sabato 28 febbraio 2015

Il baccalà ama la polenta. La polenta ama tanti.



Lo sai già: in casa nostra il baccalà va alla grandissima. Con la polenta fa subito casa, famiglia. Polenta e baccalà sono due ingredienti della mia infanzia che mio marito ha sposato con l'entusiasmo di sempre. Il baccalà ama la polenta, la ama tanto. La polenta ama un po' tutti, ama chi c'è, chi arriva. I funghi, la carne, il formaggio, il latte. Sta bene anche da sola, quindi- soprattutto- la polenta ama se stessa.



venerdì 27 febbraio 2015

Bagna cauda ripensata


Sono stata malata tutta la settimana, quasi, e quando si è malati è difficile se non impossibile fare qualsiasi cosa. 
"Ma le donne non si ammalano mai e quando si ammalano nessuno se ne accorge"- mi dice il marito interdetto, se non divertito, dall'altro capo del telefono, dall'altra parte dell'Oceano. 
"Mia mamma quando si ammalava mica si metteva a letto". 
Io non riesco a replicare, sto troppo male. Metto giù il telefono e sbircio la casa buia e vuota, dove da giorni vivo senza mangiare, spostandomi a fatica dal letto al divano e dal divano al letto. 
Mi dico che forse dovrei stirare, cucinare, fare la spesa, scrivere, andare a lavorare. Mi dico che sono pigra, viziata, debole, flaccida. Per lo sconforto m'infagotto nel piumone e dormo per 12 ore di seguito. 
Passata la febbre e i deliri che essa comporta, riacquisto lucidità e decido che stasera, quando lo vedo, glielo spiego io a mio marito com'è che funziona. Lui, che comunque è stato ben educato (dai 18 anni in poi), talvolta cade in certi luoghi comuni che mandano in bestia la me sfebbrata.
Che la donna non si ammali mai è un luogo comune intriso di Istituto luce, bigodini e lucido da scarpe. Che la donna, nonostante il febbrone da cavallo, spesso e volentieri debba occuparsi della casa e dei bambini è lapalissiano. Lapalissiano ma non per questo giusto. Lapalissiano ma non per questo deve riguardarmi, nonostante sia una donna, a tratti femminile, che un giorno vorrebbe diventare anche mamma. 
Posso oppormi? Possiamo dirlo? Ai mariti, agli amanti, ai datori di lavoro, ai fidanzati, ai figli? Anche alle donne viene la febbre. 
Che poi i figli delle super mamme crescono così, con queste convinzioni. Come mio marito. Io non sono super, io sono normale, sono come lui. Come un uomo. O, se ti fa meno impressione, gli uomini sono come noi, come le donne. Adesso un applauso silenzioso va a tutte le donne che hanno dovuto e ancora devono mettere da parte la propria febbre per fare posto alla cena del marito o ai compiti del figlio. Noi cercheremo di fare in modo diverso e, anche se mio marito a volte cade nelle trappole che gli tende la sua memoria, la sua cultura, so che lo sa. Che ci permettiamo di essere quello che siamo nel momento in cui lo siamo. E forse questo blog ne è una piccola traccia. 

lunedì 23 febbraio 2015

Quaglia balsamica


Come ho già detto, io e mio marito non siamo di quelli che a San Valentino festeggiano. Non più degli altri giorni. Lui mi ha regalato un ovetto kinder e io un'idea per fare quattro salti fuori dalle mura domestiche. 
I quattro salti si sono protratti fino alle otto e mezza di sera. 
No problem, siamo abituati a mangiare a orari poco nordici. Basta parcheggiare e poi è fatta. Basta parcheggiare. Basta... aiuto! Tutta Milano festeggia San Valentino nella nostra zona? S'è sparsa la voce che mio marito cucina? 
Giriamo per un'ora e mezza. Non sto scherzando.
Il buon umore non ci abbandona, per fortuna, e alle dieci e mezza mio marito si mette ai fornelli.

