giovedì 30 luglio 2015

La torta verde del pupino


Sì, pupino è il nomignolo - imbarazzante - col quale chiamo il marito da anni.
Ne aveva 20, forse, la prima volta che gli ho detto: "pupino".
Se gli piace essere chiamato così? Non lo so.
So che la maggior parte delle volte che gli chiedo: "Come si chiama questa ricetta?" lui risponde: pasta del pupino, pizza del pupino, vellutata del pupino...
Poco ego riferito il pupino.
Questa volta ho ceduto: e torta del pupino sia.
La torta salata in questione sarebbe la classica torta verde ligure, rivisitata - appunto - dal pupino.
La rivisitazione consiste principalmente nella mancanza dell'aglio.
Strano, vero?
Per questa ricetta, ti giuro, è stato categorico. 
Niente aglio.
Ci mette la cipolla.

COSA&QUANTO
  • bietoline comprate alla Coop, 400 grammi
  • una zucchina verde e ligure
  • due uova
  • una ricottina di capra, 300 grammi
  • prezzemolo
  • tre cipollotti
  • olio
  • sale
  • pepe
per la pasta:
  • acqua, a piacimento
  • farina, a piacimento
  • sale

COME
La cosa fondamentale è impastare. 
La torta verde va impasta.
Con le mani, come se fosse una pizza. 
La pasta la prepari al momento, con acqua, farina e un pizzico di sale.
Niente lievito!
Stendi la pasta col mattarello.
Taglia e sminuzza in una ciotola 200 grammi di bietole.
Aggiungi una zucchina verde ligure tagliata a rondelle. 
Due uova crude. 
Una ricottina di capra. 
Prezzemolo tritato. 
Tre cipollotti tritati. 
Sale, pepe, olio. 
Mescola col cucchiaio, quindi passa al nostro attrezzo preferito: le mani.
Non avere paura, tu impasta
Come se tu giocassi col dolce forno. 
Ce l'avevi il dolce forno da piccolo?
Io sì. Il marito no.
Un maschio che gioca col dolce forno? Giammai! Poi ci diventa gender.
Adagia la pasta sulla teglia facendo in modo che i bordi fuoriescano.
Versa il composto nella teglia e aggiungi altri 200 grammi di bietole, sopra, a mo' di coperchio. Le bietole a mo' di coperchio devono essere anch'esse lavate e sminuzzate, ma meno finemente di quelle che hai messo nel composto.
Olio e sale, perché sennò le bietole del cappello rimangono insipide. 
Chiudi la torta con la pasta che avanza ai lati in eccedenza.
Inforna.
Nel forno a legna della casa del mare la torta verde del pupino sprigiona tutta la sua energia, ma anche nel forno normale di casa non dev'essere affatto male.
Nota bene: consumata il giorno dopo è ancora più gustosa!

mercoledì 29 luglio 2015

Zucchine e fiori in forno panati


Io e il marito, sappilo, ci stiamo trasformando.
Io in un pomodoro e lui in una zucchina. 
Baci, abbracci e saluti.
Penso all'inverno e mi mancano un po' i topinambur.
Poi mi ricredo.
Il suocero ha piantato una decina di piante. Tra qualche mese, sappi anche questo, saremmo ricoperti non di glassa ma di helianthi tuberosi. 

COSA&QUANTO
  • una zucchina (lunga, lunghissima; verde, verdissima)
  • fiori di zucca, quanti ne hai
  • un uovo
  • pan grattato
  • olio
  • sale

COME
In principio c'era l'uovo.
Impossessati dell'uovo e mettilo nel piatto.
Mettilo nel piatto e mescola con la forchetta.
Mescola.
Taglia le zucchine a mezza luna.
Prepara un altro piatto con pan grattato.
Passa una zucchina alla volta nell'uovo prima e nel pan grattato poi.
Fai la stessa cosa con i fiori (fiori di zucca!, non rose o crisantemi. Ah ah).
Disponi zucchine e fiori su di una teglia oliata.
Aggiungi un po' di sale.
Olia senza paura.
La bellezza di questa ricetta è che non è fritta.
Non è fritta ma un po' d'olio ce lo devi mettere, sennò...
Sennò?, chiedo al marito.
Sennò.
Inforna nel forno ben caldo e cuoci per 20 minuti.

