giovedì 13 agosto 2015

Cavatelli salmone zucchine e


Anche l'occhio vuole la sua parte.
L'abito fa (o non fa?) il monaco.
Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace.

E così via. 
Quel che è certo è che l'estetica c'entra con l'epoca e quindi con il contesto.
Fin qui tutto chiaro, non c'è nulla da spiegare. E nulla da scrivere, dico io. Nulla da condividere, niente per cui accaldarsi, scandalizzarsi, inveire. Invece, sarà che siamo quasi a ferragosto, sono giorni che sui social imperversa l'affaire Scanzi, ovverosia la questione che riguarda gli incriminati sandali. Quei sandali (Birkenstock, havaianas e compagni) calzati da piedi che "spanciano", che si spatasciano fuori dai confini del sandalo.
Fine osservatore lo Scanzi. Me lo immagino che si aggira per metropolitane e centri commerciali, taccuino alla mano, mentre prende nota dei piedi sì e dei piedi no, scuotendo vivamente la testa davanti ai piedi no, quelli che spanciano, quelli con i talloni screpolati e lo smalto smangiucchiato.
La questione, sarà che siamo quasi a ferragosto, appassiona. 
Ci sentiamo tutte (tutti) chiamati in causa. Chi non ha un paio di Birkenstock? Chi non nutre perplessità nei confronti dell'estetica dei propri piedi (e nei confronti del proprio tutto)?
Mi piace la passione che mostriamo nei confronti di sandali e leoni, adoro la sicumera che ostentiamo nei confronti di tutto il resto. 
Non so se a questo punto devo dire che la frase è ironica, come ha fatto Scanzi nel suo cliccatissimo pezzo (Attenzione, femministe, sono ironico. Non prendetevela troppo).
Non so se a questo punto devo dire che quando l'ho visto dalla Gruber in giacca di pelle ho pensato "dai, non sei mica James Dean".
Questo è il punto: il punto di vista che abbiamo sul mondo, sugli altri. Il nostro punto di vista coincide spesso col nostro giudizio, con le nostre convinzioni, credenze, regole, insieme di esperienze dalle quali siamo passati più o meno indenni, educazione.
Anche chi oggi si scandalizza davanti al già citato articolo possiede un punto di vista.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Lo facciamo, l'abbiamo fatto tutti e tutte: giudicare, soppesare, valutare e comparare l'abbigliamento e quindi l'estetica di chi abbiamo di fronte, accanto, di chi amiamo o di chi incontriamo al supermercato. Femministe, maschiliste, gender, leoni, gattini pucciosi, tutti abbiamo criticato in modo silente o meno l'altrui abbigliamento. Non dirmi che davanti a una ultra sessantenne in hot pants e zeppe panterate non hai pensato "ma come ti vesti?", l'hai pensato. Sennò la tv non ne avrebbe fatto un format.
Si può pensare, si può anche dire: "ma come ti vesti?". Si può anche rispondere: "mi vesto come voglio".
Allora cos'è che non perdoniamo a Scanzi? Forse quello che lui non perdona a noi, indossatrici urbane di sandali: l'essere fuori contesto. 
Il Fatto Quotidiano non dovrebbe occuparsi di sandali, nonostante ci si avvicini pericolosamente a ferragosto.
Io è questo che non gli perdono.
Esistono altri giornali, altri giornalisti che sono pagati per occuparsi di piedi che spanciano.
Detto questo, liberi tutti. 
Liberi tutti, sapendo che nessuno è libero davvero. Esistono confini, taccuini, dita puntate e commenti su Facebook, esistono lavori che ci siamo scelti e sandali che abbiamo deciso di comprarci. A nostro rischio e pericolo.

Il marito era presente mentre acquistavo i sandali germanici. Era presente e disapprovava. Il marito è contrario a qualsiasi tipo di infradito, sandalo, o ciabattina. Per lui esiste solo il mocassino. Mocassino, espadrillas (a voler proprio esagerare) o piedi nudi. Disapprovava in modo molto poco silente: "non mi piacciono". 
Il commesso amante di sandali germanici è trasecolato, io ho sorriso ed ho pagato.
Morta lì. Non è che adesso il marito quando mi guarda i piedi scuote la testa afflitto. Ha di meglio a cui pensare. Mi chiedo come invece un giornalista del Fatto no. E mi rispondo che in fondo ha ragione lui, il giornalista: siamo più interessati ai nostri piedi che a tutto il resto.

