sabato 31 gennaio 2015

Fantasia di risotto


Mi piace molto vedere mio marito che cucina. E lui forse non lo sa. Non lo sa perché non gliel'ho mai detto. E' il suo modo di esprimersi, messo a mia disposizione- fatto apposta per me. 
Sì perché io non ci sono quando lui parla e contratta e scherza e convince arabi, turchi, cinesi e olandesi. Non ci sono quando espone un progetto o un risultato. Non ci sono quando armeggia con le sue doti naturali e le farcisce di tecnica, coraggio ed entusiasmo. Ci sono quando cucina e non sempre sono felice. Spesso sono stanca, impigrita e avrei davvero voglia di "ordinare sushi", come dice la pubblicità. E poi io non sono una che mette gli striscioni, non sono- ahimè?- una di quelle compagne/ragazze pom pom che saltella e scodinzola ad ogni fiato del proprio compagno/capitano della squadra di rugby. Allora faccio questo blog- e lui non lo sa- un po' per imparare- spero!- un pochino anche io e un po' per dirgli che è bravo, che a me piace e che sono felice di assistere ogni giorno al suo entusiasmo. Per la cucina, ma soprattutto per la vita. Noi, donne un po' timide, con la testa spesso altrove e i pensieri sempre in circolo abbiamo bisogno di fare un blog per dire a nostro marito: mi piaci. 

giovedì 29 gennaio 2015

Impepata di cozze


Mentre aspetto che torni mio marito, anziché sbattere in tavola quelle quattro robe che abbiamo nel frigorifero, posto questa ricetta che mi ha fatto poco fa. La posto non senza vergogna. Ma... Così. L'impepata non è un piatto da signorine. E te mica sei signorina, dici tu. Sono signorina nell'animo. Te la vedi te Anna Karenina mangiare l'impepata? Eppure una cosa che so di me stessa è che sono un turbinio di contrasti e contraddizioni. E quindi ti dirò che a me l'impepata piace. Non verrei eppur mi piace. Me l'ha fatta provare mio marito, come quasi tutto il pesce al di fuori di orata e branzino. La si può ordinare anche al ristorante, ovviamente. A Milano c'era e forse c'è ancora anche un ristorante dove potevi e forse puoi mangiare un'infinità di impepate diverse. E poi la si mangia al sud. La mamma del mio amico, nel paesino in provincia del paese in provincia di Salerno, ci offriva impepata come aperitivo. Così come io offrirei olive taggiasche, lei offriva cozze impepate. Tantissime. Buonissime. 
Ti posto questa ricetta e poi vado a guardarmi Masterchef. Che vedo solo io, il marito che cucina no. 
E mi esalto da sola. Nell'ultima puntata mi ero esaltata un casino perché l'ultima prova consisteva nell'aprire e pulire capesante, ostriche e granseola. La prossima volta ho deciso che mio marito cucina con uno di questi ingredienti ho deciso che lo cronometro!

COSA&QUANTO
  • cozze
  • 2 spicchi di aglio
  • pepe
  • prezzemolo
  • olio
COME
Togli la barbetta alle cozze, per il resto di solito te le danno già pulite. Se fossero molto sporche puoi grattare la parte esterna. Lava le cozze e mettile in pentola.
Fai un trito di prezzemolo co almeno uno spicchio di aglio- mio marito e mette due. L'impepara deve sapere di due cose: aglio e pepe (e cozze, dico io).
Un filo d'olio. 
Accendi il fuoco. 
Pepe. Un bel po' di pepe. Mio marito ha dato nove giri alla macchina del pepe. 

Queste qui sotto sono ostriche, lo so. Non sono così capra. 
 
 