COSA&QUANTO

  • quaglie a piacimento (una o due a testa)
  • tre o quattro fette di guanciale per quaglia
  • 30 gr di burro
  • uno scalogno
  • spago per legare
  • sale 
  • pepe
  • Fundador
  • aceto balsamico

COME
Quaglie da pelare... come fare? 
Ancor prima di incominciare io mi sento già in difficoltà, non so se voglio vedere mio marito che spella (o spela?) una quaglia. 
Preferisco documentarmi su Wikipedia sul significato della locuzione salto della quaglia e scopro tante, beh alcune, cose interessanti. Tipo che la quaglia salta sul serio, in natura! Lo fa per confondere i cani da caccia. La quaglia salta e così facendo cambia repentinamente la direzione stabilita, lasciando i cani di stucco. Mio marito nel frattempo ha quagliato (ah ah) ed ha tolto la pelle alla quaglia. 
In realtà le nostre quaglie sono ben ben quattro, abbiamo voluto esagerare. 
Adesso mio marito incapretta le quattro quaglie. 
Le incapretta col guanciale. 
Non guardarmi così. Il verbo incaprettare esiste, mio marito l'ha usato. Non posso mica cambiargli le parole in bocca. Potendo scegliere avrei preferito: lega guanciale e quaglia con lo spago. 
Più neutro, più chirurgico.
Ormai è andata. Lui l'ha detto e io l'ho scritto. Andiamo avanti.
Tre o quattro fette di guanciale per quaglia, non una.
Io ne avrei messa una, ho avuto l'ardire di esprimere il mio parere ad alta voce e mio marito si è scandalizzato. 
"Almeno quattro! Almeno!"
Posiziona sul fornello la teglia che poi userai nel forno: trita lo scalogno e fai sciogliere il burro. 
Metti nella teglia le quaglie. 
Sale.
Pepe.
Fai rosolare per 7 minuti. 
Versa il Fundador e continua a far cuocere nella teglia sul fornello. 
Aggiungi aceto balsamico a piacere, così le quaglie diventano belle agrodolci. 
Non esagerare altrimenti l'aceto copre il gusto della quaglia. 
Inforna nel forno ben caldo e cuoci per circa 30 minuti. 
Stai sempre all'occhio perché se esageri con la cottura poi le quaglie diventano stoppose e non c'è balsamico che tenga!
Sì, la cucina è una questione di equilibri. 
Sarà forse per questo che non è proprio il mio forte?
Mai disperare, mai! Lo sai che ieri ho preparato la salsa cocktail? E lo sai che mio marito ha detto che sono stata bravissima? Ah ah!
La quaglia balsamica si accompagna, nei nostri piatti, con la bagna cauda ripensata. E che cos'è la bagna cauda ripensata? Non lo so. Domani rileggo gli appunti e poi te lo spiego.

giovedì 19 febbraio 2015

Zaru Osa


Lo street food da qualche anno è diventato un appuntamento fisso in qualsiasi momento della giornata e della settimana un po’ per tutti. Come indicano le parole, (perché le parole sono importanti, sempre) lo street food è cibo preparato, comprato e mangiato in strada.
Diciamo che qui in Italia, per lo meno a Milano, quello più consumato è il panino con la salamella con tutto quello che ti viene in mente delle 5 del mattino. Per me è la migliore buonanotte dopo una serata impegnativa.
Street food ormai significa anche cibo buono, veloce e soprattutto gustoso!
La prima ricetta che ti diamo arriva direttamente dal Giapponeuna delle nostre cucine preferite. E in fatto di street food ne sanno parecchio. Si chiama Zaru Soba
Sono spaghetti di grano saraceno, soba, molto salutari e nutrienti. I giapponesi lo mangiano soprattutto in estate per rinfrescarsi ma cosa c’è di meglio che ribaltare le convenzioni e mangiare un piatto estivo in pieno inverno?! Magari ti ricordi di quel giorno che hai cenato in riva al mare…
L’unica complicazione potrebbero essere alcuni ingredienti “etnici”. Se ti piace cucinare etnico, il mio consiglio è andare da Kathay in via Rosmini e fare incetta di tutte quelle salsine, spezie e alghe di cui forse non sai nemmeno l’esistenza ma che ti apriranno un nuovo sguardo sul cibo, globalmente. E poi ti assicuro che è un’esperienza unica. Ti senti un po’ straniero a casa, cosa sempre stimolante. Ti fai cogliere dalla stessa curiosità con cui a 5 anni hai mangiato il tuo primo carciofo (questo è un ricordo unico per me, tu ti ricordi quando hai assaggiato qualcosa per la prima volta?).


