domenica 29 novembre 2015

Soufflé ai fiori


Sono due giorni che mio marito canta "la libertà non è star sopra un albero...". 
Ieri sera a un certo punto gli ho anche detto: "Adesso basta però".
Questa mattina, invece, gli chiedo di cantarla ancora, e la canto anche io con lui. Per moltissimi motivi e per nessuno in particolare.


La libertà

non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

Partecipazione è tra le mie parole preferite. Il contrario di partecipazione è disinteresse, distacco, indifferenza. 
L'indifferenza è la malattia che ci costringe a rimanere in superficie, che ci annebbia la vista impedendoci di capire le sfumature, che ci fa dimenticare di come la storia, pur ripetendosi, vive negli istanti. E gli istanti sono, per loro stessa natura, differenti gli uni dagli altri.

COSA&QUANTO
  • 20 g. burro
  • 30 g. farina
  • 100 ml. latte
  • 2 o 3 uova 
  • fiori di zucca a iosa
  • olio
  • sale
COME
Sciogli il burro nel padellino, aggiungi la farina e poi il latte. Mescola con la frusta e cuoci per otto minuti, poi spegni e fai riposare per cinque minuti. 
Non devono esserci grumi, il composto deve risultare come una crema liquida.
Monta a neve i 2 bianchi d'uovo. 
La neve deve essere soda, cioè se muovi la ciotola, la neve non si deve muovere!

Versa i tuorli nel composto (cioè burro, farina e latte) e mescola. 
Olia la teglia.
Lava i fiori e privali del gambo, uniscili quindi al composto e mescola. 
Sale.
Incorpora i bianchi mescolando dal basso verso l'alto così il soufflé cresce di volume. 
Eventualmente: ancora sale.
Versa il composto nella teglia e cuoci per 15/20 minuti a 160 gradi.
Per gli altri soufflé del marito guarda qui per quello al formaggio e qui per quello con gli asparagi.

venerdì 20 novembre 2015

Lasagne di topinambur (senza lasagne)


La parola passione non mi è mai piaciuta. 
Lo fa per passione.
E' appassionata. 
Quali sono le tue passioni?
Tutte. Ogni cosa che faccio io la faccio con e per passione, sennò qual è il senso di fare?, di essere al mondo?, di lavorare?
Sbarcare il lunario, per esempio.
Okay, però posso dire che non mi piace che da un lato ci sia il lavoro e dall'altra la passione? Posso? 
Faccio l'architetto ma sono appassionata di uncinetto. E allora perché non fai l'uncinetto?
Faccio la baby-sitter ma sono appassionata di immersioni. E allora immergiti!
Poi penso a mio marito: lui è appassionato di cucina. Cucinare è la sua passione. Si capisce dal fatto che lo fa anche quando è stanco, anche quando potrebbe non farlo. 
Ad esempio l'altra sera è tornato a casa alle 20.30, aveva alle spalle 6 ore di macchina, 2 incontri clienti, 1 conference-call, 38 email. Avrebbe potuto fare una pasta. Me l'aveva detto, ce l'eravamo detto "ci facciamo una pasta". 
Io torno sempre a casa alle 20.30 e il giovedì la stanchezza accumulata si fa sentire. Fosse per me, lo sai, aprirei una busta di insalata.
Arrivo a casa alle 20.40 e lui era ai fornelli: con la cravatta e le scarpe lucide. Stava inventando una ricetta. 
"La pasta al pomodoro mi fa tristezza" mi ha detto "la frase: ci facciamo una pasta è una frase triste".
Questo vuol dire essere appassionati. 
Che poi la vita lo abbia portato a svolgere altri tipi di routine, che non c'entrano niente con i topinambur, non vuol dire che la sua passione sia debole, relegata in un angolo. 
E non vuol dire nemmeno che il suo lavoro lo renda triste. Quando lavora, mio marito non credo pensi "non vedo l'ora di mettermi ai fornelli, davvero, non vedo l'ora". Quando lavora mio marito lavora. E non è triste.
Ma come!? 
Se sei appassionato! 
Perché non cospargi la tua vita di passione? Perché non cucini tutto il giorno, tutti i giorni?
Non lo so. Forse, nel trasformare una passione in lavoro si rischia di perdere un po' di magia, un po' di brivido. 
Come quando ci si innamora di una persona che non esiste, se poi quella persona inizia a esistere, è inevitabile che si perda un po' di magia. Se quella persona inizia a sbucare ogni mattina nel nostro letto, se ogni sera ci racconta le sue sventure, se per caso si mette a piangere o ci urla addosso tutto il suo dolore, è inevitabile che quella persona sia "meno da brivido", il brivido della passione a piccole dosi, che rimane passione solo perché presa a piccole dosi.
Io continuo a essere dell'altro partito: grandi dosi di passione, a costo di sacrificare il brivido.

