venerdì 13 febbraio 2015

Fino all'ultimo soufflé


Uh, che giorni ricchi di emozioni. Tra il Festival con Romina e Albano che hanno cantato insieme Felicità e tutti battevano le mani ma lei poi non ha voluto baciarlo e San Valentino ormai alle porte con Tiziano Ferro che ha dato le sue canzoni ai Baci Perugina non sappiamo davvero da che parte voltarci. Direi dalla parte di Tiziano Ferro, il momento più alto di Sanremo. Sì, l'ho guarducchiato. La prima e la seconda, alla terza ho detto basta. Io il Festival non l'ho mai seguito, da qualche anno lo guarducchio. Più per curiosità sociologica/giornalistica che per vero interesse. Quando ci sono questi grandi eventi e tu stai nel mondo, nel mondo che comunica, un occhio ce lo devi buttare. Anche su Twitter, se ti vuoi un po' di bene. Anzi, su Twitter il Festival è perfino divertente. I cinguettii purificano lo spettacolo di Rai uno da tutte quelle cose che ha e che non padroneggia. Se accendi la tv provi imbarazzo, se sposti lo sguardo sul tuo cellulare sorridi. Devo ammettere che io vivo di questi contrasti: la mia educazione mi vieterebbe di sintonizzarmi sul primo canale, poiché in casa mia- fin dai nonni- il Festival è sempre stato fortemente bistrattato come lo spettacolo impietoso della nostra triste Italia. Dall'altro canto nel mio sangue scorre la vena della curiositas. Non riesco a bistrattare a priori. Devo sentire, vedere, guardare... farmi un'opinione. Mio marito, che dal canto suo bistratterebbe volentieri a priori, seduto accanto a me davanti alla famiglia con 16 figli che senza l'aiuto di Dio non ce la farebbe, mi ha ripetuto più volte: "Dobbiamo proprio?". Non lo so. Dobbiamo? Dobbiamo scambiarci baci e regali il giorno del Santo patrono dell'amore? No, mi vien da dire. Dei 12 San Valentini che abbiamo passato insieme io e mio marito non ne abbiamo festeggiato uno. O forse li abbiamo festeggiati tutti. Non saprei. E' il mio onomastico e questo mi piace perché è l'unico santo insieme a Stefano che tutti si ricordano e quindi ricevo un sacco di auguri. Il primo- e il più importante- a farmi gli auguri è sempre mio papà. Quest'anno si è superato. Me li ha fatti tre giorni fa. 


Adesso potrei dire una di quelle frasi che tutti prima o poi dicono: bisogna festeggiare tutti i giorni, tutti i giorni bisogna stupirsi e riconquistarsi, San Valentino è una festa commerciale... inventata dall'industria dei cioccolatini... Eppure... eppure le frasi di Tiziano Ferro nei Baci Perugina mi tentano. Tanto. 
La verità è che vorrei essere un po' di più come Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg e un po' meno come Albano e Romina. Te li immagini Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg che festeggiano San Valentino e guardano il festival di San Remo? Naaa... quelli rubano auto, fumano Gauloises e leggono France Soir. Io non riesco a rubare neanche una gomma da masticare e ho smesso di fumare! Si sta con quel che c'è, si fa quel che si può. Non mi resta che consolarmi con Fino all'ultimo soufflé di mio marito.
(Se non l'hai visto, anche se so che l'hai visto, vedilo. A bout de souffle!)

COSA&QUANTO
  • 20 gr di burro
  • 30 gr di farina
  • 100 ml di latte
  • 3 uova
  • 50 gr di pecorino

COME
Avrai capito che la particolarità di questo soufflé è il pecorino. Ne verranno altri dove le particolarità saranno altre, tipo il radicchio. Adesso concentriamoci sul pecorino. 
Sciogli il burro nel padellino, aggiungi la farina e poi il latte. Mescola e cuoci per otto minuti, poi spegni e fai riposare per cinque minuti. 
Monta a neve i 3 bianchi. La neve deve essere soda, cioè se muovi la ciotola, la neve non si deve muovere. 
Versa i tuorli e il pecorino nel composto (cioè burro, farina e latte) e mescola. 
Olia la teglia. 
Incorpora i bianchi mescolando dal basso verso l'alto così il soufflé cresce di volume. 
Versa il composto nella teglia e cuoci per 15/20 minuti a 160 gradi.
Ricetta economica, buona e simpatica. 
Il soufflé è uno dei piatti forti di mia mamma. 
Per mio marito era la prima volta. Direi che se l'è cavata bene!

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