martedì 27 gennaio 2015

Zuppa del ravanello mascherato

Lo scorso fine settimana siamo andati a sciare. 
Non lo facciamo quasi mai, di prendere e andare. Di lasciare tutto e andare. E invece lo scorso fine settimana l'abbiamo fatto. E continuavamo a dircelo: "Che bravi, abbiamo fatto proprio bene".
Io e mio marito siamo diversi in tutto, non c'è niente che ci accomuni. A parte il superio. Senza sfociare nella psicanalisi da bar, il fatto che sia io che mio marito siamo ben dotati di superio comporta una serie di cose. Difficile andare in vacanza, anche solo per un giorno, quando tutto fa supporre che non sia proprio il caso di andare in vacanza. Tipo: "eh ma la casa, non ce l'ho fatta a pulirla in settimana... poi ci sono le lavatrici da fare... il riciclaggio... e poi se non andiamo al mercato come facciamo con i carciofi? E abbiamo la tapparella bloccata a metà da una settimana e le piante secondo me stanno morendo e poi devo portarmi avanti col lavoro perché so già che settimana prossima sarà un delirio". Detta così sembriamo due scapestrati disorganizzati. In realtà siamo molto bravi. Mai abbastanza però. Mai abbastanza bravi per noi stessi. Gareggiamo senza sosta, ci affanniamo, con l'occhio rivolto al superio: sto andando bene? come sto andando? sono bravo? Capisci anche tu che partire per due giorni senza aver stirato le camicie, pulito il bagno, risposto a quella mail o lavorato a quel pezzo è stata una vera e propria trasgressione. Felici della nostra trasgressione ci siamo detti che stiamo migliorando, col tempo alcune cose le stiamo capendo. 

sabato 24 gennaio 2015

Verdure dal paradiso


In principio, c'era la zucchina. Ed era solida e tronfia nel suo essere zucchina. Pensava che la vita fosse quella lì: essere una zucchina solida e tronfia. Verde, soda, invitante. Zucchina tra zucchine. Se allungava un po' il collo null'altro che zucchine vedeva. E ciò la rincuorava. Vedersi allo specchio rincuora sempre. Riconoscersi simile se non identica al resto del paradiso soddisfazione. Sì perché il banco degli ortaggi del supermercato non poteva essere altro se non il paradiso. E in paradiso si sta bene. Si sta tranquilli, in pace. 

venerdì 23 gennaio 2015

Kitchenette - Break&Lunch


Kitchenette, un luogo carino, accogliente, famigliare. 
La cucina di casa tua. 
Da Kitchenette trovi cucina naturale, che rispetta le stagioni e il loro corso. Tipo, se vai da Kitchenette adesso che è gennaio non puoi farti la macedonia di albicocche. 
Che te lo dico a fare, sono anche biologici e biodinamici.
E se a te il biologico piace tanto, non solo lo puoi consumare in loco, te lo puoi anche portare a casa.
Sì, perché Kitchenette è anche punto vendita. 
Sei uno da tofu, setain, quinoa? Ecco.

lunedì 19 gennaio 2015

Carciofi all'ingiù



Nel giorno più triste dell'anno, tirati su con i carciofi all'ingiù!
Oggi pare sia stato il blue monday. Vale a dire il giorno più triste dell'anno. Consolati, anche se lo psicologo inglese Cliff avesse ragione, il giorno più triste è quasi finito. Ti sei consolato? No? Allora è il momento giusto per provare i carciofi all'ingiù di mio marito. Che poi sono i carciofi alla romana e si sa che a Roma si è sempre- e sono tutti- più felici.

domenica 18 gennaio 2015

LambicZoon


A Milano birrerie e hamburgerie non mancano, anzi, vengon su come funghi.
La qualità è spesso buona.
Per lo meno al LambicZoon  lo è.
Trovi birre per tutti i gusti: bionde, ambrate, scure... tutte artigianali e di tutte puoi scoprirne la provenienza. 
Puoi assaggiare, se vuoi, se non sai, se vuoi osare ma allo stesso tempo ti senti un po' timido.
Puoi trovare la birra che da tanto cercavi e mai avevi trovato in Italia e che avevi assaggiato una volta tanto tempo fa e ti era tanto piaciuta. Quella birra così rossa che sembra vino frizzantino.
Puoi trovare la birra senza schiuma e quella amara amara.
Puoi trovare, e questo è il bello, anche la birra normale. Quella classica. La bionda che accontenta tutti.    


La carne è buona, lo senti che è buona. Mangi hamburger, patatine, polpettine di fassona, patatine fritte di maiale, taglieri di salumi e formaggi...
Se sei vegetariano ti cucchi l'hamburger vegetariano, se vuoi un hamburger piccolo ti cucchi l'hamburger piccolo, se ne vuoi due piccoli per gustare due varietà diverse puoi fare anche questo!