Io sono anche interessata a questi cavatelli salmone zucchine e

COSA&QUANTO
  • scalogno per il soffritto
  • olio
  • sale
  • vino bianco
  • pinoli, due cucchiaini
  • un trancio di salmone, 100 grammi
  • mezza zucchina verde ligure (trombetta)
  • semi di papavero
  • spinacino, una manciata
  • cavatelli

COME
Prepara un trito di scalogno.
Soffritto.
Aggiungi in padella una manciatina di pinoli e lascia che si tostino.
Trancio di salmone
Sfuma col vino bianco.
Taglia la zucchina alla julienne e mettila in padella.
Cuoci 5 minuti, facendo in modo che il salmone si sfaldi.
A fuoco spento aggiungi i semi di papavero e un po' di spinacino fresco.
Cuoci i cavatelli e termina la cottura in padella.
Questa pasta è nata dall'esigenza di svuotare il frigo e di sfamare fratelli e fidanzato di sorella. Esigenza soddisfatta!



giovedì 6 agosto 2015

Patlejian salatasoi (dei bambini coraggiosi)


Non so che cosa dirti, davvero.
La situazione inizia ad avere del paradossale. Anche se in realtà no. Non è un paradosso che a luglio e agosto io abbia mangiato e scritto solo di melanzane. Anzi, è abbastanza sensato. 
Paradossale sarebbe stato se avessi mangiato e scritto solo di melanzane a gennaio.
Siamo ad agosto e tutto va bene.

La ricetta di oggi, attenzione-attenzione, non è del marito che cucina. 
Sta cercando di impossessarsene, ma non ci è ancora riuscito (mia grossa risata diabolica).
La patlejian salatasoi è della mia nonna, una delle due, quella che ha vissuto in Turchia per dieci anni.
Questa salsina di melanzane, ottima come antipasto fresco e sano, io l'ho sempre sentita chiamare così: patlejian salatasoi, dove la o viene pronunciata stretta, come se avesse la dieresi. Se vuoi puoi anche abbreviare e dire solo: patlejian. Noi ti capiremo lo stesso.

Mio padre e mio marito hanno in comune il fatto di aver trascorso un'infanzia altrove
L'infanzia altrove, nel caso del marito, è un'infanzia che si sposta di città in città, di scuola in scuola, senza mai capire davvero quale sia la casa, con la paura di affezionarsi troppo, con le orecchie tese nel terrore di sentire nomi sconosciuti di nuove destinazioni. 
Nel caso di mio padre l'infanzia altrove è l'infanzia passata in un'altra terra. Dove si parla un'altra lingua e la pelle è un po' più scura, dove gli uomini hanno i baffi e le donne - alcune - portano il velo; dove due volte all'anno si può tornare a casa (e allora quella nell'altra terra? Non è casa anche quella?) e si possono abbracciare i nonni, le zie e i cuginetti. Per quindici giorni, un mese. Poi si ritorna. 
Sia mio padre che mio marito quando raccontano la loro infanzia altrove hanno una lucina negli occhi, la lucina dei bambini che sono stati coraggiosi.

COSA&QUANTO
  • 2 melanzane tonde e lilla
  • acqua
  • farina, 4 cucchiai abbondanti
  • un limone
  • sale
  • olio, a iosa
  • prezzemolo


COME
Metti le melanzane in forno e abbandonale per 40 minuti.
Questo procedimento serve a levare poi la buccia.
Passati i 40 minuti le melanzane sono pronte per essere sbucciate.
Sbucciale.
Prepara una terrina con acqua tiepida, farina, un limone tagliato a metà e sale.
Metti le melanzane nella terrina e dimenticatene.
Fai altro. Leggi, scrivi, stira, fai un origami. Adoro gli origami ma sono abbastanza impedita. No: pigra, non impedita.
Le melanzane devono stare a bagno un'ora o due - questo procedimento serve a levare l'amaro - ma se tu sei una persona disorganizzata e frettolosa hai comunque tutta la mia stima.
Strizza le melanzane.
Strizza, strizza, strizza.
Metti le melanzane in una ciotola e frulla col minipimer.
Aggiungi olio e sale.
Olio in abbondanza. L'olio è parte integrante della patlejian che, ti faccio notare, si vanta d'essere vegetariana e vegana.
Tritaci dentro il prezzemolo.
Frulla, frulla.
Frulla.
Devi un po' regolarti. Il senso della patlejian è che diventi una crema spalmabile - tipo - su di un crostino o un pezzo di pane.
E' una salsa che non deve essere né troppo liquida né troppo densa.
Ottima anche come salsa di accompagnamento.
Adesso forse dirò una bestialità, ma credo che in Turchia si possa accompagnare ai kofte (le polpettine a forma di disco).
Io se fossi turca lo farei.

martedì 4 agosto 2015

IT Blogger?