lunedì 27 luglio 2015

Pasta alla Norma normale


Continuo la melanzana parade a testimonianza del fatto che, per davvero, io e il marito siamo circondati da melanzane. 
Ci fanno agguati notturni e mattutini. Spuntano da sotto il letto, si sbracciano dal frigorifero, tendono le loro manine viola mentre gli passiamo accanto, inneggiano al marito e alle sue qualità di cuoco melanzanesco e melanzanoso.
Il marito, dal canto suo, si schernisce. Non vorrebbe, dice, essere un cuoco da melanzana. Ambirebbe a più alte e nobili sfere. 
Poi però si lascia conquistare dal musino tenero e bistrattato dalla vita, tipico delle melanzane che sonnecchiano nell'orto o nelle casse verdi del supermercato. 
"Vieni, melanzana" dice il marito. 
E, cingendo il violaceo ortaggio per la vita, lo trasforma, ad esempio, in una pasta alla Norma.


COSA&QUANTO
  • maccheroni, 160 grammi
  • una melanzana
  • ricotta salata, 50 grammi
  • sale
  • olio
  • olio di semi di arachidi
  • passata di pomodoro
COME
Inizia con il solito procedimento del togli l'amaro alla melanzana. Procedimento che personalmente detesto perché in casa nostra non abbiamo mai 2 ore di tempo che ci avanzano. Procedimento che proprio per mancanza di tempo in casa nostra saltiamo quasi sempre. 
Si sopravvive anche se la melanzana è un po' amara, fidati.
Fatto o non fatto il procedimento del sale, passa alla friggitura. Come te la cavi col fritto? Io malissimo. Ho un rapporto conflittuale, nel quale mischio paura, terrore reverenziale, disprezzo e curiosità.
Prendi una padella dai bordi alti e fai scaldare l'olio di semi (lo sai che nella famiglia del marito si frigge quotidianamente con l'olio extra vergine ligure attinto dal frantoio la mattina stessa? Te l'avevo già raccontato? Pesantuccio l'olio extravergine nella frittura).
Quando capisci col tuo occhio esperto che l'olio di semi è sufficientemente caldo, getta nella padella le melanzane tagliate a rondelle.
Friggi le melanzane.
Senza schizzarti, senza paura... vai tranquillo.
Quando vedi che sono fritte, scolale e asciugale nello scottex.
Intanto prepara la passata di pomodoro che, per quel che ci riguarda, vuol dire: scalda in una padella con olio e sale la squisita passata di Campisi.
Unisci le melanzane al sugo.
Cuoci la pasta. Noi abbiamo usato i maccheroni, ma credo che gli spaghetti siano altrettanto adatti - se non di più.
Scola i maccheroni e versali in padella per farli saltare mezzo minuto.
Grattugia la ricotta salata.
Impiatta e decora il piatto con la ricotta.
Buona la pasta alla Norma, ma... marito? Non è che hai in cantiere una qualche variante? Dai! 





domenica 26 luglio 2015

Melanzana al volo - dall'orto


Non so te come sei messo, ma a noi le melanzane escono dagli occhi.
Nel senso che ne siamo circondati.
Ci sono quelle dell'orto e ci sono quelle che, non contenta, compro io al supermercato.
Il marito non è uno da melanzana, ma che deve farci? 
Marito, hai voluto cucinare? E allora cucina!
Il marito in effetti si adegua alla stagione e alle circostanze, e cucina.
Si adegua e trova ogni sera un modo diverso di presentare l'ortaggio violaceo.
Se sei in cerca di qualcosa di più complesso clicca qui, la ricetta di oggi è molto semplice.
La sua unica particolarità è la doppia cottura.

COSA&QUANTO
  • 2 melanzane 
  • pan grattato
  • prezzemolo
  • olio
COME
Le melanzane tonde e lilla non sono amare, o almeno lo sono molto meno di quelle viola scuro. Non necessitano quindi del lungo processo con sale e pazienza che fa loro perdere un po' di quel sapore che a certi risulta sgradevole. 

