martedì 3 marzo 2015

Le schie di Mirandolina




Nella Locandiera, Goldoni s'è dimenticato le schie in tecia e alla sua Mirandolina non le fa preparare manco una volta. Eppure le schie sono proprio un piatto da locandiera. Un piatto furbo, tutto d'un pezzo, proprio come lei. 
Per Goldoni il cibo era molto importante, tutto il cibo tranne il pesce. Il pesce a Goldoni non andava a genio. Ne La Locandiera i personaggi vanno avanti a suon di cioccolate, intingoli e Borgogna: nella scena quarta del secondo atto, Mirandolina entra nella camera del Cavaliere di Ripafratta con un tondo in mano- il tondo sarebbe una specie di vassoio coperto. Il Cavaliere le dice di mollare giù il vassoio, ma Mirandolina ci tiene a posizionare lei stessa la vivanda sulla tavola.

CAVALIERE   Vi ringrazio. Che vivanda è questa?
MIRANDOLINA   Egli è un intingoletto fatto con le mie mani.
CAVALIERE   Sarà buono. Quando lo avete fatto voi, sarà buono.
MIRANDOLINA   Oh! Troppa bontà, signore. Io non so fare niente di bene. Ma bramerei saper fare, per dare del genio a un cavalier sì compito. (...) Avrei piacere di sentire se quel piatto le dà nel genio.
CAVALIERE   (...) Buono, prezioso. Oh che sapore! Non conosco che cosa sia.
MIRANDOLINA   Eh, io, signore, ho de' secreti particolari. Queste mani sanno fare delle belle cose.
CAVALIERE   (al servitore) Dammi da bere. (...) Dammi del vino di Borgogna.

Senti come si indigna quel gelosone del Marchese di Forlipopoli : "Come! A lui si fanno gli intingoli saporiti, e a me carnaccia di bue e minestra di riso lungo?"
"Come! A lui le schie in tecia e a me la simmenthal dell'Esselunga?"
Me la vedo Mirandolina che schiaffa la tecia davanti al Cavaliere di Ripafratta. Lei, tronfia e spavalda, lui, titubante e impaurito. 


"Che cosa sono quei gamberetti?"
"Gamberetti, illustrissimo"
"E da quando del gamberetto si mangia anche la testa?"
"Illustrissimo, credevo che a un uomo tutto d'un pezzo come voi siete, le teste dei gamberi avrebbero fatto piacere. Comandate e io leverò le teste ai gamberi, così come faccio per il Conte e per il Marchese"
"Il Conte e il Marchese chiedono le schie senza testa?"
"Sempre, signore. Come tutte le brave dame di corte. Perdonate, illustrissimo, pensavo voi foste... diverso"
"Avete pensato bene!"
"Come?"
"Vi dico di più: la prossima volta, delle schie, portatemi solo le teste"
"Senza neanche un po' di polenta?" 

Mirandolina è uno dei miei personaggi preferiti, è una vecchia volpona, una donna agguerrita che provvede a se stessa e a cui piace divertirsi. Ma si diverte non come pensano alcuni che magari Goldoni l'hanno solo studiato a scuola senza mai leggerlo davvero. 
Fai conto che la scena di prima, quella dove il Cavaliere si complimenta per l'intingolo, arriva nel secondo atto. E nel secondo atto il Cavaliere è già bello che cotto. All'inizio della commedia, la situazione è un'altra: il Conte d'Albafiorita e il Marchese di Forlipopoli stravedono per Mirandolina; il Cavaliere di Ripafratta fa lo schizzinoso. A Mirandolina questa cosa non va giù, non per civetteria ma per filosofia. Guarda l'astuzia da sofista che tira fuori nella scena quindicesima del primo atto:


MIRANDOLINA   Osservi il servizio di tavola.
CAVALIERE   Oh! Queste tele di Fiandra, quando si lavano, perdono assai. Non vi è bisogno che le insudiciate per me.
M.   Per un cavaliere della sua qualità, non guardo a queste piccole cose. (...)
C.   (Non si può negare che costei non sia una donna obbligante).
M.   (Veramente ha una faccia burbera da non piacergli le donne).
(...)
M.   A pranzo, che cosa comanda?
C.   Mangerò quello che vi sarà. (...) Se vorrò qualche cosa lo dirò al cameriere.
M.   Ma in queste cose gli uomini non hanno l'attenzione e la pazienza che abbiamo noi altre donne.
C.   Vi ringrazio, ma né anche per questo verso vi riuscirà di fare con me quello che avete fatto con Conte e col Marchese.
M.   Che dice della debolezza di quei due cavalieri? Vengono alla locanda per alloggiare e pretendono di fare all'amore con la locandiera. Abbiamo altro in testa noi, che dar retta alle loro ciarle. Cerchiamo di fare il nostro interesse, se diamo loro delle buone parole lo facciamo per tenerli a bottega; e poi, io principalmente, quando vedo che si lusingano, rido come una pazza.
C.   Brava! Mi piace la vostra sincerità!

