesi dall'auto e siamo entrati in una cantina che produce aceto balsamico, l'acetaia Angelo. 
Che belle le cantine che producono! 
La figlia del padrone ci ha fatto assaggiare con gentilezza una varietà di aceti al cucchiaio, uno più buono dell'altro. Noi non abbiamo avuto dubbi e abbiamo scelto il "nero classico", quello da mangiare con i formaggi per intenderci.
Sai perché mi piace questo fatto che io e il marito, quando siamo in giro, freniamo, accostiamo e curiosiamo? Perché poi, quando a casa nostra gustiamo, ad esempio, il formaggio caprino con l'aceto balsamico dell'Acetaia Angelo possiamo scambiarci ricordi e rivivere sensazioni: "E ti ricordi quando con il fuso dello Sri Lanka e i braccialetti luminosi ci siamo fermati...?"


giovedì 18 agosto 2016

Melanzane quasi campane

Il gusto della ricetta è campano, il succo della stessa è inventato. 
Il marito si è ricordato di alcune famose melanzane che gustò in tenerissima età in un agriturismo dell'entroterra campano, proprio l'anno in cui ci conoscemmo.
La ricetta originale vorrebbe la ricotta e chissà quali altri leccornie. Il marito qui ha usato quel che aveva nel frigo ed il risultato sarà quindi diverso.
Dopo averle assaggiate (al padre del marito, nostro commensale, sono assai piaciute) io e il marito ci siamo trovati d'accordo nel dire che, sì, fritte sarebbero state più buone.


COSA&QUANTO
Tre melanzane dell'orto
Tre fette di pane secco
Una forma media di pecorino 
Latte, un goccio
Un uovo
Maggiorana
Prezzemolo
Passata di pomodorino pachino (quella di Campisi che ci piace tanto)
Cipolla, pochissima

COME
Taglia a metà le melanzane e mettile sotto sale per togliere l'amaro.
Metti le fette di pane raffermo in una ciotola con dell'acqua.
Strizza il pane.
Aggiungi del pecorino grattugiato. Devi grattugiare proprio una forma di formaggio, così la ricetta viene meglio.
Latte.
Maggiorana.
Prezzemolo.
Un uovo.
Mescola il tutto.
Intanto, in un pentolino fai soffriggere poca (poca!) cipolla. Aggiungi la salsa di pomodoro pachino e falla andare un po' sul fuoco.
Questo passaggio è toccato a me e ovviamente ho fatto il danno. Cioè, ho un po' bruciacchiato la cipolla. Il marito però mi ha detto "tranquilla, è tutto sotto controllo". Forse appena ho girato le spalle lui ha gettato la mia salsa e ne ha fatta una nuova. Forse.
Prendi le mezze melanzane scavate e riempile del composto fatto di uovo, pane e comapany. Infine spalma la salsa di pomodoro.
Inforna per 17 minuti (ti piace questa indicazione temporale inconsueta?).
Come tino detto il marito ha dichiarato che forse le melanzane andavano per prima cosa fritte e poi passate in forno una volta farcite per qualche minuto. 
Ritenteremo col fritto. 
Ritenteremo? È che il fritto puzza così tanto. 
Di cosa? 
Di fritto.

mercoledì 22 giugno 2016

Crocchette di cavolo nero (della maturità)

Dieci anni fa, ieri, iniziavano per me gli esami di maturità. 21 giugno: tema; 22 giugno: versione; 23 giugno: terza prova. Il 23 giugno faceva così caldo che mi sudavano gli occhi. 
Forse piangevo.
Poi il 28 giugno, l'orale. Il 28? Siamo sicuri?
Tu ne sei sicura?
Non sono sicura di niente, io.
Che il 28 giugno tu ti sia sposata, però, sì.
Quello sì. Otto anni dopo l'esame di maturità.
Dovrei chiedere a qualcuno che c'era.
C'era qualcuno, chissà se ricorda.
Non mi piacerebbe dividere questa data in due ricordi. 
Uno è più importante, ma anche l'altro...
Del mio esame orale conservo un'emozione fortissima. Lì sì che piangevo, poco e di felicità. 
Anche in quell'altro 28 giugno ho pianto, sempre poco e sempre di felicità.
Mi sono messa a piangere, poco e di felicità, dopo aver recitato a memoria The Love Song of J. Alfred Prufrock, di Eliot.
 
