giovedì 6 agosto 2015

Patlejian salatasoi (dei bambini coraggiosi)


Non so che cosa dirti, davvero.
La situazione inizia ad avere del paradossale. Anche se in realtà no. Non è un paradosso che a luglio e agosto io abbia mangiato e scritto solo di melanzane. Anzi, è abbastanza sensato. 
Paradossale sarebbe stato se avessi mangiato e scritto solo di melanzane a gennaio.
Siamo ad agosto e tutto va bene.

La ricetta di oggi, attenzione-attenzione, non è del marito che cucina. 
Sta cercando di impossessarsene, ma non ci è ancora riuscito (mia grossa risata diabolica).
La patlejian salatasoi è della mia nonna, una delle due, quella che ha vissuto in Turchia per dieci anni.
Questa salsina di melanzane, ottima come antipasto fresco e sano, io l'ho sempre sentita chiamare così: patlejian salatasoi, dove la o viene pronunciata stretta, come se avesse la dieresi. Se vuoi puoi anche abbreviare e dire solo: patlejian. Noi ti capiremo lo stesso.

Mio padre e mio marito hanno in comune il fatto di aver trascorso un'infanzia altrove
L'infanzia altrove, nel caso del marito, è un'infanzia che si sposta di città in città, di scuola in scuola, senza mai capire davvero quale sia la casa, con la paura di affezionarsi troppo, con le orecchie tese nel terrore di sentire nomi sconosciuti di nuove destinazioni. 
Nel caso di mio padre l'infanzia altrove è l'infanzia passata in un'altra terra. Dove si parla un'altra lingua e la pelle è un po' più scura, dove gli uomini hanno i baffi e le donne - alcune - portano il velo; dove due volte all'anno si può tornare a casa (e allora quella nell'altra terra? Non è casa anche quella?) e si possono abbracciare i nonni, le zie e i cuginetti. Per quindici giorni, un mese. Poi si ritorna. 
Sia mio padre che mio marito quando raccontano la loro infanzia altrove hanno una lucina negli occhi, la lucina dei bambini che sono stati coraggiosi.

COSA&QUANTO
  • 2 melanzane tonde e lilla
  • acqua
  • farina, 4 cucchiai abbondanti
  • un limone
  • sale
  • olio, a iosa
  • prezzemolo


COME
Metti le melanzane in forno e abbandonale per 40 minuti.
Questo procedimento serve a levare poi la buccia.
Passati i 40 minuti le melanzane sono pronte per essere sbucciate.
Sbucciale.
Prepara una terrina con acqua tiepida, farina, un limone tagliato a metà e sale.
Metti le melanzane nella terrina e dimenticatene.
Fai altro. Leggi, scrivi, stira, fai un origami. Adoro gli origami ma sono abbastanza impedita. No: pigra, non impedita.
Le melanzane devono stare a bagno un'ora o due - questo procedimento serve a levare l'amaro - ma se tu sei una persona disorganizzata e frettolosa hai comunque tutta la mia stima.
Strizza le melanzane.
Strizza, strizza, strizza.
Metti le melanzane in una ciotola e frulla col minipimer.
Aggiungi olio e sale.
Olio in abbondanza. L'olio è parte integrante della patlejian che, ti faccio notare, si vanta d'essere vegetariana e vegana.
Tritaci dentro il prezzemolo.
Frulla, frulla.
Frulla.
Devi un po' regolarti. Il senso della patlejian è che diventi una crema spalmabile - tipo - su di un crostino o un pezzo di pane.
E' una salsa che non deve essere né troppo liquida né troppo densa.
Ottima anche come salsa di accompagnamento.
Adesso forse dirò una bestialità, ma credo che in Turchia si possa accompagnare ai kofte (le polpettine a forma di disco).
Io se fossi turca lo farei.

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