COSA&QUANTO
  • 250 gr soba
  • 2 cipollotti
  • 3 cm di daikon
  • wasabi
  • 50 gr alghe coreane salate
  • 50 ml salsa per soba

COME 
Fai bollire l’acqua leggermente salata e fai bollire i soba (4 min. circa). Intanto in una ciotolina versa la salsa per i soba con dell’acqua (1 parte di salsa e 1 parte di acqua). Taglia i cipollotti finemente, anche la parte verde! 
Grattugia il daikon e tagliuzza a listarelle le alghe.
Ora arriva la parte divertente: per il wasabi io compro quello in polvere da emulsionare con qualche goccia d’acqua ma va bene anche il tubetto già preparato (secondo me ha un altro sapore e non è wasabi ma mi dicono che sono troppo estremista…).
Scola i soba e raffreddali sotto l’acqua. Mettili in un piatto e cospargili di alghe, senza esagerare. 
Accanto al tuo piatto ora crei la tua salsina: salsa, cipollotti, daikon e wasabi.
Mangia. (!!)
Tempo di preparazione: 10 min
Costo: 8 euro
Arigato!

mercoledì 18 febbraio 2015

TortAlexis


Questo non è un blog di politica, lo sai. Non ne parlo mai perché non è il caso né il luogo.
Eppure, con la leggerezza che a tratti mi contraddistingue, vorrei dedicare questa torta ad Alexis. Tsipras. 
Il sexyssimo premier che ha il desiderio e l'ònere di traghettare la Grecia verso un presente più giusto. 
Io spero, voglio, che ce la faccia.
Perché la Grecia l'ho studiata in tutte le salse. E amata. 
Perché l'ho vista. E amata. 
Viaggio di maturità, viaggio d'amore, viaggi in famiglia. L'ultimo viaggio è stato l'unico un po' triste: erano iniziate le difficoltà e io le ho intraviste. 
E quindi Alexis questa torta è per te, perché sappiamo- io e mio marito- che la Grecia non è solo feta, olive e yogurt. Anche se- a me e mio marito- la feta, le olive e lo yogurt piacciono tanto. 
A te auguriamo molto di più.

COSA&QUANTO
  • 2 cetrioli
  • pasta brisé
  • 2 uova
  • un bicchiere di latte
  • 170 gr yogurt greco
  • sale
  • menta (va bene anche quella secca)
  • mezzo spicchio di aglio
  • prezzemolo
  • pepe


COME
Ad essere sinceri in questa ricetta di greco c'è solo lo yogurt. E l'aglio. E il cetriolo. Il cetriolo è piuttosto greco.
Taglia a quadratini o rettangolini i cetrioli (freschi eh!).
Metti la pasta brisé nella teglia. 
Rompi due uova e mescola con la forchetta, aggiungi nella ciotola un bicchiere di latte, mescola con la forchetta, aggiungi i cetrioli e lo yogurt greco che ci dà un po' di acido, un pizzico di sale e una spolverata di menta.
Mescola, assaggia ed esclama: mmm che bontà! 
Ora ci vuole mezzo spicchietto d'aglio privato dell'anima e il prezzemolo che ci dà un po' di verde. 
Pepa. 
Mescola. 
Versa il composto nella teglia foderata di brisé. 
Metti in forno a 200 gr per 30 minuti circa.

