lunedì 30 marzo 2015

Zucchine alla pizzaiola





Con le zucchine gli piace vincere facile. A mio marito, dico. 
Le zucchine mi piacciono a prescindere. A lui no. Ed è per questo motivo che deve inventarsi sempre nuove ricette: per placare la sua indifferenza nei confronti del verde ortaggio.
La zucchina: io la compro e lui l'agghinda.
Di ciò io non posso che gioire (!!).
Le zucchine alla pizzaiola mi sembrano essere un perfetto piatto da lunedì sera: leggero senza per questo essere sciapo.

COME&QUANTO
  • 4 zucchine
  • un pomodoro cuore di bue
  • una mozzarella di bufala, 300 gr.
  • mezzo spicchio di aglio
  • un rametto di menta
  • un cucchiaio abbondante di olio
  • sale
  • pan grattato 

COME
Fai bollire 4 zucchine
Taglia un pomodoro cuore di bue. 
Prendi una mozzarella di bufala e tagliala nella ciotola col pomodoro. 
Trita dentro alla ciotola menta e aglio.
Aggiungi un cucchiaio abbondante di olio, sala e mescola. 
Taglia a metà le zucchine e scavane l'interno.
Adagia le zucchine sulla teglia e spolverale di pan grattato.
Un pizzico di sale.
Farcisci le zucchine col ripieno di mozzarella e pomodoro.
Inforna nel forno al massimo.
Cuoci per 10/15 minuti.

venerdì 27 marzo 2015

Alici alla Tsipras



Un giorno analizzeremo il rapporto ossessivo compulsivo che io e mio marito abbiamo con 
a. le alici
b. Alexis Tsipras
dal momento che qui e qui ci siamo occupati di alici, mentre qui abbiamo parlato di Alexis.
Un giorno analizzeremo, non oggi.
Oggi è venerdì.
Oggi prendiamo questo antipasto così com'è, senza porci troppe domande. Atteggiamento che, oggi, mi sento di sostenere. Non facciamoci troppe domande, almeno non oggi, almeno non noi, gente che è solita annegare nelle proprie domande. Oggi facciamo quelli tranquilli. Lo dico a me, soprattutto a me. 

COSA&QUANTO
  • pangrattato
  • uno spicchio di aglio
  • prezzemolo
  • sale
  • pepe nero
  • 8/ 10 alici a testa
  • 2 rametti di menta
  • un vasetto di yogurt intero (150 gr.)
  • olio

COME
Prepara il forno al massimo della temperatura. 
Fai la panatura con pangrattato e un trito di aglio, olio e prezzemolo. 
Aggiungi due pizzichi di sale, tre o quattro girate di pepe nero. Mescola. 
Per le alici: pulizia breve. Togli solo la testa e non aprirle a libro, sennò poi si seccano troppo. 
Passa un'alice per volta nella tua panatura e adagiale nella teglia oliata.
Perché Tsipras!? Per la salsa!! 
Trita due rametti di menta (solo le foglie) in una ciotolina. 
Aggiungi un vasetto di yogurt intero. 
Sale. 
Olio. 
Mio marito non ha usato lo yogurt greco perché voleva una salsina più cremosa. 
Inforna e cuoci per 10 minuti, poi 5 minuti di solo grill.

giovedì 26 marzo 2015

Blu (Anche)


Il Blu è un posto in Isola (Milano) dove bere qualcosa, ma anche mangiare. Bar, ma anche ristorante, ma anche radio (questo l'ho scoperto dal sito) Questo sito. 
Si trova all'incrocio tra via Pastrengo (11) e via Carmagnola (5).
Gli orari: lunedì - sabato: 12 - 14.30 / 19.30 - 23
                domenica: 12 - 15.30 / 19.30 - 23
Noi abbiamo fatto l'aperitivo prima di andare a teatro (vai a teatro!) e siamo rimasti abbastanza soddisfatti. Bouffet dal sapore casalingo, poca scelta ma di qualità non scadente. Drinks buoni. 
Atmosfera hipster/ newyorkese affollata, a tratti colta a tratti vagamente radical chic. 
La cosa che mi è piaciuta di più è stata la scarsa intimità
Al nostro tavolo c'erano quattro amici - poco interessanti - un ragazzo dai capelli rossi e una ragazza bionda - decisamente interessanti - . Il rosso e la bionda parlavano tra loro inglese, lei forse era italiana. Lui le ha fatto una corte spietata per tutta la sera, con quel modo accondiscendente, succube, decisamente poco sensuale. Era chiaro a tutti tranne che a lui: 
"Lei non ci starà mai, mai!".
Adoro la mancanza di privacy.
Non so dirti come sia la cena, così, ad occhio, direi niente di speciale.

