venerdì 27 febbraio 2015

Bagna cauda ripensata


Sono stata malata tutta la settimana, quasi, e quando si è malati è difficile se non impossibile fare qualsiasi cosa. 
"Ma le donne non si ammalano mai e quando si ammalano nessuno se ne accorge"- mi dice il marito interdetto, se non divertito, dall'altro capo del telefono, dall'altra parte dell'Oceano. 
"Mia mamma quando si ammalava mica si metteva a letto". 
Io non riesco a replicare, sto troppo male. Metto giù il telefono e sbircio la casa buia e vuota, dove da giorni vivo senza mangiare, spostandomi a fatica dal letto al divano e dal divano al letto. 
Mi dico che forse dovrei stirare, cucinare, fare la spesa, scrivere, andare a lavorare. Mi dico che sono pigra, viziata, debole, flaccida. Per lo sconforto m'infagotto nel piumone e dormo per 12 ore di seguito. 
Passata la febbre e i deliri che essa comporta, riacquisto lucidità e decido che stasera, quando lo vedo, glielo spiego io a mio marito com'è che funziona. Lui, che comunque è stato ben educato (dai 18 anni in poi), talvolta cade in certi luoghi comuni che mandano in bestia la me sfebbrata.
Che la donna non si ammali mai è un luogo comune intriso di Istituto luce, bigodini e lucido da scarpe. Che la donna, nonostante il febbrone da cavallo, spesso e volentieri debba occuparsi della casa e dei bambini è lapalissiano. Lapalissiano ma non per questo giusto. Lapalissiano ma non per questo deve riguardarmi, nonostante sia una donna, a tratti femminile, che un giorno vorrebbe diventare anche mamma. 
Posso oppormi? Possiamo dirlo? Ai mariti, agli amanti, ai datori di lavoro, ai fidanzati, ai figli? Anche alle donne viene la febbre. 
Che poi i figli delle super mamme crescono così, con queste convinzioni. Come mio marito. Io non sono super, io sono normale, sono come lui. Come un uomo. O, se ti fa meno impressione, gli uomini sono come noi, come le donne. Adesso un applauso silenzioso va a tutte le donne che hanno dovuto e ancora devono mettere da parte la propria febbre per fare posto alla cena del marito o ai compiti del figlio. Noi cercheremo di fare in modo diverso e, anche se mio marito a volte cade nelle trappole che gli tende la sua memoria, la sua cultura, so che lo sa. Che ci permettiamo di essere quello che siamo nel momento in cui lo siamo. E forse questo blog ne è una piccola traccia. 

La bagna cauda ripensata è stata usata dal marito che cucina per accompagnare le quaglie di San Valentino. Mi è piaciuta molto e credo che possa accompagnare molti altri tipi di carni. Lo sai, no, che io sono per un quarto piemontese. Un quarto sui generis. In casa nostra la bagna cauda è considerata con altezzosità: un piatto povero, puzzolente... tutto quell'aglio. Non c'è bisogno di tutto quell'aglio. Devo quindi essere sincera: non so come sia la bagna cauda originale. Sta di fatto che mio marito l'ha ripensata. Ecco come. (Con l'aglio, ovviamente).

COSA&QUANTO

  • olio
  • uno spicchio di aglio
  • 3 acciughe sott'olio
  • 2 cardi
  • vino rosso

COME
Fai bollire i cardi tagliati a pezzi in acqua salata.
In padella versa l'olio e aggiungi uno spicchio di aglio tagliato a pezzettini.
Ora le acciughe e i cardi già bolliti. 
Sfuma col vino rosso.

1 commento:

  1. Gli uomini hanno sempre il tatto di un elefante. Parlano loro, che appena hanno una linea di febbre sembra che abbiano quaranta di febbre. Amo i cardi perchè mi piacciono le cose amare, mi piace questa idea, credo proprio che la proverò

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