domenica 25 ottobre 2015

Tortini verdi senza pasta






Rispondere alle domande, questo è il lavoro più difficile del mondo. 
Pensavo che anche farle non fosse il massimo. Poi ho cambiato idea. 
Durante tutto il percorso scolastico non ho mai formulato una domanda, neanche per sbaglio, a nessuno. Ho iniziato dopo e non ho più smesso. In diversi campi, tutti i miei campi, io formulo domande a cui non saprei rispondere. Questo è il punto. 
Ammiro chi invece possiede le risposte. Lo ammiro ma ne sono anche vagamente intimorita. 
Come fai ad avere le risposte? Così, a bruciapelo. 
Cosa fai nella vita? 
Ti formuli domande a raffica e a raffica ti alleni a rispondere?
Che poi anche io rispondo, quando mi domandano. Ma non sono mai soddisfatta. Vorrei tornare indietro, sempre. 
Scusi, me la può ripetere? Me la può rifare? La domanda dico. Avrei un'altra risposta. 
Un'altra risposta della quale poi non sarò soddisfatta, già lo so.
Quelli che rispondono, secondo te, sono soddisfatti della risposta o anche loro come me vivono nell'ansia di non aver dato il massimo?
Se fossi una star o una scienziata, una politica o una concorrente di quiz vivrei male. Malissimo. Nell'angoscia.
Per fortuna sono altro. 
Chi sono?

COSA&QUANTO
  • 30 g. di fagiolini
  • 3 rametti di basilico
  • un uovo
  • una tazzina da caffè di latte
  • un cucchiaino di burro
  • stampi in alluminio
  • olio
  • sale
  • aceto balsamico
  • grana o pecorino


COME

I tortini verdi senza pasta hanno immediatamente scalato la classifica dei miei piatti preferiti. Ne vorrei uno adesso. Dov'è il mio tortino??
Fai bollire i fagiolini in acqua salata. 
Scolali e frullali insieme a tre rametti di basilico (le foglie!!). 
Aggiungi un uovo, il latte e e un cucchiaino di burro.
Imburra gli stampi e versaci dentro la cremina verde
Versa dell'acqua in una teglia dai bordi alti e metti nella teglia i due stampi (se ne vuoi di più  aumenta le dosi).
Inforna a 250 gradi e cuoci per 15 minuti.
Condisci con una grattugiata di pecorino o grana, un filo d'olio e una goccia di aceto balsamico.

sabato 24 ottobre 2015

Tramezzini di pesce spada



- Mio marito era in Arabia, adesso è in India e domani sarà in Cina.
- E tu come stai?
(Pausa)
- Sto che poco fa ero insieme a lui in una foresta popolata da pipistrelli della frutta, e non avevo ancora fatto colazione.
Per colazione non c'erano le solite bioches del sabato perché lui è in India e io mi sono dimenticata di comprarle. 
Anzi, non dimenticata. 
Ieri sera, al supermercato, alle otto e mezza di sera dopo una giornata infinita, mi sono detta: le compro o non le compro? 
Non le ho comprate. E stamattina me ne sono pentita. 
Lui me le avrebbe fatte comprare. 
- Ti manca?
- Mi manca. L'assenza provoca mancanza, è così. Siamo esseri abitudinari. Non mi piace dire che mi manca. 
Mi manca ma soprattutto mi emoziona. 
Il fatto che sia lontano mi accende.
Dopo la foresta di pipistrelli sono salita con lui sul taxi e abbiamo sentito nel traffico un barrito. Ho sofferto con lui dell'aria condizionata troppo fredda, con lui mi sono presa il mal di gola, mi sono espressa a gesti e ho goduto di una cena vegan sul terrazzo dell'hotel.
Io sono una da realtà virtuale. Non per niente leggo, non per niente i videogiochi esercitano su di me un fascino non trascurabile, non per niente più che viaggiare amo la preparazione del viaggio.
(Anche il viaggio, ovviamente. Hai capito, no? Leopardi).
Il vero problema adesso è questo: che per due settimane posterò ricette del marito senza goderne. Nessun tramezzino di spada per me!, nessun tortino, nessun polpettino. 
Zuppe pronte da scaldare e tonno in scatola. Olè!

COSA&QUANTO
  • Capperi 
  • olive nere denocciolate 
  • pomodorini 
  • basilico 
  • filetto di pesce spada
  • sale
  • olio
COME
Taglia capperi, olive, pomodorini e basilico molto finemente con il coltello di ceramica. 

Taglia a metà anche il filetto di pesce spada, anch'esso con l'imprescindibile coltello di ceramica.
Spolvera il filetto con sale e farciscilo con una manciata del preparato fatto di pomodorini e company. 
Piega quindi a metà il filetto, a mo' di tramezzino.
Un filo d'olio 
Inforna per poco, una decina di minuti circa.
Grattata di limone e via!

sabato 10 ottobre 2015

Pulpo a la gallega (+Antigone)

Aveva sepolto Antigone, ecco quello che penso.
Antigone aveva seppellito Eteocle e Polinice, lei aveva seppellito Antigone - giù, in fondo, in una parte nascosta, buia, deserta.
Eppure lei è Antigone, come fa a non capire?
Cos'è successo?
Non è facile convivere con una che non sente ragioni e che segue solo la legge del cuore, infischiandosene di tutto il resto. 
Antigone ti mette in contrasto con gli altri, accende i conflitti. 
Ed i conflitti, man mano che si cresce, sono sempre più faticosi. 
Le energie, man mano che si cresce, sono sempre di meno, sempre più preziose, non si ha più voglia di spenderne tante così inutilmente. Inutilmente?
Non so. Questo è Creonte che parla. 
Inutile morire per seguire gli dei, in nome di una legge non scritta che si fatica a spiegare e si stenta a capire. 
Non sarebbe molto meglio agire in modo logico? In modo razionale? Usa la testa, Antigone!
Così è stato: crescendo, per non morire, lei ha deciso di seguire Creonte, di essere Ismene, ed ha seppellito Antigone in fondo ad una grotta.
Ripescare Antigone, svegliarla dal sonno, ricordarsi di lei, che esiste ed è così importante: questo è successo, grazie ad un'altra feroce eroina. E questo fa sentire così prossimi alla morte eppure anche così incredibilmente leggeri.