lunedì 23 marzo 2015

Bello scorfano in guazzetto



"Sei proprio uno scorfano", è una cosa che si dice. Chi te lo dice non ti ritene un adone (per rimanere nel campo delle metonimie).
Chi ti chiama scorfano forse però non sa che il suddetto pesce risulta essere particolarmente gustoso, nonché caro. 
In più lo scorfano se accompagnato con i giusti colori, i giusti ingredienti, diventa perfino carino!
E qui parto con l'elogio -da parte mia sorprendente - della cosmesi. Più che della cosmesi, della valorizzazione di sé.
Sono una grande sostenitrice della valorizzazione di sé. 
Soprattutto noi donne spesso ci infagottiamo. Ci nascondiamo per paura di chissà che cosa. E siamo sempre noi donne che, a volte, ci esponiamo più del dovuto. Ci mettiamo in mostra, come fossimo oggetti da mostrare (!), come se avessimo paura di non essere notate. Da chi? Per cosa? Nell'uno e nell'altro caso non ci valorizziamo. Valorizzarsi vuol dire scovare i propri punti forti e accettare i propri punti deboli. Vuol dire sapersi portare in giro, tra la gente, con coraggio e onestà.
Nel caso dello scorfano, ci ha pensato mio marito. A portarlo nel mio piatto, con coraggio e onestà!

COSA&QUANTO

  • olio
  • uno spicchio di aglio
  • uno scalogno
  • un bicchiere di vino bianco
  • 2 scorfani 
  • 10 pomodori pachino
  • 4 foglie di basilico
  • 2 cucchiaini di brodo di pesce

COME
Prepara un soffritto di olio e aglio e scalogno (esageriamo). 
Metti gli scorfani in padella così come sono e versa il vino bianco da cucina. 
Due scorfani ci sono costati dieci euri! C'era lo sconto! 
Taglia in padella 8/10 pomodorini pachino. 
Aggiungi 4 foglie di basilico tagliato a pezzetti. 
Una ciotolina di acqua. 
Un cucchiaino di brodo di pesce, quindi niente sale. 
Copri con coperchio. 
Dopo 10 minuti mio marito ha aggiunto mezzo cucchiaino di brodo di pesce e anche un pizzico di sale. 
Cuoci per altri 5/10 minuti. (Quindi in totale circa 20 minuti). 
Metti lo scorfano in un piatto e puliscilo munendoti di cucchiaio e forchetta. Se non lo pulisci non lo valorizzi!

venerdì 20 marzo 2015

Ravioli blues



I carboidrati a cena: così , così. Non benissimo. 
Ma in fondo: chissenefrega. 
A te frega? Sei uno che ci sta attento? 
Alle proteine, alla piramide alimentare, a non esagerare, a non bere troppo, a non ingolfarti di formaggi o fritture miste? 
Io dipende dal giorno della settimana. Venerdì, sabato e anche domenica, per quel che mi riguarda, si fa festa!


Domenica scorsa abbiamo fatto una picevolissima cena a casa con amici. Devo dire che sta diventando abbastanza un'abitudine, quella della cena domenicale con amici. Forse è un modo per scacciare il sunday blues? La malinconia che ti prende la domenica sera. A te prende? A me no. Magari fossi così semplice! A me la malinconia colpisce a casaccio. Anche col sole, anche il venerdì sera- per dire.
E comunque oggi è venerdì e non sono malinconica Per ora. Per ora posto l'ottimo piatto di ravioli fatti in casa dal marito che cucina! 

COSA&QUANTO
  • 2 tuorli d'uovo
  • 4 etti di farina
  • acqua
ripieno:
  • 500 gr. di borragine 
  • 250 gr. di ricotta
  • un uovo
  • sale
  • pepe
pesto:
  • una confezione di basilico fresco
  • 3 cucchiai di pinoli
  • olio
  • 4 cucchiai di pecorino grattugiato

COME
Unisci i tuorli, la farina e l'acqua. Impasta. 
Stendi la pasta col mattarello e fai la sfoglia. Nel senso: stendi uno strato più sottile che puoi. 
Mio marito non aveva la rotellina taglia ravioli (strumento di cui io ignoravo l'esistenza). E quindi che cosa s'è inventato quella vecchia volpe?
In mancanza della rotellina, spennella con acqua la pasta. Così la pasta si chiude! Senza lo spennellamento ti si appiccica tutto!
Inumidire è il segreto, il trucco!, se come noi non hai la rotellina. Fai la striscia, disponi il ripieno e chiudi con le dita. 
Sua madre- dice- faceva "tac" con le dita, tipo accetta. (Eh?? Tipo accetta?? A volte non mi resta che prendere per buono ciò che mio marito dice...)
Lui fa col coltello e col mezzuccio della pasta inumidita. 
Ci sono anche altri modi, forse più cool, ma mio marito è un chimico e un marketing business developer manager, non un masterchef. 
Per il ripieno: fai bollire la borragine
Taglia la borragine col coltello, unisci la ricotta e un uovo intero. Pochissimo sale, pepe più che altro. 
Mescola tutti gli ingredienti ben benino.
Per il condimento: mio marito aveva previsto un pesto di tarassaco,
ma la nostra amica ha versato il nostro pesto nella sua pasta (i testaroli) che aveva portato per fare un po' di sharing calorico. 
Così, ai ravioli di mio marito è toccato il classico pesto. Quello fatto nel mortaio, da lui, con basilico fresco e olio ligure... buttalo via!
Un'altra volta di racconto del pesto al tarassaco (super!!).
Beh, il pesto classico lo so fare pure io!
Nel mortaio dacci dentro a pestare le foglie di basilico e i pinoli, versa di tanto in tanto l'olio senza esagerare e infine aggiungi il pecorino- senza mai smettere di darci dentro col mortaio.