Io ho preso l'hamburger classico, cioè quello normale: pomodoro e foglia di lattuga e maionese- ma io ho chiesto di toglierla. Buonissimo. Se vuoi un hamburger un po' più eccentrico, puoi averlo.
Al LambicZoon puoi avere quasi tutto, anche uno spazio dove parlare e conversare e sorseggiare in modo tranquillo, rilassato e appartato.


info@lambiczoon.com
via Friuli 46, Milano
02-36534840
www.lambiczoon.com

ps. vai a vedere la ricetta di mio marito per i mini hamburger!!

sabato 17 gennaio 2015

Fettuccine al verde di spada


Babbo natale ci ha portato un pacco di fettuccine al pistacchio
E come le fai le fettuccine al pistacchio? Mio marito le ha fatte così: allo spada
Il pesce spada mi piace tanto. 
A noi 
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna
... che paura che ci fa quel mare scuro
e non sta fermo mai...
ecco, a noi il pesce che ci piace di più è il pesce che sembra meno pesce. Come il filetto di pesce spada.
Mi sono appropriata di Genova per noi in modo del tutto arbitrario, lo so. 

giovedì 15 gennaio 2015

Paella della Sera



Il mio piatto preferito. Quante volte l’ho già detto? Adesso però sono seria. E mio marito è un drago. La paella di mare è senza dubbio uno dei suoi piatti forti. Lo so che sono di parte, ma tu ti devi anche un po’ fidare. 
No, il pollo nella paella a mio avviso è eccessivo. Già è un piatto che esige tempi lunghi e ben distesi, se poi ci metti anche il pollo non ti alzi più dalla sedia. 
La paella è un piatto da serata, che fa subito serata, fattela se poi devi fare serata e prevedi di bere, muoverti e socializzare. Attento però, la Paella della Sera non è l’equivalente della tisana della sera. Non pensare di farti una paella prima di andare a dormire, perché non è quello il suo scopo. Non concilia il sonno. Ricorda che è nata in Spagna e se hai fatto l’Erasmus in Spagna, il viaggio di maturità in Spagna o un viaggio qualsiasi in Spagna, sai che quelli non dormono mai. 
Io con la Spagna- in breve- ho questo rapporto: ci ho fatto un viaggio e un incidente; tutti gli anni dico “non ci tornerò mai più” e tutti gli anni poi ci torno; fuori d’ogni aspettativa amo molto molto Ibiza (dove, tra l’altro, ho mangiato paelle che potrebbero competere con quella di mio marito).
Mia sorella dice che il piatto pre-serata ideale è il risotto della nonna T. 30% di riso e 70% di burro. Io aggiungo alla lista anche la Paella di mio marito. Non ha il burro ma è come se ce l’avesse. Non ti lascia addosso odori particolarmente fetidi- almeno spero- ti nutre di energie e buon umore

Non è una ricetta difficile. Io pensavo di sì perché di solito la si mangia al ristorante ("e allora?" - "non so, a me dava l’idea di una ricetta complicata da fare in casa" - "e invece no") e invece no. 
E’ una ricetta semplice. E’ anche molto semplice sbagliarla in pieno. Tipo fare un risotto di mare invece della paella. 
Se seguirai le dritte di mio marito non sbaglierai e farai un figurone con tutti i tuoi amici da serata. Segui le nostre dosi e aumentale a seconda di quanta gente hai a cena. Cucina e balla.

COSA&QUANTO

  • mezza cipolla bianca
  • un quarto di peperone giallo
  • bis di cozze e vongole
  • un calamaro
  • una manciata di piselli
  • sale
  • vino bianco
  • mezzo cucchiaino di brodo di pesce
  • 7 pomodorini
  • riso Carnaroli
  • una spolverata di paprika
  • una bustina di zafferano
  • 2 gamberi

COME
Taglia finemente la cipolla e soffriggila dentro una padellona antiaderente, "non troppo conca". Taglia un quarto di peperone giallo a dadini e mettilo in padella con la cipolla. Fai aprire cozze e vongole in pentola (vanno bene anche solo le cozze, ma le vongole ci stanno sicuramente non male). 
Qual è il riso migliore per la paella? Forse il Carnaroli. Noi useremo il Carnaroli, quello "ideale per grandi risotti”. 
La cosa importante è pulire sia la seppia- se usi la seppia- sia il calamaro- se usi il calamaro- anche all’esterno, sennò la pelle colora la paella del colore sbagliato. La Paella della Sera deve essere gialla, ma se non pulisci bene il calamaro diventa rossa! Che paella è?? 
In padella con i peperoni metti una manciata abbondante di piselli e taglia il calamaro a pezzi (noi non abbiamo usato la seppia ma il calamaro che è meglio). Spolvera di sale e versa il vino bianco da cucina. 