LET us go then, you and I,
When the evening is spread out against the sky
Like a patient etherized upon a table;
Let us go, through certain half-deserted streets,
The muttering retreats        5
Of restless nights in one-night cheap hotels
And sawdust restaurants with oyster-shells:
Streets that follow like a tedious argument
Of insidious intent
To lead you to an overwhelming question….        10
Oh, do not ask, “What is it?”
Let us go and make our visit.
 
In the room the women come and go
Talking of Michelangelo.

Potrebbe avere un senso, forse, che il 28 giugno ospiti Prufrock e il marito.

COSA&QUANTO
  • mezzo cavolo nero
  • tre patate
  • due uova
  • una manciata di pancetta a cubetti
  • finocchietto selvatico
  • olio
  • sale
  • pepe
  • pangrattato
  • semi di sesamo
  • semi di papavero


COME
Fai bollire il cavolo nero avendo cura di pulirlo ben bene dalla parte più indigesta (il gambo!)
Scolalo.
Fai bollire tre patate.
Schiacciale. 
Aggiungi due uova, pancetta a cubetti, finocchietto selvatico.
Unisci il cavolo nero un po' tagliuzzato e amalgama il tutto. 
Olio sale e pepe.
Prepara la polpetta col pangrattato e poi ci metti sopra sesamo e papavero.
Disponi le polpette in teglia e versa ancora un filo di olio.
Informa nel forno ben caldo.
Cuoci per 30 minuti.


giovedì 16 giugno 2016

Falafel


Le rare volte che mi dedico all'arte culinaria mi sento piuttosto rilassata. Quando il marito abbandona la nave, o anche solo il timone, per una sera, un'occasione, una merenda ed io mi trovo a spadellare, infarinare (infarinare forse è un po' eccessivo), mi sento tranquilla, senza ansie da prestazione. Intendiamoci, non che io sia rilassata mentre cucino, quello no. Sono rilassata dopo, mentre propino all'ospite o al marito la pietanza. Mi sento di aver fatto un buon lavoro ma non temo d'esser criticata. 
Non ti piace? Fa niente. 
Ho sbagliato qualcosa? Amen.
Perché questo atteggiamento non mi accompagna anche in tutto il resto? Perché quando attendo il giudizio in qualsiasi altro campo della vita tremo e temo e se infine il risultato non è buono mi dispero?
Forse dovrei affrontare la vita così come affronto la cucina. Con la consapevolezza di non essere un granché e con la serenità di chi sa che gli altri non hanno grandi aspettative.
Forse il segreto è spandere la voce d'essere una frana in tutto, cosicché le persone non saranno mai deluse al mio cospetto. Tutt'altro! 
L'orizzonte delle aspettative è la chiave, sempre e comunque, in ogni ambito e non solo in quello estetico.

COSA&QUANTO
  • ceci secchi, a piacere
  • mezza cipolla
  • cumino
  • prezzemolo
  • sale
  • olio per friggere
COME
Importantissimo: i ceci debbono essere secchi! Non lasciarti ingannare dalla piacevole comodità del cecio già cotto. Se vuoi che il tuo falafel venga, e non dico venga bene, dico proprio venga in modo commestibile, devi per forza usare i ceci secchi.
Metti i ceci secchi in una ciotola piena d'acqua e lasciali a mollo per 24 ore.
Dopo un giorno e una notte, saluta i tuoi ceci e quindi frullali così come sono (prima scolali, mi raccomando).
Aggiungi una mezza cipolla tagliuzzata, cumino e prezzemolo (anch'esso tagliuzzato).
Crea un bel composto e mettilo a riposare e rassodare nel frigorifero per un'ora.
Con i falafel è tutta una questione di riposo.
Ora crea delle polpettine della forma che più ti aggrada e friggi nell'olio bollente.
Noi abbiamo accompagnato i falafel con una cremina semplice semplice fatta con Philadelphia, un goccio di latte, un filo d'olio e un pizzico di sale.

sabato 4 giugno 2016

Chicken Tikka masala

Io e il marito ci stiamo preparando allo Sri Lanka! Almeno, credo. Non sono sicura che in Sri Lanka si mangi il pollo tikka masala. Devo dir la verità: prima di partire per un viaggio amo studiare ogni aspetto del Paese che mi accingo a visitare, eccezion fatta per la cucina! Studio strade, itinerari, Storia, tradizioni, parole utili ai fini della comunicazione di base... e ignoro quasi del tutto l'aspetto culinario. Non che non mi interessi. Mi interessa eccome. 