giovedì 19 marzo 2015

Torta riciclona


E tu? Sei un riciclone?
Io non butterei mai via niente, quasi niente. 
A volte mi vengono i raptus e svuoto l'armadio. 
Ma non butto, dono. 
Poi capita che dopo mesi mi venga in mente una certa maglietta blu... dov'è finita? Dov'è finita la mia maglietta?! Ah, già. L'ho donata.
Più di tutto, detesto buttare via il cibo. Sono una di quelle che conserva il pane, per dire. 
Ho mangiato yogurt e insalate scadute, e sono ancora viva
Finisco sempre tutto ciò che ho nel piatto. Anche perché, solitamente, ciò che ho nel piatto è buono.
Nella vita capitano anche gli imprevisti: io e mio marito abbiamo comperato una confezione di biscotti cattivi. Cattivissimi. Biologici. Immangiabili. Li abbiamo buttati? Manco per sogno.
Li abbiamo riciclati.
Insieme al burro, alla farina e al cioccolato i biscotti biologici hanno dato il meglio. 
Grazie alla mia tenacia e al talento di mio marito, anche per questa settimana la colazione è sistemata!

COSA&QUANTO
Primo piano o base:
  • biscotti bio al caffè
  • 25 gr. di burro
  • una tazzina di latte
Secondo piano:
  • 50 gr. di zucchero
  • un etto e mezzo di farina
  • 50 gr. fecola di patata
  • 25 gr. burro
  • 50 gr. cioccolato fondente
  • 200 ml di latte
COME
Trita i biscotti biologici al caffè, spezzettali col cucchiaio. 
Versa nella ciotola con i biscotti tritati il burro fuso e una tazzina di latte
Verrà fuori una tortina piccola! 
Nella teglia (piccola) imburrata e infarinata versa la tua base fatta di biscotti riciclati. 
Per il secondo piano della torta mescola: 
50 gr zucchero
un etto e mezzo di farina 
50 gr di fecola di patata- che aiuta sempre
25 gr burro fuso
Sciogli a bagnomaria il cioccolato che hai (bianco, rosso, giallo, verde... noi abbiamo usato quello fondente).
Incorpora cioccolato e 200 ml latte
Mescola.
Versa il secondo piano sulla base e inforna a 180 gradi.
Cuoci per circa 30 minuti.
La nostra colazione della settimana, ormai, è sempre così: torta semplice e buona, senza troppe pretese di bellezza, sana e soprattutto economica se confrontata con tutti i vari biscotti, biscottini, merende e merendine! 

sabato 14 marzo 2015

Frittata agricola



Non sono una da mercato. Non mi ci trovo: troppa confusione. Mio marito è uno portato per il mercato: gli piace contrattare, tocchicciare i prodotti, vagare di bancarella in bancarella alla ricerca del carciofo migliore... a me non interessa cercare il carciofo migliore. Io voglio un luogo dove non posso sbagliare. Dove tutto è migliore. Non mi piace la concorrenza al ribasso, non mi piacciono le urla, non mi piace quando qualcuno cerca di vendermi qualcosa, non mi piace sospettare della provenienza di una carciofo.
Mi piacciono i mercatini, quelli sì. I mercatini con i prodotti tipici, artigianali, a chilometro 0. Dove chi vende è chi produce. 
Ti assicuro che nei mercati milanesi trovi di tutto tranne che l'agricoltore.
Nei mercatini non hai la sensazione che ti stiano fregando, non temi di esserti sbagliato: "Accidenti, i carciofi li ho comparti qui e due bancarelle più in là li avevano più belli e meno cari."
Nei mercatini tutto è migliore.
In via Ripamonti 35, a Milano, c'è il Mercato agricolo. Il Mercato agricolo è a tutti gli effetti un mercatino. Lo puoi trovare il mercoledì e il sabato, dalle 9 alle 13. Hai presente il Consorzio agrario di Milano? Ecco, il Mercato agricolo si trova proprio lì, in quel cortile. 
E noi l'abbiamo trovato!
Evviva!
Fare la spesa è un'attività che detesto. Ti dirò, al mercato agricolo mi sembra d'essere quasi felice.