Mio marito in cucina fa cose pericolose come ciucciare la punta del coltello di ceramica dopo averlo imbevuto nella pentola bollente. Tu puoi usare un cucchiaio per favore? Grazie.
Scola cozze e vongole ad una ad una, mettile in un piatto e tieni da parte l'acqua di cottura. Nell'acqua di cottura metti mezzo cucchiaino di brodo di pesce
Mio marito continua a fare sta cosa di ciucciare la punta del coltellaccio... ma si può!!? 
Taglia nella padella i pomodorini e versa quello che mio marito chiama il fumetto- che poi sarebbe il brodino fatto col brodo di pesce e l'acqua di cottura. Assaggia e vedi se aggiungere brodo di pesce. 
Aggiungi la paprika, giusto una spolverata. Ora lo zafferano, una bustina. Poi le cozze e le vongole. Adesso lavati le mani sennò diventano gialle. Aggiungi il riso, i classici 2 pugnetti a testa. Abbassa molto il fuoco e chiudi con un coperchio. Lascia lì. Non mescolare per nessun motivo, questo è il segreto. Puoi solo muovere la padella in su e in giù, ma è meglio di no. Se non sai come fare è meglio lasciare la paella immobile. 
Per ultimo metti i gamberi, adagiati sopra a tutto come se dormissero. 
Cuoci per 30 minuti. 

martedì 13 gennaio 2015

Vellutata di Vincent



Siamo andati a vedere la mostra Van Gogh. L’uomo e la terra.  Vincent pare fosse un tantino fissato con i contadini: se ne stava lì, mentre loro lavoravano, e li osservava. Li ritraeva anche, ma soprattutto li osservava. I contadini all’inizio erano un po’ basiti, ma presto si abituarono. E poi, diciamocelo, un contadino non ha tanto tempo per basirsi. Tutta la famiglia di Vincent era fissata con la natura: la madre aveva un orto ordinatissimo e il padre era un pastore. Di uomini però. Tutti insieme facevano ogni giorno una passeggiata di un’ora, osservavano la natura e ridevano tra loro. I  contadini, vedendoli passare, si basivano. Come si può perdere un’ora del proprio tempo camminando? Senza nessuna meta, senza nessun vincolo lavorativo... bruciando inutilmente almeno 400 kcal? Cosa direbbero i contadini di Vincent se vedessero noi? Noi che ci abbuffiamo di dolci e cotechini e poi andiamo a correre su pedane rotanti, noi che siamo capaci di bere quattro superalcolici di fila ma che la sera dopo ci facciamo la tisana al finocchio, noi che ci rimpinziamo di torroni e caramelle gommose per poi curarci l’anima con la vellutata detox. I contadini di Vincent si basirebbero, ma poi si abituerebbero. Ci si abitua a tutto. Agli eccessi, ai difetti, ai fallimenti, ai materassi duri, ai cuscini spiumati, al caffè senza zucchero e al 3g che non prende mai quando deve prendere. Ci si abitua a tutto tranne, forse, alle radici amare con cui mio marito ha fatto questa vellutata, la Vellutata di Vincent.

domenica 11 gennaio 2015

Deus Café


Il Deus piace. 
Piace anche dirlo. 
Vado al Deus, sono stato al Deus, ci becchiamo al Deus e poi vediamo. 
Trattasi di locale tutto fare- si mangia e si beve. Si mangia soprattutto la carne, si beve di tutto, anche la tisana se vuoi. 
Puoi andarci a pranzo con tuo padre, col tuo capo o col tuo amante. Puoi andarci dopo cena con gli amici. Puoi farci il brunch di Natale con le amiche del calcetto.


Sì, il Deus piace. E poi non ti sembra nemmeno di stare a Milano. 
E questa cosa piace: non essere a Milano, non essere qui dove siamo ma da un'altra parte. Andare via per un week end, magari a Londra. E invece no. Non era un week end ma un paio d'ore, non era Londra ma il Deus in via Thaon di Revel.
E poi, dai, il cocktail servito dentro il barattolo dove la nonna ci fa la conserva di pomodoro come fa a non piacerti. Come fai a non sentirti un po' speciale mentre sorseggi un Moscow Mule dentro l'arbanella della nonna?