ANTIGONE   Non era certo stato Zeus a proclamarle,
né Dike che abita con gli dei di sottoterra.
Non furono loro a stabilire queste leggi per gli umani.
E non pensavo che i tuoi bandi avessero tanta forza da consentire a chi è mortale
di trascurare le leggi non scritte, ma salde, degli dei,
che non sono nate oggi, non ieri, ma vivono dall'eternità
e nessuno sa quando si rivelarono.
E io non dovevo essere condannata dal tribunale degli dei
per essermi lasciata intimidire dalla tracotanza di un umano.

Che cosa c'entra Antigone con il polpo alla galiziana?
Niente. Come al solito.


COSA&QUANTO 
  • mezzo polpo
  • mezza cipolla
  • due patate
  • olio
  • sale
  • prezzemolo
  • peperoncino in polvere

COME
Io e il marito ci siamo lanciati nel mondo delle tapas.
Cuoci il mezzo polpo in acqua salata per cinquanta minuti con mezza cipolla. 
Taglia due patate a rondelle piuttosto fini senza sbucciarle.
Metti le patate in pentola, sì la stessa del polpo. 
Cuoci per cinque minuti - i cinque finali - poi scola. 
Disponi le patate su di un vassoio o piatto e su ogni patata metti una fettina di polipo. 
Condisci ogni tapa con un trito di prezzemolo, olio, sale e peperoncino piccantello.

sabato 3 ottobre 2015

Le polpette di Mary Poppins


Mary Poppins è una donna difficile. 
Difficile essere lei e difficile averla accanto. 
Quando ero piccola, la bambinaia con l'ombrello pappagallo mi affascinava e spaventava allo stesso tempo. Fondamentalmente non la capivo, a tratti mi chiedevo: "Perché piace a tutti se è così stronza?". Piaceva al super sexy Bert, piaceva a Jane e Michael, al signor Banks, alla signora Winifred (che io fino a ieri ho chiamato Millifred). 
Piaceva anche a me, quasi contro la mia volontà.
Mi piace tutt'ora, anche se non la vorrei come amica. Come si fa a volere Mary Poppins come amica? O come fidanzata? Impossibile. Infatti lei alla fine del film se ne va con l'ombrello pappagallo e a Bert sta bene così, lui sospira e sorride.
Di Mary Poppins è pieno il mondo: sono persone estreme, con idee chiarissime su tutto e tutti. Non hanno bisogno di niente - in apparenza -  risolvono i casini degli altri, sono eroine che dedicano la vita ad un unico scopo: compiacere, piacere, brillare, occupare le prime pagine di tutti i cuori, riscuotere successi, applausi e consensi. 
Non lo ammetteranno mai. Mai. Eppure quelle come Mary Poppins esistono solo in funzione degli altri. Chiamale bambinaie, chiamale crocerossine, loro sono perfette perché il mondo ha bisogno di perfezione, riempiono i buchi, aderiscono ai modelli, sono come la sabbia che si adatta perfettamente alla formina, sono il  pezzo mancante del puzzle di un altro. Respirano complimenti, mangiano consensi, stanno in piedi solo quando l'immagine che hanno di se stesse ("praticamente perfette sotto ogni aspetto") viene confermata dal mondo esterno, altrimenti vanno in pezzi. Appena sentono che il fascio di luce che le illumina si sposta anche solo di un centimetro si agitano. 
Vivono lontanissime da tutti ed è impossibile tirarle giù con i piedi a terra, hanno intrapreso una missione in solitaria e sole viaggeranno, aggrappate al loro ombrello pappagallo, seducenti e detestabili, con quel loro sorriso perfetto che nascone una miriade di segreti e brutture, visibili a pochi e molto di rado.
"Con un poco di zucchero la pillola va giù" questo è uno dei tanti preziosi consigli di Mary. Consiglio che quando avevo sei anni non capivo, canticchiavo, ma non capivo. Adesso, invece, mi appare lapalissiano. E disarmante. 
Con un poco di zucchero la pillola va giù. 
Queste polpettine (che non contengono zucchero) sono dedicate a tutte le donne Mary.

COSA&QUANTO 
  • due zucchine
  • tre caprini piccoli
  • tre rametti di menta
  • pan grattato
  • un uovo
  • olio 
  • sale
  • scalogno

COME
Fai scaldare uno scalogno in padella con l'olio.
Aggiungi le zucchine tagliate a casaccio.
Passati 5 minuti, togli le zucchine dal fuoco e versale in una ciotola.
Aggiungi i caprini, l'uovo e il trito di menta.
Vai col pan grattato. 
Tanto. 
Di più. 
Ancora.
Il tuo composto deve diventare sodo.
Sale e pepe. 
Fai la polpettina con le mani e mettila su una teglia oliata.
Avanti così fino a quando non finirai tutto il composto.
Inforna e cuoci per massimo 15 minuti (le polpette non devono essere secche!).