COSA&QUANTO

  • un mazzetto di cavolo nero
  • un cipollotto
  • olio
  • una confezione di pancetta (50 gr)
  • sale
  • pepe bianco
  • 3 uova
  • pecorino grattugiato (3 cucchiai abbondanti)
COME
Questa frittata è stata fatta con le uova, il cavolo nero e il cipollotto del mercato agricolo. Come dice Barbieri (Masterchef), la prima cosa è la qualità degli ingredienti. Saggissime parole!
Pulisci il cavolo nero facendo attenzione a togliere la maggior parte di gambo possibile. Ricorda: il gambo è indigesto. 

In padella fai un soffritto di cipollotto e olio. 
Aggiungi la pancetta
Aggiungi il cavolo nero e una tazza abbondante di acqua. 
Sale e pepe. 
Cuoci per 20 minuti in padella.
In una ciotola sbatti 3 uova e aggiungi un po' di pecorino grattugiato (circa 3 cucchiai abbondanti).
Metti il contenuto della ciotola nella padella e lascia che gli ingredienti si amalgamino e formino la frittata.
Cuoci da un lato e poi, facendo saltare la frittata come solo tu sai fare, dall'altro lato.
Aggiungi eventualmente ancora pepe bianco e sale. 

giovedì 12 marzo 2015

Molo fritto su mare di menta




Ci credi? Che la vita si divide tra chi

  • mangia la crosta della pizza e chi no
  • ama i cani / ama i gatti
  • patatine con e senza ketchup
  • dolce/ salato
  • mare/ montagna
  • giorno/ notte
  • fritto sì, fritto no
Fritto sì o fritto no? Per quel che mi riguarda: fritto no. No, no, no. Sono figlia di mia madre, che diamine!

L'unico fritto che ammetto è quello delle patatine consumate in alta montagna, tra una pista e l'altra.
In casa, il fritto mai.
Mio marito (mavvà?) viene da una famiglia che friggerebbe anche le fette biscottate. 
Lui, il marito che cucina, frigge poco, pochissimo.
Se lo fa è solo per sperimentare. 
Molo fritto su mare di menta è il risultato dell' esperimento fritto che oggi ti propongo.

Quando il fritto smetterà di puzzare l'ambiente e pesare sullo stomaco- solo allora- mi avrà! Per adesso te lo lascio tutto. 

COSA&QUANTO

per la cremina
  • una cipolla
  • 2 zucchine
  • un cucchiaio di farina
  • una tazzina di latte
  • sale
  • 4 o 5 rametti di menta
per la pastella
  • mezzo uovo
  • una tazzina da caffè di latte
  • due cucchiai abbondanti di farina di mais
altri ingredienti
  • 6 foglie di salvia
  • 2 moli (un tipi di pesce) a testa)

COME
Cremina: Fai un soffritto di cipolla. Taglia le zucchine a rondelle e falle andare in padella per dieci minuti con un po' di acqua. 
Dacci una spruzzata di farina e versaci una tazzina di latte. 
Regola di sale. 
Fai raggrumare fino a quando non vedi che s'è creata una specie di cremina.
A questo punto spegni il fuoco e aggiungi quattro o cinque rametti di menta- solo le foglie non il rametto! 
Per la pastella: mezzo uovo e una tazzina da caffè di latte. (L'altro mezzo uovo non buttarlo mica, eh!)
Nella pastella ci andrebbe la farina ma mio marito non la mette, non questa volta. Fa una pastella leggera. Secondo me perché la appesantisce dopo. 
Versa la farina di mais in un piatto. 
Fai riscaldare l'olio di semi in una padella dai bordi alti.
Passa la foglia di salvia nella finta pastella (fatta con il mezzo uovo e il latte) e poi nella farina.
Ora getta la foglia nell'olio bollente. 
Questo serve per insaporire l'olio dove friggerai il pesce, ma anche perché le foglie di salvia fritte sono buone. (Se sei "fritto sì!").
Togli le foglie e adagiale sullo scottex.
Anche il pesce- un cugino del nasello di nome molo- verrà fritto nello stesso modo. 
Pulisci il molo e sfilettalo.
Fai passare i filetti di molo nella ciotola con latte e uovo e poi nella farina di mais. 
Friggi nell'olio aromatizzato con salvia. 
Friggi dai due lati. 
Semmai aggiungi un po' di olio. 
Impiattamento: versa le zucchine alla menta in un contenitore e frulla col minipimer
Scola i filetti nello scottex. 
Sul mare di zucchine e menta adagia i moli, quindi guarnisci con salvia.

mercoledì 11 marzo 2015

Torta tisana di Tana




Tutti pazzi per la tisana, così potrebbe intitolarsi il reality show sulla mia vita. 

