venerdì 9 gennaio 2015

Pizza rosso mare


“Italiano? Pizza, pasta e mandolino!”?
Questo cliché ormai un po’ desueto contiene del vero.
Nessuno di noi suona il mandolino, alcuni di noi non sanno nemmeno come sia fatto un mandolino. Tutti sappiamo come sono fatte la pasta e la pizza. 
E, soprattutto per quanto riguarda la pizza, capiamo benissimo quando è buona e quando invece non lo è. 
"Italiano? Pizza e calcio!” 
Gli italiani sono tutti allenatori. E sono tutti pizzaioli. 
Poi al sud dicono che la sanno fare meglio e "al nord non si trova mai una pizza che sia una pizza..." sì, perché la pizza chiama disquisizioni ontologiche. 
Che cos’è PIZZA?
Nessuna pizza è uguale a se stessa, nessuna pizza è uguale all’altra pizza, la mia pizza è diversa dalla tua. Facciamocene una ragione. E anche tu, napoletano che vieni a Milano, mangi la pizza e poi ti lamenti che non è una pizza, fattene una ragione.
La mia pizza è la pizza della nonna. Quella del venerdì a pranzo, fatta apposta per me e le mie amichette. Quella che le ho visto preparare tante volte sul tavolo della cucina, in quel modo così preciso, prezioso, normale. 
“Anche tu imparerai, basta guardare”
Questa è la teoria della nonna: per imparare a cucinare, basta guardare chi sa già farlo.
Sarà.
Io la pizza l’ho fatta una sola volta. 
Erasmus di mia sorella. Germania. 

Vado a trovare mia sorella perché le voglio bene, perché mi manca e voglio vedere cosa fa, come vive. Vive bene e se la spassa. Prima sera: festa in casa per 25 tedeschi, spagnoli, inglesi... cuoche ufficiali della serata: io e lei. 
“Eh certo, siete italiane.” 
Tempo a disposizione: pochissimo. Attitudine mia e di mia sorella nei confronti di cene preparate al volo per 25 persone: nulla. 
Ci siamo molto divertite. I 25 invitati forse un po’ meno.
Abbiamo fatto la pizza con la pasta pronta e non l’abbiamo fatta lievitare abbastanza. L’hanno mangiata lo stesso, però hanno detto che non era come la pizza che avevano mangiato una volta in Italia. 
Eh certo! Nessuna pizza è uguale a se stessa! 
Oltre alla pizza abbiamo preparato anche le lasagne vegetariane (pasta già pronta, ovviamente). Quelle non le ha mangiate nessuno. Solo io. Ma a fine serata, dopo essermi accanita con gli orsetti imbevuti nella vodka. 
Dopo la pizza della nonna, al secondo posto su due, c’è la pizza di mio marito.
La sua pizza, inutile dirlo, è la pizza ligure. Niente mozzarella, ma aglio, olive, capperi... aglio. Attenzione a non confondere la Pizza rosso mare con la Marinara. Nella Marinara, l’aglio ti viene proposto in maniera subdola, non puoi rifiutare. Nella Pizza rosso mare, l’aglio viene mostrato in tutta la sua bellezza. Così tu puoi toglierlo.

COSA&QUANTO 

  • 350 gr di farina
  • 3/4 di un cubetto di lievito
  • acqua 
  • sale
  • olio
  • passata di pomodoro
  • origano
  • uno spicchio di aglio
  • una manciata di olive
  • una manciata di capperi

COME
Versa la farina in una ciotola. Sciogli il lievito in una ciotolina con acqua tiepida e un pizzico di sale. Versa il lievito nella ciotola con la farina e mescola con le mani. Aggiungi un filo di olio e mescola con le mani.
Tira fuori la pasta e lavorala sul piano finché non ha la stessa temperatura della tua mano. Mio marito mi ha spiegato che man mano che impasti non senti più freddo (se la tua mano è fredda). E' come se tu e la pasta diventaste la stessa cosa. Di solito ci vogliono cinque o dieci minuti perché questo avvenga, dipende dalla grandezza della pagnotta. Noi la facciamo lievitare un'ora come la focaccia. Un'ora basta e avanza, dice mio marito. E’ inutile che i puristi si scandalizzino. Nessuna pizza è uguale a se stessa! 
Stendi la pasta nella teglia oliata.
Mescola a freddo la passata di pomodoro con sale olio e origano. 
Versa sulla pasta della pizza il pomodoro, l’aglio, le olive e i capperi. 
Cuoci a 200 gradi per mezz'ora. 

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