Da provare, una volta in loco. E, preferibilmente, mi piace ignorare gli ingredienti della pietanza che sto per mettere sotto ai denti. 
In cucina, al di fuori dell'Italia, per me vige la regola: che cosa vuoi sapere, è meglio non sapere.

COSA
  • 350 grammi di petto di pollo a cubetti
Per la marinarura:

  • Yogurt bianco, un vasetto
  • Una tazzina di panna da cucina 
  • Una tazzina di latte
  • Un pezzo di zenzero tritato
  • Garam masala, un cucchiaio
  • Paprika, un cucchiaio
  • Cannella, un pizzico
  • Coriandolo, un pizzico 
  • Olio
  • Succo di un limone
  • Sale
  • Pepe nero
  • Uno spicchio di aglio a pezzi
Per la salsa:
  • Una cipolla 
  • Mezzo peperone
  • Garam masala, un pizzico
  • Cumino
  • Paprika 
  • Curcuma
  • Olio di oliva
  • Burro
  • Aglio
  • salsa di pomodoro
COME
Per prima cosa, prepara la marinatura per il pollo.
Unisci quindi: un vasetto di yogurt bianco, una tazzina di panna da cucina, una tazzina di latte, un pezzo di zenzero tritato, un cucchiaio di garam masala, paprika, cannella, coriandolo, olio, succo di un limone, sale, pepe nero, uno spicchio di aglio a pezzi.
Fai marinare il pollo nel frigorifero per almeno un'ora (come al solito, più tempo hai a disposizione meglio è).
Dopo aver marinato il pollo, devi cuocerlo nel forno ben caldo per pochi minuti.
Ora occupati della salsa.
Soffriggi cipolla e peperone con aglio, burro e olio.
Aggiungi: garam masala, cumino, paprika, curcuma, coriandolo tritato, zenzero tritato. 
Mescola.
Aggiungi la salsa di pomodoro e cuoci per 10 minuti mescolando.
Aggiungi la panna da cucina fino a raggiungere un bel colore arancione.


Aggiungi il pollo già cotto nel forno.
Mescola e cuoci per 5 minuti.
Accompagna il pollo con riso basmati e cheese naan!
La ricetta è un po' complicata ma regala grandi soddisfazioni.


martedì 17 maggio 2016

Il pane (integrale)





Il marito s'è fissato col pane
Effettivamente è bello fare il pane in casa. Anche se non si possiede un forno a legna, una pala (hai presente la pala per fare il pane?), anche se poi il pane bisogna congelarlo e scongelarlo. 
Fare il pane dà una certa soddisfazione. 
L'ha fatto una volta e adesso vuole farlo sempre, ogni sabato pomeriggio il marito fa il pane. E io me ne sto seduta in cucina, sulla sedia di legno che ci accompagna da Ginevra, e lo guardo. 
Il pane lo rilassa, lo ricongiunge a ciò che per lui è importante della cucina (nella vita): la condivisione. C'è qualcosa di simbolico, inutile dirlo, nel fare il pane in casa per poi offrirlo a chi si ama. Guardo il marito fare il pane e anche io mi sento tranquilla, come se tutto ciò che importa del mondo sia racchiuso nella mia cucina, con quella sedia e quel tavolinetto che ci accompagnano da Ginevra.

COSA&QUANTO
  • 100 g di farina di manitoba
  • 50 g di farina normale
  • 75 g di farina di farro
  • 100 g di farina di segale
  • sale
  • acqua tiepida, una tazza
  • un cubetto di lievito di birra

COME
Mescola con le mani i quattro tipi di farina.
Aggiungi sale abbondante.
Sciogli il cubetto di lievito di birra in una tazza di acqua tiepida.
Mescola bene.
Versa acqua e lievito nella farina.
Mescola.
Impasta.