COSA&QUANTO
  • Farina, una tazzina 
  • latte, una tazzina e mezza 
  • burro (poco!)
  • 6 topinambur
  • olio
  • sale
  • pepe
  • salsa di pomodoro

COME
In un pentolino: burro, farina e latte.
Accendi il fuoco e gira con la frusta fino a che non diventa besciamella
Spegni il fuoco dopo due minuti.
Pela i topinambur e tagliali per il lungo a fettine.
In una teglia: un filo d'olio e topinambur messi giù alla rinfusa.
Sale, sale. 
Pepe, pepe.
Assaggia la bescia e senti se è buona, se lo è versala nella teglia.
Ora versaci sopra la salsa di pomodori pachino; se è necessario, prima di versarla salala e poi versala.
Un filo di olio.
Informa e cuoci per 30 minuti.
Ricetta velocissima, economicissima e vegetariana. 
Perfetta per chi non vuole o non può mangiare la pasta.

martedì 17 novembre 2015

Ravioloni di zucca al ragù di verdure


Posso anche non dire come mi sento, come la penso. 
Posso non colorarmi la faccia, posso stare in silenzio. A pensare, a non pensare. 
Non ho un ruolo politico, istituzionale, nessuno si aspetta risposte da me, è inutile che mi sforzi a trovarne. 
E' che negli ultimi tempi ci siamo abituati a pensare di essere il centro. Ognuno di noi. Tanti piccoli - enormi - centri, infiniti. "Come ti senti?", questo ci chiede ogni giorno il nostro amico social blu. E noi ci crediamo: che a lui freghi qualcosa delle nostre opinioni. In questi giorni, poi, la sensazione di essere al centro del mondo è divampata. Ci sembra che i riflettori siano davvero sopra alle nostre teste, perché tutti abbiamo un amico o un parente che vive a Parigi. Perché tutti abbiamo una foto davanti alla Tour Eiffel. Ci sembra che la cosa ci riguardi davvero. 
La cosa ci riguarda davvero sempre o non ci riguarda mai. 
Non esiste un centro, ma una linea continua che procede a zig zag, che si ingarbuglia e si attorciglia, che per la maggior parte del tempo viaggia in solitaria, alle periferie del mondo, quelle che non sono illuminate mai e a cui nessuno mai chiede: "Come ti senti?".

COSA&QUANTO
  • due uova
  • olio
  • parmigiano reggiano grattugiato, due cucchiai
  • farina, 250 g (cioè una tazza)
  • acqua, qb
  • zucca, 150 g
  • un porro piccolo
  • un quarto di peperone giallo
  • un sedano
  • una carota
  • pan grattato
  • passata di pomodoro, quattro cucchiai