E' stata mia sorella ad importare le prime tisane dalla Germania, terra di Erasmus, patate ed infusi vaporosi. 
La tisana è quella della sera: io, mia mamma e mia sorella attorno al tavolo. I piedi sulla sedia, le gambe rannicchiate, le mani attorno al caldo della tazza.
La tisana è anche quella delle cinque, spacciata da colleghe altrettanto curiose e tisanose.
La tisana non convince mio marito, non apertamente. 
Se me la preparo e gli chiedo: "Ne faccio anche per te?", lui mi risponde di no, per carità, non se ne parla.
Poi, però, quando mi vede gaudente e appagata, in compagnia della mia tisana, me ne chiede un po'. 
Quindi gli piace, non lo ammette ma gli piace.
Del resto la tisana è molto poco macho.
E allora una torta alla tisana che cos'è??
Una torta alla tisana da lui non me la sarei mai aspettata!
E invece era lei che mi aspettava, sul tavolo della cucina, domenica sera, dopo lo spettacolo.
Evviva!
La tisana ha colonizzato anche la colazione.

COSA&QUANTO
  • 2 etti di farina
  • 1 etto di fecola di patate
  • 70 gr di burro
  • 1 etto di zucchero
  • 2 uova
  • una bustina di lievito pane degli angeli
  • 250 ml di latte
  • una bustina di tisana: YogiTea Classic (canela y especies)
  • 3/4 cucchiai di marmellata a tua scelta

COME
Mescola la farina e la fecola di patate.
Fondi 70 gr di burro, poi aggiungilo alle farine.
Versa nella ciotola 1 etto di zucchero2 tuorli d'uovo. (Conserva gli albumi a parte).
Setaccia il lievito pane degli angeli.
Fai bollire 250 ml di latte insieme alla bustina di tisana. In pratica, fai bollire la tisana nel latte anziché nell'acqua. Puoi scegliere la marca che preferisci, anche se mi sento di consigliarti YogiTea. YogiTea! 
Fai raffreddare latte/tisana e poi versa nella ciotola. 
Mescola bene. 
Preleva un terzo del composto e tienilo da parte. 
Monta gli albumi a neve e incorporali nel composto due terzi
Nel composto più piccolo, quello da un terzo, mescola tre o quattro cucchiai di marmellata a tua scelta- mio marito ha usato quella di lamponi.
Versa il composto più grande -quello da due terzi- nella teglia imburrata. 
Poi usa il composto un terzo per variegare. 
Puoi fare dei disegni, quello che vuoi. 
Cuoci nel forno a 180 gradi per 40 minuti. 

lunedì 9 marzo 2015

Sangue di carota



Il titolo della ricetta l'ha scelto lui, mio marito.
A me fa un po' impressione. 
E invece questa è una ricetta così carina!
Le hai mai assaggiate le carote nere? 
Pare non siano molto diffuse in Italia... peccato, perché sono squisite!
Le purple carrots sono note e apprezzate in Asia, specialmente in Cina, dove da sempre vengono utilizzate sia in cucina, sia in medicina. 
L’interesse per queste carote si è sviluppato di recente in Australia dove, grazie alle ricerche effettuate presso l’Università del Queensland, sono state confermate le loro eccezionali proprietà, benefiche per la salute in generale e in particolare per la prevenzione e la lotta contro i tumori. 
Appartengono alla stessa specie delle normali carote arancioni, ma sono probabilmente originarie dell’Afghanistan.
Noi le abbiamo trovate al Carrefour Market.
Mio marito si è così sbizzarrito.

Ah, mentre scrivo questo post non riesco a non canticchiare tra me e me: "Purple rain... purple rain..." (Che bella è?)


COSA&QUANTO
  • 3 carote nere
  • 2 carote arancioni
  • olio, un filo
  • sale, quanto basta
  • zenzero in polvere, un cucchiaino
  • 4 chiodi di garofano
  • Fundador, 3/4 di bicchiere
  • pepe, due girate
  • aceto balsamico, mezzo bicchiere

COME
Taglia a striscioline- non julienne!- le carote nere e arancioni
In padella: un po' di olio
Buttaci dentro le carote. 
Sala
Una spruzzata di zenzero in povere. 
Quattro chiodi di garofano
Fundador- ocio che fa la fiammata!
Mio marito il Fundador lo versa in due riprese: versa, fiammata, aspetta un minuto, versa di nuovo, fiammata, aspetta un minuto e agita un po' la padella.
Aggiungi una tazza d'acqua, ancora un po' di sale, due girate di pepe
Versa mezzo bicchiere di aceto balsamico.
Cuoci per 20 minuti.


Non vedo l'ora che il marito mi sottoponga mille e millanta purple carrots!

domenica 8 marzo 2015

L8 marzo


Le cose belle di oggi: c'è il sole, sono in scena e abbiamo rifatto le crepes ci ci con una piccola modifica che dopo ti conto.
Le cose brutte: in Italia 450 euro dividono i redditi delle donne dagli uomini; meno di una donna su due lavora; ieri mi è stata raccontata questa storia: "lui la picchiava ma lei non ha detto niente per il bar, c'era il bar e senza il bar lei sarebbe diventata povera, adesso che il bar l'hanno venduto lei l'ha denunciato e si sono separati". Questa storia potrebbe ingannarti per il finale lieto: alla fine lei ce l'ha fatta. Non lasciarti ingannare perché storie del genere non dovrebbero nemmeno nascere, non nella realtà. 