Le melanzane tonde e lilla sono perfette per questa preparazione al volo che assomiglia molto a un salvacena.
In questo caso le melanzane sono opera mia. 
Cioè: io le ho comprate al supermercato, io le ho scelte lunghe e viola scuro.
Sempre in questo caso, però, non abbiamo avuto tempo di renderle meno amare grazie al procedimento del sale.
Il marito mi ha un po' sgridata: ma come facciamo, come facciamo adesso, saranno amarissime, non abbiamo tempo di metterle a riposare col sale...
Sarà grazie alla doppia cottura o grazie alla mia fortuna, le melanzane in questione non sono risultate per nulla amare. 
I misteri delle melanzane.
Sappi che anche le melanzane dell'orto sono lunghe e viola scuro, per questo ho avuto l'ardire di chiamare il post Melanzane al volo - dall'orto. Melanzane al volo - dal supermercato non mi suonava bene.

Lava e taglia le melanzane a rondelle, schiaffale sulla piastra ben calda e falle cuocere pochi minuti per parte. Bada bene, più che una cottura, questa sulla piastra deve essere una scottatura.
Prepara una teglia, cospargila di olio - ma senza esagerare - e disponici sopra le tue melanzane.
In una tazza trita il prezzemolo, aggiungi il pangrattato e il sale. Mescola.
Pittura le melanzane con il composto.
Aggiungi ancora sale e olio su tutta la lunghezza - e larghezza! - della teglia.
Inforna.
Cuoci per 15 minuti.
Le melanzane non devono diventare stoppose o dure o sbruciacchiate o... insomma (proverbio ligure): non dimenticarti mai del forno e di cosa cuoce al suo interno. 
Costo: 5 euro.
Tempo: 25 minuti comprese le cotture.

venerdì 24 luglio 2015

Maritati, zucchine e cacio ricotta si sposano nell'abbazia di Bella Atena.

Mammina mia che pasta non ha fatto il marito che cucina!
Eppure né io né lui amiamo la pasta. 
Tu la ami?
Dai, sei italiano. Pizza, pasta e mandolino.
No?
Questi maritati del marito che vado a raccontarti sono semplici e spaziali. 
Inaspettati, oserei dire.
Dici che il nome maritato ha creato quel certo no so che? Ha fatto scoccare la scintilla? Il marito col maritato s'è sentito chiamare in causa?
Forse.
Sta di fatto che i maritati li abbiamo comprati nel supermercato di Galatina. 


Sappi che a Galatina (Bella Atena), oltre alle abbazie, fanno anche i supermercati.
Dopo Punta Suina e Punta Pizzo, quindi mare nei pressi di Gallipoli (!!), ci siamo concessi la nostra dose di cultura. 
Senza mai trascurare il fattore cena.


Il piatto che ne è venuto fuori, dice il marito, è un vero e proprio matrimonio fa maritati e cacio ricotta pugliesi e zucchine liguri. "Un matrimonio a tre, in pratica" chiedo io.
"Sì, ma fra due regioni" risponde lui.
Il marito è sempre un po' più pratico o conservatore o relativista o realista di me. 
Devi sapere che al mercato di Santa Cesarea abbiamo trovato delle zucchine molto simili a quelle che nascono nella terra del marito che cucina, sempre a km 0 però. Mica se le fanno spedire dalla Liguria! (Come del resto ho pensato inizialmente io).


COSA&QUANTO
  • una cipolla di Tropea
  • peperoncino
  • olio
  • sale
  • passata di pomodoro
  • una zucchina ligure
  • maritati rustici
  • cacio ricotta

COME
Prepara due soffritti.
Soffritto numero uno: mezza cipolla di Tropea, peperoncino, olio, passata di pomodoro. 
Soffritto numero due: mezza cipolla di Tropea, olio, zucchine tagliate a dadini.
Cuoci molto poco le zucchine!
Fai la pasta come solo tu sai farla. E cioè: acqua salata bollente, butta giù la dose che più ti aggrada, leggi bene quanti minuti servono e scola sempre un po' prima del termine.
I maritati che sono? Dove li trovo? Mi dirai tu.
Non lo so dove li trovi. In Puglia li trovi. Potrebbe essere un ottimo pretesto per un viaggetto: "Sai, devo cercare i maritati e in Puglia sicuramente li hanno... viaggetto?"
Che sono i maritati? Sono una combinazione di orecchiette e maccheroni.
Contento?
Posso andare avanti?
Basta, abbiamo finito. 
Non ci resta che condire.
E lo faremo in questo modo: pomodoro, cacio ricotta tagliato a dadini e zucchine.
Le zucchine a mo' di cappello.
La fine del mondo. E la fine della vacanza.
In Salento abbiamo incontrato pasta, formaggio, pomodoro e pesce.
Adesso ci aspetta Cuba e non vedo l'ora di scoprire e raccontarti il diario culinario dell'isola della Revoluciòn.