COME
Impasta la farina con l'uovo e  - se serve  - un filo d'acqua tiepida.
Stendi una sfoglia molto sottile col mattarello.
Taglia la zucca a pezzi (oppure comprala già tagliata) e mettila in forno per mezz'ora con un filo d'olio se vuoi.
Ora occupati del ragù di verdure
Taglia il porro a dadini e mettilo in padella. Fai lo stesso con un quarto di peperone giallo e con una carota
Tutto bello tagliato fine.
Anche il sedano: taglialo a tocchetti piccoli piccoli.
Un filo d'olio e soffriggi bene le verdure in padella.
Frulla la zucca con l'uovo e il parmigiano reggiano. Niente sale né olio. 
Pan grattato, .
Poni il composto di zucca a cucchiaiate sulla sfoglia, come fosse una scacchiera.
Taglia con la rotellina seghettata adeguati fazzoletti di pasta. Infagotta il raviolone. 
Chiudi e sigilla il raviolone con due gocce di acqua sui bordi.
In padella aggiungi quattro cucchiai di passata di pomodoro e fai andare un altro po' - giusto due minuti. Mescola e spegni il fuoco.
Sale!
Fai cuocere i ravioli in acqua bollente e salata, poi condisci col ragù di verdure.
Aggiungi un filo d'olio e servi. 


mercoledì 4 novembre 2015

La ricciola nella caverna


Io non piango mai, quasi mai.
Mi capita spesso durante i film. Mi capitava. 
Un tempo durante i film staccavo il cervello, ormai durante i film il mio cervello va a mille all'ora. Col cavolo che piango.
Meno piango meglio è - penso.
Lo so, lo so. Il mondo è pieno di gente che vive in pace con le sue lacrime e il suo dolore. Io no, io mi concedo il lusso di un pianto solamente se la causa del mio pianto è evidente a tutti. 
"Non poteva non piangere"
"No, non potevo"
Del resto è la società che ce lo chiede. Hai mai sentito dire: "Piangi, piangi, piangi che ti fa bene?". Sì, raramente però. Molto più spesso diciamo e ci sentiamo dire: "Non piangere, perché piangi, smettila di piangere".
Viviamo in una società dove il dolore e la debolezza vengono preferibilmente nascosti alla vista
Ed io sono d'accordo. 
Davvero!
In parte.
Credo che l'andare in giro afflitti in una mare di lacrime non sia sano, e allora sì che la domanda "perché piangi" ha senso. L'esibizione patetica non è mai elegante e dal mio punto l'eleganza è un obiettivo che ognuno di noi dovrebbe porsi.
Ma - c'è un ma - attenzione a non confondere la mancanza di stile con la gioia ostentata ad ogni ora del giorno e della notte. 
Ecco, questo non lo tollero: che i nostri padri e i nostri politici, i nostri uomini e le nostre amiche, le nostre compagne e le nostre madri pretendano da noi la felicità costante. 
Che non si tollerino i momenti bui, i momenti medi, i momenti non so, io non lo tollero.
Del resto, credo sarebbe auspicabile per noi il sapersi confrontare prima di tutto con noi stessi. Noi e le nostre emozioni, nella nostra caverna. Prima di uscire e andare a sbandierarle agli altri. 
E' vero che non possiamo vivere rinchiusi, è vero che gli altri solitamente fungono da acceleratore nei confronti delle nostre lacrime o dei nostri sorrisi, è anche vero - però - che meglio impareremo a conoscere noi stessi, più distesi saranno i rapporti col resto del mondo.

COSA&QUANTO
  • olio
  • un sedano
  • una carota
  • un filetto di ricciola
  • sale
  • prezzemolo
  • un rotolo di pasta brisé
  • una ricottina da 50 g.
  • menta quanto basta

COME
In padella cuoci sedano e carota tagliati a rondelle o a cubetti, condendo il tutto con un filo di olio e sale. 
Taglia la pasta brisé in due metà; taglia a metà anche il filetto di ricciola usando il tuo amico coltello di ceramica.
Su ogni mezza pasta disponi il mezzo filetto, più il condimento di sedano e carota.
Prezzemolo tritato.
Sale, se serve.
Inforna per mezz'ora.
Condisci con la cremina a base di ricotta e menta.