lunedì 16 febbraio 2015

Cannolicchi sprint


Questo è un post crudele. Sappilo. 
E' uno di quei post che mi fanno capire perché non faccio la cuoca.
A parte il fatto che non ho talento, pare io non abbia neanche la tempra. 
Non per niente quando sono sola apro la busta delle verdure surgelate e via.
Per dirti, il cannolicchio, quando tu lo compri dal pescivendolo, si muove! E quando il cannolicchio si muove, pescivendolo e marito si compiacciono mentre moglie sviene.
Tuttavia la ricetta è buona perciò la posto.
Anche se è crudele
Crudele in tutti i sensi.
Uno dei modi per catturare il cannolicchio è dragando il mare, quindi scavando e setacciando i fondali marini. Adesso però pare non draghino più niente. 
Se il cannolicchio lo si pesca meglio per te che te lo mangi. Se non lo si pesca: amen. Fatti un'orata.
Un altro modo crudelissimo per catturare il cannolicchio è mettergli del sale grosso nella tana così lui esce per la differenza di salinità e viene catturato. 
Anche questo metodo spero non sia più in voga.
Ora basta perché sennò non scrivo più la ricetta.
Trattasi di ricetta sprintosa, perfetta per cene con tanti amici. 
Tu prepari un paio di vassoi di cannolicchi, li fai girare tra gli ospiti che si servono da soli anche con le mani e per almeno uno degli antipasti sei a posto.

domenica 15 febbraio 2015

Cous Veg Cous


Posterò la cena di San Valentino (slurp!) ma non oggi.
Oggi voglio parlare di couscous, un piatto a cui sono molto legata.
Mi ricorda il Marocco che è stato uno dei primi viaggi che ho fatto con mio marito quando non era ancora mio marito. Dopo la Corsica, la Grecia e Parigi c'è stato il Marocco. Il Marocco e i suoi mercati, le sue strade senza nome, i bambini che corrono all'uscita della scuola e- chissà perché- corrono attorno alle mie gambe lanciandomi piccoli sassolini. Le terrazze contro il cielo con la voce del muezzin che cantilena tutto intorno. I muri spessi con i graffiti che disegnano la politica. Perdersi e ritrovarsi. Arrivare dove tutto è calmo ed ordinato e sembra un po' la Svizzera. Incontrare una scimmia e farsi da lei rubare le noccioline. Parlare con un fotografo che di lavoro fa questa cosa qui: viaggiare, fotografare e per mesi e mesi non tornare. E poi il couscous. 
Il nostro riad di Fez era gestito da una donna incantevole, ottima cuoca. Ricordo un couscous di pollo e verdure spaziale. E ricordo anche la reazione di una coppia di americani, seduti accanto a noi. Americani vegetariani. Okay. L'avete letto il menù? Sì. Tutto chiaro: couscous di pollo e verdure. Avete scelto di sedervi ugualmente a tavola e allora perché adesso fate tante storie? La donna incantevole proprio non capiva cosa ci sia di sbagliato nel suo couscous. Prova a suggerire alla coppia di levare i pezzi di pollo. Ma loro: no, il pollo ha contaminato tutto il resto. 
Non c'è stato niente da fare: la donna incantevole è dovuta tornare in cucina con i due piatti dei turisti tra le mani e non so davvero cosa si sia dovuta inventare per sfamarli. 
Allora. Sono stata vegetariana per sette anni e vegana per tre. Credo di poter parlare. Siamo abituati troppo bene e a me questa cosa fa imbestialire. Se vuoi viaggiare, dico io, soprattutto in posti che non sono l'America, potrai passarci sopra ai tuoi regimi alimentari, alle tue allergie o intolleranze oppure vuoi davvero far tornare in cucina un piatto di couscous che la maggior parte delle persone che ti sta ospitando nel suo paese si sogna? Cose del genere mi sono capitate anche in Africa: vedere piatti tornare in cucina tra le mani di un cameriere basito perché "sono intollerante ai latticini". E quando assisto a queste scene davvero un po' mi inalbero e un po' mi vergogno. Perché sento e vedo negli occhi dell'altro l'autentico stupore di chi non sa che nella vita non sempre si può scegliere. 
Forse l'hai già capito: io sono fieramente contraria agli schizzinosi della tavola. Ovviamente rispetto tutto: scelte alimentari, allergie, ideologie... ma credo che a volte si tenda un po' ad esagerare. E le esagerazioni non mi piacciono.
Mi piace invece il couscous. E quello vegetariano, fatto solo di verdure, è il mio preferito.