  

Deus Café
Via Thaon di Revel 3
+39 02 8343 9230
Per prenotazioni: reservation@deuscafe.it



sabato 10 gennaio 2015

EDO - cucina giapponese


In questi giorni di sole e di blu milanese, io e mio marito abbiamo fatto una passeggiata di cinque ore.
Volevamo andare a vedere una mostra ma, come al nostro solito, non avevamo prenotato. Così, dopo aver fatto 15 minuti di coda senza esserci mossi, abbiamo deciso di andare a pranzo.
In Corso di Porta Romana c'è Edo. Edo è un ristorante della famiglia dei go go. Mangi quanto vuoi e paghi un tot. Stra famosi e stra bistrattati dagli intenditori.
A pranzo io credo che la solfa sia un'altra. A pranzo hai un menù fisso che paghi un tot, ma la cura che sta dietro al menù fisso è più antica e radicata, non ha niente a che vedere con la fregola indemoniata dell'all you can eat.
Il go go io l'ho scoperto a Ginevra. Mio marito e i suoi amici colleghi ricercatori erano fan sfegatati del gambas a go go. Pagavano 30 franchi e mangiavano più gambas che potevano.
Sempre a Ginevra, dopo il gambas, mio marito e i suoi colleghi amici ricercatori scoprirono la charbonnade a go go (carne grigliata direttamente a tavola). Stesso concetto dei gambas. 
Non so tu cosa ne pensi, ma a me la filosofia del mangia più che puoi fa un po' impressione. Più che altro, non mi rispecchia. Quando venivo coinvolta nelle charbonade a go go ordinavo una tartare di manzo, spendevo la stessa cifra degli altri, ma ero felice lo stesso.
C'è da dire che il sushi all you can eat ha democratizzato un tipo di alimento inaccessibile ai più. E questo è buono.
Non so come sia EDO a cena, ma a pranzo ci è piaciuto. Il personale è molto cortese e l'ambiente è piuttosto sobrio- nei limiti del possibile.
Abbiamo ordinato due menù sushi: zuppa di miso, verdure saltate, un piattino di sushi misto e frutta. 
Se prendi anche l'acqua e il caffè te la cavi con 10 €.

EDO
Cucina giapponese
Corso di Porta Romana 107
02 54118906

Trattoria il Quadrifoglio


Per la cena di Natale con gli amici abbiamo scelto la Trattoria il Quadrifoglio.
Molto ben referenziata, attiva da 30 anni e bazzicata da mio marito in diverse occasioni lavorative e non.
Il locale è un po' retrò, non lo definirei bello e neanche di mio gusto. Probabilmente l'arredamento è lo stesso dal 1984. Però la cucina è buona, generosa, raffinata. Se scegli il mare, non sbagli. Ma anche se ti piace la terra, cadi in piedi. Gli antipasti sono vari e i piatti principali solidi, ben radicati, sanno il fatto loro. Il personale è gentile e anche lui sa il fatto suo. 
Se vai al Quadrifoglio ti senti a casa.
Prezzo medio 30€

Il Quadrifoglio
Via Giulio Cesare Procaccini 21
Milano
02 341758

Colazione in bottega


Quando mai passerò da Bassano del Grappa, dici tu. 
Non si sa mai nella vita.
Io e mio marito ci siamo passati- con degli amici, ma sopra tutto grazie a loro- per visitare una tipoteca, anzi, La Tipoteca italiana
Nella vita non si può mai sapere.
Il giorno dopo la Tipoteca, siamo andati a fare colazione nel bar convenzionato con l'ostello.
Molto carino! (Il bar, non l'ostello...)
Colazione classica, ben predisposta al brunch. Prodotti dall'aspetto sano e dal gusto convincente. Locale un po' hipster, un po' radical... cosa che non ti aspetti da Bassano del Grappa. Se come a me ti piacciono i contrasti, il vecchio e il nuovo, il classico e il contemporaneo, se come a me ti piace Berlino ma quasi per sbaglio finisci a Bassano, vai a fare Colazione in bottega. 

Colazione in Bottega
Vicolo Bastioni 5/7
Bassano del Grappa
0424 525666
orario di apertura: 7.00 - 15.00