Mio marito mi ha chiesto: "Devo farti gli auguri? Non devo, vero?"
No, niente auguri. Rimbocchiamoci le maniche, piuttosto.
Uomini e donne, apriamo gli occhi. Partiamo dal piccolo, osserviamo le nostre amiche, le nostre mamme, le nostre sorelle, le nostre mogli e fidanzate. Come stanno? Come stiamo? A che punto siamo? Tanto è stato fatto, è vero. Ma tantissimo ancora c'è da fare. Il presidente Obama ha detto: "Selma è ora", poi ha aggiunto che la nuova sfida sul fronte dei diritti civili è quella dei gay e degli immigrati, ultimi fra gli ultimi. Sono d'accordo, ovviamente. Tanto è stato fatto ma tantissimo ancora c'è da fare. 
La 27Ora, dopo #ringraziounadonna, ha lanciato #ringraziounuomo. A tale proposito, ieri, sul Corriere, c'era un articolo che se riesci a reperire ti consiglio di leggere.
Prima di raccontarti la novità delle crepes ci ci, ricordo con gratitudine Fabrizio De Andrè modificando leggermente il verso di una sua canzone- mi perdonerà.
"Anche se noi ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti". 

La modifica della ricetta è questa: al posto dell'impasto alla cannella abbiamo fatto l'impasto agli agrumi!
COME: Grattugia la scorza di un limone e versa due gocce del suo succo nella ciotola con uova, latte, farina e zucchero. Crepe agli agrumi: promossa a pieni voti.
Quella al cioccolato spacca come sempre.
Se vuoi ricontrollare la ricetta guarda qui
Ciao!

sabato 7 marzo 2015

Il gateau di quando era giovane. Con patate.



Mio marito è un camaleonte.
Si impossessa di dialetti, ricette e accenti con gran facilità.
Mio marito è una spugna curiosa.
Una parte della sua anima- e della sua cucina- vive al sud, e il gateau di patate è piatto tipico campano.
Sì, campano. Siamo nel 1768 quando la regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando I Borbone, introduce a Napoli un certo qual gusto francese. 
Gattò (gateau), crocchè e ragù vengon da là. Da quel certo gusto francese. 
Il marito camaleontico, quand'era giovane ed io esistevo solo nei suoi sogni, era noto per scorribande vacanziere nel sud campano dove si nutriva- in orari poco consoni- a suon di pizze e gattò. 
Il gateau/gattò è una bomba
Se sei a dieta, lascia perdere. 
Se hai bevuto e ballato, dacci dentro.
I campani lo preparano soprattutto a Pasquetta, quando vanno per prati. Tu lo puoi fare quando vuoi, anche a Pasquetta. Se non sai con cosa accompagnarlo, ti consiglio di dare un occhio alla nostra sezione sulle torte salate
Le dosi di questa ricetta sono per 4.


COSA&QUANTO
  • 7 etti di patate
  • 2 uova
  • pecorino grattugiato
  • latte, un filo
  • olio, un filo
  • pepe
  • prezzemolo
  • sale
  • un salamino
  • 3 mozzarelline
  • una fetta di scamorza
  • pan grattato


COME
Fai bollire le patate (ancora con la buccia) per mezz'ora in acqua salata. 
Pela le patate e passale nel passa verdure (attrezzo che a-do-ro) Metti le patate in una ciotola. 
Aggiungi due uova, un' abbondante grattata di pecorino, un filo di latte, un filo di olio, pepe e prezzemolo sminuzzato col coltello (ingrediente fondamentale!)
Taglia a cubetti un salamino.
Mio marito ha usato lo strolghino di culatello, che per il gateau di quando era giovane è esagerato. Lui ce l'aveva da finire, per questo l'ha usato. 
Sala, ma prima assaggia e regolati di conseguenza. 
Mescola col cucchiaio in modo da amalgamare tutti gli ingredienti.
Prendi la carta da forno, mettila nella teglia, versaci un filo di olio.
Fai il primo strato con il composto di patate&company, poi taglia a fettine tre mozzarelline e una fetta di scamorza.
Metti le mozzarelline e la scamorza sullo strato, nella teglia. 
Ora fai un altro strato. 
In cima a tutto: il pan grattato
Un filo di olio. 
Inforna a 200° per circa 20 minuti.
Se non usi lo strolghino spendi 10 € (circa) e ci sfami 4 persone.

mercoledì 4 marzo 2015

Rivinci il riccio!


No non puoi sempre vincere... no non puoi sempre vincere...
Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere...
(Ciao, Lucio! Oggi, tre giorni fa, sempre).
Te lo ricordi il post d'esordio di questo blog? Cacca di riccio? 
Il fallimento che speravamo potesse essere il preludio d'una serie di successi?
Speranza infranta contro uno scoglio di ricci. 