mercoledì 22 luglio 2015

La Piazza. (Poggiardo, Salento, Puglia)

Sulla via di Scorrano ci fermiamo a Poggiardo. A Scorrano ci sono le luminarie della festa di Santa Domenica, una festa che chiama a sé  pulmini e carovane da tutta la Puglia. 
Ma che dico, da tutto il mondo. 
Ci fermiamo a Poggiardo e non sappiamo se entrare o no nel ristorante consigliatissimo dalla guida. Entriamo. E meno male. In un battibaleno La Piazza diventa il mio ristorante preferito in assoluto.
Una delle due sorelle, forse gemelle, che gestiscono il locale ci fa accomodare nel dehors. Il dehors è bellissimo, bianco, elegante, con candele, ghiaia e un ulivo al centro. 


Prendiamo l'antipasto misto e poi un tipo di grano speciale schiacciato con frutti di mare. 



Beviamo ottimo vino, chiacchieriamo e ascoltiamo i discorsi dei vicini. Ma chi sono questi quattro signori seduti accanto a noi? Scrittori? 
Ce ne andiamo lasciandoci il dubbio e nessuno spazio per il dolce che però, a detta di tutti gli avventori, pare fosse delizioso.
A Scorrano viviamo momenti di panico, schiacciati tra la folla sotto un cielo di luminarie impazzite. I vari possessori di lucine colorate si sfidano a colpi di musica e acrobazie luminose mentre la gente, col naso all'insù, punta lo smartphone nella speranza di accaparrarsi lo scatto migliore. 
Una foto l'ho fatta anche io, ma solo dopo essermi districata dall'ingorgo di braccia, gambe e granite al limone.


Se vuoi andare a La Piazza ecco le informazioni utili:
Piazza Umberto I, Poggiardo (Le)

martedì 14 luglio 2015

Della Tartare e del lago di Bauxite

Io sono fatta così.
Sarà l'educazione, sarà il carattere, ma anche le vacanze per me sono viaggi
Mi piace scoprire e vedere ciò che c'è da vedere. 
Studio la guida nei minimi dettagli, sottolineo, appiccico etichette colorate. 
Anche in questo viaggio in Salento non mi sono smentita: ogni giorno dopo aver visto due o tre spiagge mi trascinavo, sporca di sabbia e con i capelli da Robinon Crusoe, per vie e ciottolati; la reflex al collo pronta a fotografare chiese, affreschi o anche solo o gatti. 
Il marito dice che è felice che sono così, dice che anche a lui piace così.
"Amore, non c'è il cavolo di lago di bauxite!"
E' felice sempre, tranne quando ciò che sto cercando non si trova e ci sono 40° gradi all'ombra.
In effetti ci ha fatto un po' penare 'sto benedetto lago che tutti dicevano - guida compresa - "lo dovete troppo vedere".
Siamo scesi giù dal pendio e abbiamo trovato la spiaggia.
Siamo risaliti lungo il pendio, abbiamo preso il sentiero a destra e siamo finiti nel bosco.
Abbiamo girato a sinistra e ci siamo imbattuti in un campeggiatore abusivo: "Lo dovete troppo vedere il lago di bauxite" - "Eh, trovarlo...".
Siamo tornati sui nostri passi, abbiamo aguzzato la vita e - finalmente - eccolo, lì, all'orizzonte.
Famiglie, coppie e amici si dirigevano verso il lago dopo aver parcheggiato la macchina. Con semplicità loro si dirigevano. 
Il lago non era poi così difficile da trovare. Io e il marito stavamo solo cercando dalla parte sbagliata, convinti che fosse la parte giusta.



Mentre cercavamo il lago, il marito ha placato la sua curiosità cuciniera ed ha fatto rifornimento di origano selvatico, col quale poi la sera ha condito la nostra tartare.