Copri la pagnottella con un panno pulito e fai lievitare almeno per un'ora.
Passata l'ora, dacci nuovamente dentro e torna ad impastare.
Ancora?
Ancora. 
Accendi il forno a 200 gradi e scaldalo per più tempo possibile. Forno statico, non ventilato!
Inforna e cuoci

lunedì 2 maggio 2016

La crema di asparagi

Prima di conoscere il marito non me la cavavo molto bene con i chili e le misurazioni di liquidi, frutta e verdura. 
Non che adesso la faccenda sia migliorata. 
Se mi chiedi quante mele voglio, ti rispondo: cinque.
Non so quanti chili siano cinque mele. Forse nemmeno uno. 
O forse due. 
Non lo so.
Secondo me neanche il marito lo sa. Lui al mercato prende sempre un chilo, o due, di qualsiasi cosa. Secondo me esagera.
Una sera che lui era in palestra, mi sono azzardata a mettere su gli asparagi. Li avremmo cucinati normalmente, bolliti, e poi mangiati con un filo di olio e sale. 
Non so quanti fossero gli asparagi quella volta in termini di chili. In termini visivi mi sembravano tanti. Tantissimi. 
Era giovedì, la settimana stava finendo e noi ci eravamo detti che avremmo dovuto far fuori quello che c'era da far fuori. Dopo aver riflettuto mezzo secondo, ho messo su gli asparagi. Ho preso la pentola più grande e loro quasi non ci stavano. Sbucavano da tutte le parti e quasi non ci stava l'acqua. 
Il marito è arrivato e li ha visti: i due chili di asparagi che sgomitavano nella pentola più grande.
"Perché hai fatto due chili di asparagi?"
"E tu perché li hai comprati?"
Ormai era troppo tardi per togliere il chilo e mezzo di troppo, quindi abbiamo optato per aggiungere una pentola. I due chili di asparagi, divisi nelle due pentole, erano decisamente più a loro agio.
Noi abbiamo mangiato asparagi a pranzo e cena per tre giorni, soprattutto io.


COSA&QUANTO
  • 50 g di asparagi
  • una patata piccola
  • mezza cipolla
  • olio
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo
  • 100 ml di panna liquida da cucina

COME
Soffriggi la mezza cipolla nel wok.
Aggiungi gli asparagi e una piccola patata.
Un po' di acqua e cuoci per venti minuti.
Metti da parte qualche punta di asparago.
Aggiungi 100 ml di panna liquida da cucina.
Frulla col minipimer e rimetti il wok sul fuoco.
Sale e pepe.
Prezzemolo tritato.
Fai andare per qualche minuto e mescola.
Servi aggiungendo le punte di asparago a mo' di decorazione e un filo di olio crudo.
La crema di asparagi mi piace tantissimo.

giovedì 21 aprile 2016

Torta salata stramba con le barbe di frate

Sono sempre in cerca di nuove ricette per nuove torte salate, buone e veloci, da portare alle cene o per soddisfare me stessa . 
Come sai non sono io la cuoca di casa, eppure, udite udite, anche le non-cuoche devono mangiare o presentare cibarie in tavola all'occorrenza.
Le barbe di frate sono tra le mie verdure preferite. Le preparo senza prepararle, come solo io so fare. Metto su l'acqua, un po' di sale, sbatto le barbe in pentola e attendo che si cuociano. 
Le scolo, le dispongo alla bell'e meglio nel piatto. Olio, sale e - fondamentale - limone.
La torta che ti propongo oggi è decisamente meno sana... mica te la devi mangiare tutta!
Il marito ci ha messo 30 minuti, cottura compresa. Direi che è perfetta per quelle cene che capitano tra capo e collo e dove alla domanda: "Porto il vino?" ti rispondono: "Siamo pieni di vino. Fai una torta salata".