Non per colpa di mio marito, lui 'sta volta se l'è cavata bene. Benissimo.
Il problema è a monte.
E' un problema che riguarda il riccio o, meglio, il suo far finta d'essere molto più di ciò che è.
Povero riccio, che c'entra lui?
Lui se ne starebbe volentieri attaccato allo scoglio.
Il problema siamo noi che lo sopravvalutiamo.
Buono, eh. Buona la pasta col sugo di ricci di mare.
Ma davvero li vuoi spendere quei 15€ per una pasta in casa? 
Sì, caro. Un chilo di ricci per 15 €. E il chilo, per fare il sugo di questa pasta, ti serve tutto.
Che poi il punto non sono nemmeno i 15€. 
Il punto è il riccio. 
Non ha senso spendere 15€ per un chilo di ricci.
Lasciamoli lì, sugli scogli.
Del resto abito in una città dove la sopravvalutazione è di casa.
Ogni cosa- a Milano- è sopravvalutata.
No, dai, non ogni cosa.
Il Cenacolo, no.

COSA&QUANTO

  • 978 gr di ricci di mare
  • mezzo spicchio di aglio
  • un pomodoro
  • olio
  • prezzemolo
  • spaghetti


COME
Col guanto di gomma rossa comprato all'Ikea mio marito s'è messo a pulire i ricci. Non senza un pizzico di ansia. Ti dico solo che mi ha chiusa fuori dalla cucina.
Meglio: io sono entrata per fare la foto. A quel punto, non si sa come, un po' di riccio è caduto- o stava per cadere- e mio marito mi ha chiuso fuori dalla cucina.
Dallo spioncino ho visto come devi fare: sega il riccio a metà, passalo sotto l'acqua corrente e col cucchiaino preleva la parte rossa... Solo quella, mi racumandi!! 
Soffritto: aglio e pomodoro (non sugo né passata: un pomodoro tagliato a tocchi).
Aggiungi le uova di riccio. 
Appena le aggiungi devi subito chiudere il fuoco!
Infine trita le foglie di prezzemolo.
Se vuoi, se quando assaggi la pasta ti sembra insipida, la risposta è una sola: bottarga. 
A noi piacciono gli spaghetti belli spessi.
A te?

martedì 3 marzo 2015

Le schie di Mirandolina




Nella Locandiera, Goldoni s'è dimenticato le schie in tecia e alla sua Mirandolina non le fa preparare manco una volta. Eppure le schie sono proprio un piatto da locandiera. Un piatto furbo, tutto d'un pezzo, proprio come lei. 
Per Goldoni il cibo era molto importante, tutto il cibo tranne il pesce. Il pesce a Goldoni non andava a genio. Ne La Locandiera i personaggi vanno avanti a suon di cioccolate, intingoli e Borgogna: nella scena quarta del secondo atto, Mirandolina entra nella camera del Cavaliere di Ripafratta con un tondo in mano- il tondo sarebbe una specie di vassoio coperto. Il Cavaliere le dice di mollare giù il vassoio, ma Mirandolina ci tiene a posizionare lei stessa la vivanda sulla tavola.

CAVALIERE   Vi ringrazio. Che vivanda è questa?
MIRANDOLINA   Egli è un intingoletto fatto con le mie mani.
CAVALIERE   Sarà buono. Quando lo avete fatto voi, sarà buono.
MIRANDOLINA   Oh! Troppa bontà, signore. Io non so fare niente di bene. Ma bramerei saper fare, per dare del genio a un cavalier sì compito. (...) Avrei piacere di sentire se quel piatto le dà nel genio.
CAVALIERE   (...) Buono, prezioso. Oh che sapore! Non conosco che cosa sia.
MIRANDOLINA   Eh, io, signore, ho de' secreti particolari. Queste mani sanno fare delle belle cose.
CAVALIERE   (al servitore) Dammi da bere. (...) Dammi del vino di Borgogna.

Senti come si indigna quel gelosone del Marchese di Forlipopoli : "Come! A lui si fanno gli intingoli saporiti, e a me carnaccia di bue e minestra di riso lungo?"
"Come! A lui le schie in tecia e a me la simmenthal dell'Esselunga?"
Me la vedo Mirandolina che schiaffa la tecia davanti al Cavaliere di Ripafratta. Lei, tronfia e spavalda, lui, titubante e impaurito. 


"Che cosa sono quei gamberetti?"
"Gamberetti, illustrissimo"
"E da quando del gamberetto si mangia anche la testa?"
"Illustrissimo, credevo che a un uomo tutto d'un pezzo come voi siete, le teste dei gamberi avrebbero fatto piacere. Comandate e io leverò le teste ai gamberi, così come faccio per il Conte e per il Marchese"
"Il Conte e il Marchese chiedono le schie senza testa?"
"Sempre, signore. Come tutte le brave dame di corte. Perdonate, illustrissimo, pensavo voi foste... diverso"
"Avete pensato bene!"
"Come?"
"Vi dico di più: la prossima volta, delle schie, portatemi solo le teste"
"Senza neanche un po' di polenta?" 