venerdì 13 febbraio 2015

Fino all'ultimo soufflé


Uh, che giorni ricchi di emozioni. Tra il Festival con Romina e Albano che hanno cantato insieme Felicità e tutti battevano le mani ma lei poi non ha voluto baciarlo e San Valentino ormai alle porte con Tiziano Ferro che ha dato le sue canzoni ai Baci Perugina non sappiamo davvero da che parte voltarci. Direi dalla parte di Tiziano Ferro, il momento più alto di Sanremo. Sì, l'ho guarducchiato. La prima e la seconda, alla terza ho detto basta. Io il Festival non l'ho mai seguito, da qualche anno lo guarducchio. Più per curiosità sociologica/giornalistica che per vero interesse. Quando ci sono questi grandi eventi e tu stai nel mondo, nel mondo che comunica, un occhio ce lo devi buttare. Anche su Twitter, se ti vuoi un po' di bene. Anzi, su Twitter il Festival è perfino divertente. I cinguettii purificano lo spettacolo di Rai uno da tutte quelle cose che ha e che non padroneggia. Se accendi la tv provi imbarazzo, se sposti lo sguardo sul tuo cellulare sorridi. Devo ammettere che io vivo di questi contrasti: la mia educazione mi vieterebbe di sintonizzarmi sul primo canale, poiché in casa mia- fin dai nonni- il Festival è sempre stato fortemente bistrattato come lo spettacolo impietoso della nostra triste Italia. Dall'altro canto nel mio sangue scorre la vena della curiositas. Non riesco a bistrattare a priori. Devo sentire, vedere, guardare... farmi un'opinione. Mio marito, che dal canto suo bistratterebbe volentieri a priori, seduto accanto a me davanti alla famiglia con 16 figli che senza l'aiuto di Dio non ce la farebbe, mi ha ripetuto più volte: "Dobbiamo proprio?". Non lo so. Dobbiamo? Dobbiamo scambiarci baci e regali il giorno del Santo patrono dell'amore? No, mi vien da dire. Dei 12 San Valentini che abbiamo passato insieme io e mio marito non ne abbiamo festeggiato uno. O forse li abbiamo festeggiati tutti. Non saprei. E' il mio onomastico e questo mi piace perché è l'unico santo insieme a Stefano che tutti si ricordano e quindi ricevo un sacco di auguri. Il primo- e il più importante- a farmi gli auguri è sempre mio papà. Quest'anno si è superato. Me li ha fatti tre giorni fa. 


Adesso potrei dire una di quelle frasi che tutti prima o poi dicono: bisogna festeggiare tutti i giorni, tutti i giorni bisogna stupirsi e riconquistarsi, San Valentino è una festa commerciale... inventata dall'industria dei cioccolatini... Eppure... eppure le frasi di Tiziano Ferro nei Baci Perugina mi tentano. Tanto. 
La verità è che vorrei essere un po' di più come Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg e un po' meno come Albano e Romina. Te li immagini Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg che festeggiano San Valentino e guardano il festival di San Remo? Naaa... quelli rubano auto, fumano Gauloises e leggono France Soir. Io non riesco a rubare neanche una gomma da masticare e ho smesso di fumare! Si sta con quel che c'è, si fa quel che si può. Non mi resta che consolarmi con Fino all'ultimo soufflé di mio marito.
(Se non l'hai visto, anche se so che l'hai visto, vedilo. A bout de souffle!)

COSA&QUANTO
  • 20 gr di burro
  • 30 gr di farina
  • 100 ml di latte
  • 3 uova
  • 50 gr di pecorino

COME
Avrai capito che la particolarità di questo soufflé è il pecorino. Ne verranno altri dove le particolarità saranno altre, tipo il radicchio. Adesso concentriamoci sul pecorino. 
Sciogli il burro nel padellino, aggiungi la farina e poi il latte. Mescola e cuoci per otto minuti, poi spegni e fai riposare per cinque minuti. 
Monta a neve i 3 bianchi. La neve deve essere soda, cioè se muovi la ciotola, la neve non si deve muovere. 
Versa i tuorli e il pecorino nel composto (cioè burro, farina e latte) e mescola. 
Olia la teglia. 
Incorpora i bianchi mescolando dal basso verso l'alto così il soufflé cresce di volume. 
Versa il composto nella teglia e cuoci per 15/20 minuti a 160 gradi.
Ricetta economica, buona e simpatica. 
Il soufflé è uno dei piatti forti di mia mamma. 
Per mio marito era la prima volta. Direi che se l'è cavata bene!

lunedì 9 febbraio 2015

Lazy T.