COME&QUANTO
  • un filetto di pesce spada
  • pomodori
  • origano selvatico
  • basilico
  • prezzemolo
  • olio
  • limone
  • sale


COME
Taglia a dadini il pesce spada.
Taglia a dadini i pomodori.
Unisci pesce e pomodori.
Condisci con limone, olio e sale.
Aggiungi origano, basilico e prezzemolo finemente sminuzzati.
Mescola.
Lascia riposare in frigorifero per l'intera giornata, se puoi. 
Altrimenti un'ora è sufficiente.

domenica 12 luglio 2015

Pasticceria Dentoni


Se ti trovi nei pressi di Otranto non puoi non fare un salto alla Pasticceria Dentoni.
Alt. Riformuliamo.
Se ti trovi nei pressi di Otranto non puoi non fare un bagno a Torre dell'Orso, una delle spiagge più belle del Salento.
La splendida mezza luna sabbiosa si trova tra Lecce e Otranto, a nord di Alimini e quindi a nord anche della Baia dei Turchi - altro luogo incantato e incantevole.
Quando ti stufi della ressa - sì, anche a luglio, soprattutto nei fine settimana, a Torre dell'Orso c'è un po' di ressa - quando ti stufi puoi ristorarti all'ombra della terrazza della pasticceria Dentoni. 
Trovi di tutto, dai gelati alle granite, dalle paste di mandorle alle torte, ai semifreddi, ai caffè serviti in mille modi diversi...
Io e il marito abbiamo preso due caffè shakerati e alcuni dolcetti.


Hai visto che nella foto c'è anche un indizio rispetto alle coordinate per raggiungere il luogo delizioso?
Ripeto:
Pasticceria Dentoni
Torre dell'Orso - Melendugno
Lungomare Matteotti, 23
Tel: 0832 841485




sabato 11 luglio 2015

bbq di pesce salentino

Io e il marito siamo specialisti nell'arte del esponiti al sole durante le ore più calde. La mia pelle porta le cicatrici di questo duro sport, attualmente sono color pomodoro maturo sulla schiena mentre la mia pancia riporta le dolci sfumature dei gamberi ben cotti.
Dopo i gamberi spaziali di Gallipoli (leggi qui), ci siamo buttati sulle mazzancolle, anch'esse freschissime e anch'esse di Gallipoli.
Ci rechiamo al mercato scoccate le 11 e subito salutiamo quello che per noi è già un amico. 
Il pescivendolo ricambia il saluti: "Che cucina stasera il marito?". Stasera ci siamo accaparrati il barbecue, altra arte in cui il marito eccelle - specialmente se di pesce. 
Ne ricordo di sublimi in Croazia e di faraonici a Sanremo.
Il barbecue salentino, questo qui che ti sto per narrare, lo definirei sano e sincero, appetitoso, giusto


COSA&QUANTO
  • due strepitosi calamari
  • due sgombri che, nel caso tu non lo sapessi, sono ottimi se cotti alla brace
  • una manciata di gamberetti ovvero mazzancolle 
  • limone
  • olio
  • sale 
  • rosmarino
COME
L'importante è la brace che deve essere preparata per tempo.
Il vento del Salento ha fatto sì che la nostra fosse pronta in un battibaleno (Salento: mare, sole e vento!).
Metti i pesci a grigliare, senza ordine prioritario per nessuno.
Cospargi i pesci con un'emulsione fatta di limone, olio, sale e rosmarino. Per spennellare usa pure lo stesso rosmarino.
Non abbandonare mai il tuo bbq, curalo, osservalo, amalo e vedrai che andrà tutto bene.


Abbiamo accompagnato il bbq salentino con quest'ottimo vino:


venerdì 10 luglio 2015

La zuppa di pesce di Santa Cesarea

L'abbiamo trovato! Il mercato coperto famoso ma anche misterioso. E abbiamo anche capito che le quattro case appese alla roccia dove soggiorniamo non sono Santa Cesarea Terme, ma quattro case appese alla roccia. 
Santa Cesarea vive e lotta insieme a noi. È dotata di poste, di alberghi termali, di palazzi arabeggianti e di un mercato coperto. 