COSA&QUANTO
  • una confezione di aghetti
  • una confezione di pancetta
  • mezza cipolla
  • un uovo
  • una tazza scarsa di latte
  • sale
  • pepe
  • una confezione di pasta sfoglia integrale
COME
Disponi la sfoglia su di una teglia.
Sciacqua gli aghetti (alias barbe di frate) e taglia la parte finale, quella che assomiglia a una radice.
Disponi gli aghetti sulla pasta.
Aggiungi la pancetta.
Sbatti un uovo con una tazza scarsa di latte.
Versa l'uovo col latte.
Sale e pepe.
Inforna e cuoci per 20 minuti o più. A seconda di come la torta ti sembra nell'aspetto.


martedì 19 aprile 2016

Pan cake mon amour

Succede che ci si svegli e sia sabato e non ci sia niente da mangiare. 
A casa nostra succede. 
Niente brioches. 
Le brioches al sabato mattino sono necessarie affinché il sabato sia sabato e non un giorno qualsiasi. 
Dal lunedì al venerdì, il marito può anche non fare colazione, può starsene appeso al lavello della cucina, con una tazza di caffè tra le mani. Il sabato e la domenica, però, deve sedersi davanti a una tavola imbandita di felicità e leccornie. La colazione, per il marito, è importante solo il sabato e la domenica.


Succede che ci si dimentichi le brioches. E allora, a volte, succede che il marito si spinga fino in pasticceria, ancora in pigiama, e torni a casa carico di paste e frolle e dolcetti e sfogliatelle. Altre volte, e sono quelle che preferisco, succede che il marito si applichi, fin dalle prime luci del sabato mattina, nell'arte dei fornelli. 
Questi pancane mon amour che vi propongo adesso sono deliziosi e preparati letteralmente a casaccio. Il marito ha aperto la dispensa e ha scovato un paio di semini. Ha aperto il frigo e ha agguantato una mezza mela. Un po' di latte, un ovetto, una mezza bustina di lievito e via. Il gioco è fatto. (Io, piuttosto che mettermi ai fornelli appena sveglia, mi iscrivo a ingegneria. Così).

COSA&QUANTO
  • latte 100 g.
  • un uovo
  • mezza bustina di lievito
  • zucchero di canna 7 g.
  • un filo di olio
  • farina 60 g.
  • semi e semini (di quelli che si trovano in bustina al super)
  • mezza mela (anche meno)
  • una noce di burro

COME

In una bella ciotola versa la farina, il latte, rompi un uovo, aggiungi mezza bustina di lievito e lo zucchero di canna.
Mescola con la frusta.
Aggiungi un filo di olio.
Versa nella ciotola i semini misti.
Taglia e sbuccia una mezza mela (anche meno).
Sciogli una noce di burro in un padellino.
Con un mestolo versa una prima porzione di composto in padella.
Cuoci da entrambe le parti.
Che buoni i pancake!! Noi questa volta li abbiamo accompagnati col favo di miele, la grande e ultima passione del marito che cucina.

giovedì 14 aprile 2016

Lasagne ai friarielli




C'è questa sensazione che mi accompagna e diventa sempre più nitida man man che passano i giorni e gli anni: che mentre vivo qualcosa, qualcos'altro lo sto perdendo. 
Prima mi sentivo al centro. Adesso, sempre più spesso, mi sembra di vivere ai margini. 
Prima mi sembrava che tutto quello che doveva accadere stava accadendo proprio in quel momento e io ne ero la protagonista, la spettatrice, l'artefice. 
Adesso mi sembra che le cose accadano altrove o, perlomeno, che tutto accada contemporaneamente. 
Bisogna scegliere.
La scelta.
La scelta?
Scegliere dove si vuole essere, dove si vuole andare.
La scelta?
Una parte di me non crede nella scelta. Una parte di me crede che "scelta" sia una parola che l'uomo si sia inventato.
Un'illusione.
Se davvero esiste una scelta, essa partecipa e lotta con tutte le altre forze dell'Universo.
E allora credo che la soluzione sia quella di vigilare con occhi, mani e cuore. 
Sull'attenti come un cacciatore che per mangiare deve cacciare. 
Un pescatore, una sentinella. 
L'unico atteggiamento che posso pensare è quello di accogliere ciò che arriva - senza mai stare ferma sulla riva.