Questo non è un blog di cucina.
Ci siamo io e mio marito. Ci sono le nostre vite, le nostre storie e la cucina di casa.
Io sono Valentina, ho 28 anni, e nella vita scrivo e parlo al microfono. Parlo ma non canto. Non canto perché sono stonata. Non cucino perché in casa con me c'è qualcuno che ai fornelli se la cava meglio. 
Il marito ha 30 anni, quasi 31, e preferisce che la sua vera identità rimanga segreta. Cucina perché a un certo punto della giornata si deve mangiare, cucina da quando ha 18 anni e sembra che gli piaccia. Però non è uno chef, non è nemmeno uno di quelli che nei tempi morti cucina per rilassarsi. 

"Io non ho tempi morti" dice il marito.
"Anche oggi hai salvato il mondo, amore?".

Il marito non possiede gli strumenti adatti, non segue le ricette di altri, non ricorda dosi e tempistiche, professa l'anarchia, il relativismo e la fantasia.
Il blog apre le porte di casa nostra, fa accomodare a tavola chi legge e, proprio come durante una cena tra amici, si parla di viaggi e ristoranti; relazioni, amanti e parenti; incontri, abbandoni e sfuriate; donne, nonne, zie, amiche, sorelle; stereotipi, femminismo, femminilità, mascolinità, conformismo, attitudini, sofferenze, risvegli... e mentre si chiacchiera, si sorseggia un bicchiere di vino, si assaggia una fetta di torta salata, si gusta uno sformato vegetariano e ci si domanda quale ingrediente abbia usato il marito per rendere il risotto così cremoso. 

Grazia mi piace tutta, ma gli articoli che leggo con più attenzione li trovo qui www.grazia.it/stile-di-vita

Polpette alle melanzane melense


La scarsissima capacità di immedesimazione è il problema che sta alla base di molte relazioni di coppia e tra amici. 
Siamo poco inclini a metterci nei panni dell'altro e ci arrocchiamo dentro i nostri confini, convinti che NOI siamo quelli che soffrono di più, NOI siamo quelli che hanno bisogno di più attenzioni, NOI siamo quelli con più problemi e ansie e paure, NOI siamo le vittime, NOI siamo i fragili, gli afflitti, i tormentati, NOI siamo quelli che "non sai il periodo che sto passando, non sai e non te lo posso dire, soffro troppo, sto male, non sai quanto sto male".
E gli ALTRI, e l'ALTRO? L'altro no, non lo sappiamo, non ci poniamo nemmeno il problema, presi come siamo dal vortice della nostra autocommiserazione
Presi dal nostro vortice innalziamo barriere che siamo certi l'altro prima o poi scalerà, per venirci a salvare dal nostro dolore, per uccidere il drago, rompere l'incantesimo, prenderci in braccio, condurci all'altare. All'altare o in un negozio qualsiasi, o al parco, o a fare un aperitivo.
Non va sempre così, l'altro non è sempre disposto a scalare il nostro muro. E quando non va così, pensiamo: non mi ama abbastanza, non mi vuole più bene, non capisce il momento che sto passando. Più gli anni passano e più la voglia di uccidere draghi diminuisce. Ognuno ha il suo drago da uccidere, perché sprecare tempo ed energie per uccidere anche quelli di un'amica o di un fidanzato? 
Il punto è anche questo: io non lo so come uccidere il tuo drago, sei solo tu che sai come fare. 
Una volta che hai fatto, chiamami per favore. Verrei molto volentieri con te all'altare o al parco o a fare un aperitivo.

Se facciamo un aperitivo posso portare le polpette melense del marito.

COSA&QUANTO
  • uno scalogno
  • 2 melanzane tonde e lilla
  • cumino
  • pepe
  • paprika
  • olio
  • sale
  • 2 uova
  • passata di pomodoro
  • menta, una manciata abbondante
  • pan grattato

COME
In padella prepara un soffritto di scalogno.
Taglia le melanzane a fette e mettile in padella.
Aggiungi 2 cucchiai di passata di pomodoro, poi: cumino, pepe, paprika e sale.
Cuoci per 15 minuti.
Frulla col minipimer.
Aggiungi 2 uova e una manciata abbondante di menta.
Mescola col cucchiaio.
Aggiungi un filo di olio, ma non troppo perché il composto è già abbastanza liquido.
Infatti per aumentare la consistenza ti conviene aggiungere un po' di pan grattato.
Forma delle polpettine con le mani e impanale nel pan grattato.
Disponi le polpettine sulla teglia.
Un filo di olio.
Inforna nel forno già caldo (cosa molto importante) e cuoci per 20 minuti circa.