Entriamo e il marito subito si dirige verso il banco del pesce. 
I pescivendoli, lui e lei, sorridono, scherzano, lui dice: "Questi spiedini sono la specialità di Donna Rosa".
Donna Rosa arrossisce, si schernisce.
Poveri illusi, non sanno che il marito è insensibile agli spiedini preparati da altri.
Non sappiamo che cosa scegliere, sicuramente non gli spiedini.
Siamo indecisi. 



Vieto una spigola da 21 euro, eh lo so che è fresca ma 21 euro... Andiamo per la zuppa di pesce, gliela concedo, forse mi distraggo, sicuramente mi distraggo perché il marito acquista pesci per la zuppa di pesce per un valore totale di... 20 euro??
Ah, no, okay. I pesci per la zuppa costano sette euro, sono i gamberi di Gallipoli che fanno la differenza.
Sento il pescivendolo che dice: "Sa cucinare il ragazzo, si vede". 
Io prontamente ammetto: "Sì, sì, è lui il cuoco". 
E Donna Rosa - quella degli spiedini - mi guarda con occhi sognanti. 
Ma guarda, Donna Rosa, avere il marito che cucina a tratti può anche essere una cosa faticosa
Il pescivendolo mi regala un gambero. Non so per quale motivo. Talvolta induco in certi personaggi il desiderio di comprare un mio sorriso.
Non credo di aver sorriso per un gambero in più, forse sì.
Il marito li ha scottati in padella con scorza di limone. Top.



Buona la zuppa, ha sempre un po' quel problema delle spine. Ma al marito piace tanto. 
Mentre se la gustava gli ho chiesto: "Perché ti piace tanto? Perché te la faceva tua mamma quando eri piccolo?" 
"Sì me la faceva, la fa anche adesso, ma non è capace. Lei. Mi piace perché la so fare bene. Io".
La qualità del marito che cucina è senza dubbio la modestia
Vedi, cara Rosa degli spiedini, la donna che cucina, quando cucina, ha spesso paura che il suo piatto non piaccia, si chiede se piacerà e quando piace e riceve complimenti si schernisce. Come hai fatto tu con i tuoi spiedini.
L'uomo che cucina sa, nel momento esatto in cui pone la sua pietanza al centro del tavolo, di aver fatto un buon lavoro. Sa che incontrerà il gusto del pubblico. 
Se piace a me piacerà anche agli altri, pensa.
Facile stare con un uomo che cucina, facile e rilassante!

COSA&QUANTO
  • uno scorfano
  • un pautazio
  • una tracina
  • un moscardino o una seppia
  • un mini sarago
  • una mormora
  • una manciata di cozze
  • olio
  • una cipolla di Tropea
  • una punta di peperoncino verde piccante
  • prezzemolo

COME
Ripetiamo ciò che ti serve.
Lo scorfano serve sempre nella zuppa di pesce perché fa buono il brodo. Senza scorfano evita la zuppa di pesce. 
Un pautazio (???). Questo pesce mi sa che ce l'hanno solo al mercato di Santa Cesarea.
Una tracina, fondamentale. Buona quanto la coda di rospo. Bisogna fare attenzione perché ha la punta velenosa.
Il moscardino è un azzardo, di solito si usa la seppia. 
Un mini sarago. Ma mini mini. Bellissimo! 
Una mormora che non so che sia. 
Cozze, una manciata. 
Adesso:
olio in pentola, una cipolla di Tropea ("che bella questa, andrebbe mangiata cruda" dice il marito). 
Cozze: nel pentolino a far aprire
Un peperoncino verde che ci ha regalato il pescivendolo. Piccantissimo! Help! 
Mettilo nel soffritto in pentola. Poco, mi raccomando.
Dopo soffritto, metti per primi il moscardino o le seppie.
Sfuma col vino bianco - Tavernello. 
Versa un po' di acqua delle cozze. 
Metti le cozze da parte: devono essere aggiunte gli ultimi 10 minuti di cottura.
Metti un po' di passata di pomodoro - al marito non piace con tanta passata. 
Aggiungi altra acqua delle cozze.
Dopo 10 minuti metti gli scorfani e la tracina.
Dopo 10 minuti aggiungi gli altri pesci.
Dopo 5 minuti aggiungi le cozze.
Prezzemolo. 
Sale - mio marito ne ha messo solo una puntina alla fine perché per salare ha usato l'acqua delle cozze.
Per cuocere il tutto serve mezz'ora. 




giovedì 9 luglio 2015

Uggiano (la Chiesa) e il cacio ricotta

Cinque o sei giorni di Salento.