Mirandolina è uno dei miei personaggi preferiti, è una vecchia volpona, una donna agguerrita che provvede a se stessa e a cui piace divertirsi. Ma si diverte non come pensano alcuni che magari Goldoni l'hanno solo studiato a scuola senza mai leggerlo davvero. 
Fai conto che la scena di prima, quella dove il Cavaliere si complimenta per l'intingolo, arriva nel secondo atto. E nel secondo atto il Cavaliere è già bello che cotto. All'inizio della commedia, la situazione è un'altra: il Conte d'Albafiorita e il Marchese di Forlipopoli stravedono per Mirandolina; il Cavaliere di Ripafratta fa lo schizzinoso. A Mirandolina questa cosa non va giù, non per civetteria ma per filosofia. Guarda l'astuzia da sofista che tira fuori nella scena quindicesima del primo atto:


MIRANDOLINA   Osservi il servizio di tavola.
CAVALIERE   Oh! Queste tele di Fiandra, quando si lavano, perdono assai. Non vi è bisogno che le insudiciate per me.
M.   Per un cavaliere della sua qualità, non guardo a queste piccole cose. (...)
C.   (Non si può negare che costei non sia una donna obbligante).
M.   (Veramente ha una faccia burbera da non piacergli le donne).
(...)
M.   A pranzo, che cosa comanda?
C.   Mangerò quello che vi sarà. (...) Se vorrò qualche cosa lo dirò al cameriere.
M.   Ma in queste cose gli uomini non hanno l'attenzione e la pazienza che abbiamo noi altre donne.
C.   Vi ringrazio, ma né anche per questo verso vi riuscirà di fare con me quello che avete fatto con Conte e col Marchese.
M.   Che dice della debolezza di quei due cavalieri? Vengono alla locanda per alloggiare e pretendono di fare all'amore con la locandiera. Abbiamo altro in testa noi, che dar retta alle loro ciarle. Cerchiamo di fare il nostro interesse, se diamo loro delle buone parole lo facciamo per tenerli a bottega; e poi, io principalmente, quando vedo che si lusingano, rido come una pazza.
C.   Brava! Mi piace la vostra sincerità!

Il Cavaliere è cotto. A Mirandolina è bastato fargli credere di essere come lui, di vedere le cose che vede lui: il Conte e il Marchese sono due deboli. Prendersi una cotta è essenzialmente questo: riconoscersi nell'altro, sentire di non essere più soli, trovare- credere di aver trovato- uno che pensa e sente quello che pensiamo e sentiamo noi. Peccato che Mirandolina senta e pensi tutto ciò che si può sentire e pensare. E' il suo lavoro, ce lo dice lei. Il Cavaliere faceva lo schizzinoso e per lei questo era un problema perché rischiava di perdere- o di non guadagnare- un cliente. Senti come vanno avanti gli scambi successivi tra i due.

M.   Ha una moglie V. S. Illustrissima?
C. Il cielo me ne liberi. Non voglio donne. 
M.   Bravissimo. Si conservi sempre così.
(...)
C.   Avete premura di partire?
M.   Non vorrei esserle importuna.
C.   No, mi fate piacere; mi divertite.
M.   Vede, signore? Così fo con gli altri. Mi trattengo qualche momento, sono piuttosto allegra (...) ed essi subito credono... se la m'intende; e mi fanno i cascamorti.
C.   Ed essi si'innamorano?

Strano, eh, Cavaliere di Ripafratta? Innamorarsi di una come Mirandolina. Che follia! 
Sarebbe riuscita a farti innamorare anche con un piatto di schie in tecia.

Rina Morelli e Marcello Mastroianni nell'allestimento di Luchino Visconti.

domenica 1 marzo 2015

Torta di frutta della Franca


Per fortuna che ci pensa la mamma di mio marito a rimpolpare la sezione dolci del nostro blog! E che rimpolpamento! La torta di frutta è in assoluto la mia torta preferita, anzi, è in assoluto la mia torta. L'unica che mangio volentieri, l'unica che chiedo quando mi si chiede di scegliere una torta. Al nostro matrimonio, io e mio marito avevamo una mega crostata di lamponi. Banditi il pan di spagna, la panna e- soprattutto- le statuine.
La torta di frutta è uno degli assi nella manica della Franca. Le viene bene, non c'è niente da fare. Le viene sempre bene, sempre uguale a se stessa. E' la cosa più vicina a un prodotto di pasticceria che sia passata davanti ai miei occhi. La Franca mi ha regalato la ricetta credendo che io sia in grado di produrre una simile bellezza. Intanto posto il procedimento, poi vediamo.