COSA&QUANTO
  • una confezione e mezza di lasagne fresche
  • parmigiano
per la besciamella:
  • un litro di latte
  • 100 g. di burro
  • 50 g. di farina
  • noce moscata
  • pizzico di sale
per il sugo di friarielli:
  • un bel mazzo di friarielli
  • uno scalogno
  • olio
  • sale
  • pepe

COME
Per prima cosa, occupati dei friarielli e sciacquali sotto l'acqua corrente.
Versa in una padella antiaderente un filo d'olio, unisci lo scalogno e fallo rosolare.
Aggiungi i friarielli e falli insaporire per qualche minuto, aggiusta di sale e pepe e continua la cottura per circa 20 minuti, mescolando di tanto in tanto.

Prepara la besciamella come solo tu sai fare: in un pentolino a fuoco basso unisci burro fuso e latte. Versa pian piano la farina e mescola in continuazione (dolcemente) con la frusta. Lascia bollire finché non si addensa. Spegni il fuoco e aggiungi la noce moscata grattugiata.
Stendi uno strato sottile di sfoglie di pasta sul fondo della pirofila.
Aggiungi uno strato di besciamella, poi una manciata di friarielli

Sale, pepe.
Ricomincia con uno strato di sfoglie di pasta, besciamella e friarielli.
Completa con uno strato di sfoglie di pasta, friarielli e infine besciamella.

Una spolverata abbondante di parmigiano.
Inforna la lasagna in forno preriscaldato a 200 gradi per circa 25 minuti.
Quando sarà cotta, sforna e fai intiepidire qualche minuto prima di servire.





lunedì 4 aprile 2016

La torta salata chic

A fatica sto iniziando a capire quanto sia difficile avere desideri autentici. Autentici nel senso di veri, corrispondenti a noi stessi, a ciò che davvero siamo. 
Con la testa è facile capire, lo so. Un po' meno facile è capire con... alcuni direbbero con la pancia
A me non piace dire con la pancia, preferisco dire con l'anima, che per me è fatta di carne, di ossa, di sangue e tutto il resto. 
Tu magari lo sai da sempre, io lo sto capendo solo adesso (e a fatica), che la maggior parte dei nostri desideri è desiderata per noi da altri. 
I nostri sono desideri modificati dalla storia, dalla cultura e dalla moda. Sono desideri che ci vengono passati dai nostri genitori insieme al latte e alle carezze. Sono desideri che appartengono alla nostra migliore amica, alla nostra peggiore amica, alla nostra insegnante del liceo per la quale ci eravamo presi una cotta. 
I desideri che desideriamo, la maggior parte delle volte, sono desideri giusti e rispettabili. Sono desideri che in un certo qual modo ci rassicurano. 
E invece, credo, i desideri sono tutto fuorché rassicuranti. I desideri autentici, credo, ci spiazzano. 
Un desiderio autentico si realizza a fatica. Con la nostra fatica, non con la fatica del cosmo. 
Perché i desideri autentici fanno paura, sono spiazzanti, ci costringono ad uscire fuori dal seminato (quello che altri hanno per noi seminato). 
Credo che l'aspetto più terrificante sia: e se poi il desiderio autentico si realizza? Chi o che cosa diventerò? Mi riconoscerò ancora guardandomi allo specchio? 
E se quando mi guarderò, per la prima volta mi vedrò?



COSA&QUANTO
  • un mazzo di asparagi
  • un rotolo di sfoglia integrale
  • due uova
  • una confezione di trancetti di salmone affumicato
  • latte, circa una tazza
  • sale
  • aneto, sei o sette ciuffetti
  • ricotta di capra, circa 200 g.
COME


Sbollenta gli asparagi in acqua salata.
Prepara la sfoglia in una teglia dai bordi alti.
Disponi gli asparagi a mo' di letto.
Aggiungi i transetti di salmone e la ricotta a fiocchi (quindi senza spalmarla).
Sbatti le due uova insieme al latte, aggiungi un pizzico di sale.
Decora la torta con i rametti di aneto. 
Versa il latte e le uova in teglia.
Inforna e cuoci per 30 minuti.
Questa è una torta di classe, buonissima e costosetta. 
Secondo me è ottima per far bella figura a cena con le amiche.