Giorno uno: l'arrivo, la spesa e le capre.
Da persone previdenti che ne hanno visti di negozietti dove il sapone costa cinque euro e la spugna per i piatti cinque e cinquanta, ci fermiamo al centro commerciale di Cavallino. 
Facciamo rifornimento di tutto, o quasi. Ci diciamo: "I formaggini e il pane li compriamo lì, saranno sicuramente più buoni". 
Il nostro lì è Santa Cesarea Terme: quattro case tinteggiate in colori pastello a picco sul mare. 
Chiediamo alla ragazza che gestisce il residence dove comprare due formaggi, un pezzo di pane. 
Non lo sa. È presa dalle formiche. 
Dalle due formiche che girano nel pavimento del salotto. 
Ma lascia perdere le formiche! Dicci piuttosto se avete un mercato! "Il mercato c'è ma solo la mattina, credo". 
Interviene a questo punto la donna delle pulizie, anche lei piuttosto in fissa con le formiche: "Non capisco come possano piacere le formiche. Io le odio". 
Tra una formica e l'altra ci dice anche che un suo amico lavora al mercato, non ha il numero però ce l'ha su facebook. 
Non importa, rassicuriamo le due ammazza formiche e ci avventuriamo in cerca del mercato. 
Ci perdiamo. 
Ammiriamo il paesaggio. 
Ci perdiamo. 
Abbiamo peccato di ubris, diciamo. Dovevamo prendere tutto al centro commerciale il Cavallino, sospiriamo. 
Prodotti tipici, leggiamo su un cartello sbiadito in una strada che sembra il far west. 
Inchiodiamo. 
Siamo a Uggiano. Uggiano la Chiesa.
Nella strada di Uggiano una signora ci saluta come se ci conoscesse e io vorrei che il mio copri costume fosse più lungo. 
"I prodotti tipici sono i capperi e i lampascioni sott'olio ma adesso non ce li abbiamo, né capperi né lampascioni, perché stiamo facendo i lavori", ci dice il gestore della bottega. 
"Noi stiamo cercando dei formaggi". 
"Sì", dice lui, "destra, dritto e sinistra". 
Seguiamo le indicazioni e troviamo delle capre. 



Suoniamo e attraverso la porta in ferro e vetro sentiamo abbaiare. Una signora con gli occhi celesti ci apre. 
"Morde?", chiediamo con un sorriso. 
"No, il mio cane è un cane vecchio. Va così". 
Il cane vecchio è un bassotto fifone che non appena ci vede corre a nascondersi.
La signora con gli cocchi azzurri ci fa vedere i formaggi, meglio, il formaggio, il cacio ricotta, presentato nei suoi diversi gradi di stagionatura. 
Noi scegliamo quello non stagionato, sotto espresso consiglio della signora. 
Dopo il cacio ricotta non stagionato, fresco, ci mancano solo i taralli.
Chiediamo, ci perdiamo, ammiriamo il paesaggio, ci  perdiamo. 
A Otranto, come per magia, i taralli appaiono. 
Taralli misti per tutti i gusti. 



Il marito lascia scegliere me, mentre va a fare rifornimento di acqua. 
"Hai preso quelli alle rape?" mi chiede una volta saliti in macchina.
Ovviamente no.
Tutti ma non quelli alle rape e al peperoncino.
Ho preso quelli alle olive, all'olio di oliva, al sesamo e al finocchietto. Non quelli alle rape.
I nostri gusti differiscono anche nella scelta del tarallo.
Tuttavia abbiamo vinto. 
La ubris premia sempre, quasi sempre.
Viva la ubris.

Come ci siamo mangiati il cacio ricotta? E come vuoi mangiartelo... così. 
Con i pomodori, i cetrioli, l'insalata e i taralli.



(A breve sul blog anche la ricetta dell'ultima sera, dove il marito ha dato al cacio ricotta una collocazione più complessa e appetitosa. Stay tuned!)