Il Cavaliere è cotto. A Mirandolina è bastato fargli credere di essere come lui, di vedere le cose che vede lui: il Conte e il Marchese sono due deboli. Prendersi una cotta è essenzialmente questo: riconoscersi nell'altro, sentire di non essere più soli, trovare- credere di aver trovato- uno che pensa e sente quello che pensiamo e sentiamo noi. Peccato che Mirandolina senta e pensi tutto ciò che si può sentire e pensare. E' il suo lavoro, ce lo dice lei. Il Cavaliere faceva lo schizzinoso e per lei questo era un problema perché rischiava di perdere- o di non guadagnare- un cliente. Senti come vanno avanti gli scambi successivi tra i due.

M.   Ha una moglie V. S. Illustrissima?
C. Il cielo me ne liberi. Non voglio donne. 
M.   Bravissimo. Si conservi sempre così.
(...)
C.   Avete premura di partire?
M.   Non vorrei esserle importuna.
C.   No, mi fate piacere; mi divertite.
M.   Vede, signore? Così fo con gli altri. Mi trattengo qualche momento, sono piuttosto allegra (...) ed essi subito credono... se la m'intende; e mi fanno i cascamorti.
C.   Ed essi si'innamorano?

Strano, eh, Cavaliere di Ripafratta? Innamorarsi di una come Mirandolina. Che follia! 
Sarebbe riuscita a farti innamorare anche con un piatto di schie in tecia.

Rina Morelli e Marcello Mastroianni nell'allestimento di Luchino Visconti.



COSA&QUANTO

  • 100 gr di schie per 2 persone
  • mezzo spicchio di aglio
  • uno scalogno
  • 80 gr di polenta gialla 
  • olio
  • sale
  • brodo di pesce
  • 2 cucchiaini di passata di pomodoro

COME 
Le schie costano 20 euro al chilo; essendo questo un antipasto, se siete in due, te ne bastano 100 grammi. 

Fai bollire in un pentolino un po' di brodo di pesce.

Prepara la polenta nel tegamino: due tazze di acqua, olio, sale e polenta. Mescola con la frusta. Per questa ricetta non aveva senso usare il mega paiolo. 

Nel tegame di coccio, la tecia, fai soffriggere aglio e scalogno.

Lava le schie, di cui non si butta via niente. 

Metti le schie in tecia e aggiungi una spruzzata di passata di pomodoro. 

Versa nella tecia il brodo di pesce. 

Fai cuocere per 10 minuti. 

La polenta dopo 20 minuti è pronta: deve essere ina non taragna

Versa la polenta nel piatto. 

Adagia le schie sul tetto di polenta e guarnisci con le foglie di salvia fritte (che ti spiego la prossima volta- ma forse puoi anche arrivarci da solo!)


5 commenti:

  1. Questo post è troppo carino, mi ha fatto venire voglia di andare a rileggermi Goldoni. Non credo di aver mai mangiato le schie, sono tipiche venete?

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    1. Grazie! Sì, sono venete... io le avevo mangiate solo una volta in un ristorante a Treviso, fatte proprio in questo modo: polenta e un po' di pomodoro. In giro per la rete dovresti trovare il video integrale della Locandiera con la regia di Visconti: uno degli allestimenti più belli!!

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  2. Schie e Goldoni, una super combo! Mi han fatto ricordare le calli veneziane... E mi han fatto venire voglia di rileggere la Locandiera o di rivederla, sono anni ormai. Ti sono venute prima in mente le schie o Goldoni??

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    1. Io me la sono riletta tutta- la Locandiera- e mi sono molto divertita!! Il marito che cucina comanda con la pietanza che mette in tavola e io lo seguo con la suggestione teatrale che mi viene in mente ;-)

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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