Hai presente quei weekend pigri d’inverno?! Quando vorresti fare tutto quello che non hai potuto durante la settimana e invece non hai nemmeno la forza di infilarti un paio di scarpe?! Ecco questo cocktail nasce proprio un sabato pomeriggio molto pigro.  perché tra noi amici scorre la vena dell’alcolismo, senza la vena dell’abbrutimento però. Risulta essere la soluzione ad ogni domanda. Non hai nulla da fare? Sei pigro? Vuoi divertirti? Vuoi essere triste? Allegro? Bevi!

La mia filosofia è sempre stata: bevi per essere ancora piu’ felice. Ma anche quella di Bukowski è ottima.

 

Come per il cibo, anche i cocktails possono essere preparati ad arte in casa. Certo vuoi mettere andare dal tuo barista preferito e scambiare due chiacchiere mentre ti prepara un americano? Ma vuoi mettere bere un buon drink a casa in un gelido sabato pomeriggio d’inizio febbraio?

La ricetta è semplice e un po’ leggera…siamo nel pomeriggio in fin dei conti ed è sabato sera... magari poi usciamo e andiamo a trovare il nostro amico barista.

 

Freddo, pomeriggio, quindi tè.

 

LAZY NOON o LAZY T (eh sì il nome del cocktail deve essere in inglese)

 

COSA&QUANTO

- 12 cl di tè verde

- cetriolo (a gradimento)

- 4 cl di vodka

- 2 cl di ginger ale


COME

Preparare il tè come al solito (acqua quasi bollente e la bustina del tuo tè verde preferito). Se preferisci il tè nero c’è una variante possibile: brandy e porto al posto della vodka e ginger ale.

Raffreddare il tè in frigo per 30 min. Prendi il tuo bicchiere (se hai un bicchiere da punch è perfetto, se no va benissimo un qualsiasi bicchiere basso e capiente) metti un paio di cubetti di ghiaccio e la vodka. Poi unisci il tè raffreddato e aggiungi il ginger ale. Noi (amici con la vena dell'alcolismo non abbruttito) non lo mettiamo tutto, solo per riempire il bicchiere.

Taglia a rondelle il cetriolo con la sua buccia, lavalo e guarnisci. Non essere parco! Se non ti piace il cetriolo puoi sostituirlo con la buccia di limone.

Tempo di preparazione: 10 min (+30 min raffreddamento tè).

Costo: 4 euro (a spanne perche la vodka ovviamente ti servirà per altri drinks e poi dipende quale acquisti).

Enjoy your lazy afternoon



venerdì 6 febbraio 2015

Triglia tartufata


Rob ieri mi ha parlato. Non succede tutti i giovedì, anzi devo dire che da qualche settimana mi sentivo da lui ignorata. Quando come ieri succede che Rob sia così chiaro nei miei confronti io mi esalto, socchiudo gli occhi a fossetta, penso: sì, è così, come mi conosce Rob non mi conosce nessuno. Dopo qualche secondo d'esaltazione, il raziocino si fa largo nella mia mente: quante persone ci saranno al mondo che come me sono gemelli ascendente vergine? E vuoi davvero che Rob riesca a parlare a tutti? 
Non so quale sia il tuo rapporto con l'oroscopo di Rob Brezsny, il mio è altalenante. 
Varia a seconda della bellezza delle parole che mi riserva. 
Ieri mi ha riservato parole belle, di incoraggiamento gentile. Come una vecchia zia che, dopo un brutto voto, ti coccola con la crostata di mele e si siede accanto a te mentre fai i compiti.
Ieri Rob mi ha detto: va bene, okay, fai pure mille robe insieme ma non nello stesso momento. Una alla volta. Inizia e finisci quello che hai iniziato. 
Va bene, Rob. 
E poi mi ha detto: va' che se nessuno ti si fila adesso, prima o poi ti si fileranno. Se tu perseveri ti si fileranno.
Va bene, Rob.
Adesso ti racconto questa ricetta che è una variante di Butta la triglia. Poi passo a un'altra cosa, come dice la vecchia zia Rob.