venerdì 9 gennaio 2015

Pizza rosso mare


“Italiano? Pizza, pasta e mandolino!”?
Questo cliché ormai un po’ desueto contiene del vero.
Nessuno di noi suona il mandolino, alcuni di noi non sanno nemmeno come sia fatto un mandolino. Tutti sappiamo come sono fatte la pasta e la pizza. 
E, soprattutto per quanto riguarda la pizza, capiamo benissimo quando è buona e quando invece non lo è. 
"Italiano? Pizza e calcio!” 
Gli italiani sono tutti allenatori. E sono tutti pizzaioli. 
Poi al sud dicono che la sanno fare meglio e "al nord non si trova mai una pizza che sia una pizza..." sì, perché la pizza chiama disquisizioni ontologiche. 
Che cos’è PIZZA?
Nessuna pizza è uguale a se stessa, nessuna pizza è uguale all’altra pizza, la mia pizza è diversa dalla tua. Facciamocene una ragione. E anche tu, napoletano che vieni a Milano, mangi la pizza e poi ti lamenti che non è una pizza, fattene una ragione.
La mia pizza è la pizza della nonna. Quella del venerdì a pranzo, fatta apposta per me e le mie amichette. Quella che le ho visto preparare tante volte sul tavolo della cucina, in quel modo così preciso, prezioso, normale. 
“Anche tu imparerai, basta guardare”
Questa è la teoria della nonna: per imparare a cucinare, basta guardare chi sa già farlo.
Sarà.
Io la pizza l’ho fatta una sola volta. 
Erasmus di mia sorella. Germania. 

lunedì 5 gennaio 2015

Torta salata al topinambur solitario



C'era una volta un reuccio viziato e dispettoso, col naso a patata e lunghi boccoli biondi. Il reuccio era malato di noia. Era così malato che s'annoiava anche dormendo. Quando non dormiva, s'aggirava con fare annoiato per le stanze del palazzo, senza trovare nulla che potesse dargli sollazzo. Ogni stanza era diversa eppur così uguale a se stessa! A nulla servivano gli sforzi dei tappezzieri: velluto, seta, broccato, ori, pavoni e paillettes annoiavano il reuccio quanto il cotone. Nemmeno madre natura riusciva a guarire il reuccio, che guardando dalla finestra sospirava affranto: "che noia." A sud il mare, a nord le montagne, a est il lago e a ovest la campagna. Sempre la solita solfa: sud, nord, est, ovest. Mare, montagne, lago e campagne. Il mondo è davvero tutto qua? Il reuccio passava dalla noia all'ira e dall'ira alla noia. S'adirava per colpa della sua stessa noia e poi finiva per annoiarsi della sua stessa ira. 
Il suo più grande tornemnto erano i pasti: sempre uguali. Sempre alla solita ora. Colazione, pranzo e cena. Colazione, pranzo e cena. E' possibile avere un po' di varietà in questo reame? Il cuoco di corte aveva così provato a proporre al reuccio la colazione all'ora di cena e la cena all'ora del pranzo. Per una settimana il reuccio si era lasciato solleticare dalla novità, ma allo scoccare dell'ottavo giorno era piombato nuovamente nella solita monotonia: "Basta, basta, non ne posso più di mangiare pastasciutta alle sette del mattino e fette biscottate alle otto di sera!"

domenica 4 gennaio 2015

Gamberi ubriachi


Sette giorni fa io e mio marito abbiamo fatto sei mesi di matrimonio. Dico fatto e non festeggiato perché da quando siamo sposati ci dimentichiamo date e ricorrenze e non festeggiamo mai. Dici che è normale? Dai, il primo mese di matrimonio non vuoi festeggiarlo? E il sesto? Noi ci dimentichiamo. A volte, dopo qualche giorno, ce ne ricordiamo. E allora decidiamo di festeggiare.
Il mezzo anno voglio festeggiarlo con Gamberi ubriachi e Bloody Mary. Magari intervallati da qualcosa, un pinzimonio per esempio.  
Bloody Mary, pinzimonio e Gamberi ubriachi. Festa grande! 

sabato 3 gennaio 2015

Vellutata di San Basilio


C'è una mia amica che sono anni che dice: "Bisogna fare un film sui Capodanni." E lo dice con la stessa scioltezza con la quale un altro potrebbe dire: "Bisogna buttare la spazzatura" o "Bisogna finire il latte che poi scade."
La mia amica- che è una persona esistente, non sono io- non l'ha ancora fatto il film sui Capodanni, ma mi ha assicurato che l'idea non è stata abbandonata. 
Me l'ha assicurato durante il nostro viaggio per andare a passare insieme il Capodanno. Che comunque non è stato da film, perché la vita non è un film- come canta il buon J-AX. 
Come lo faresti tu un film su San Silvestro?
Fallo come vuoi, ma non come Capodanno a New York (New Year's Eve), la noiosissima pellicola che abbiamo visto io e mio marito la sera del penultimo dell'anno. Noiosissimo nonostante interpreti come Robert De Niro. Noiosissimo perché accade esattamente ciò che ti aspetti accada in un film sul Capodanno, e che invece non accade mai nella vita vera. Un esempio? Una tipa rimane bloccata in ascensore insieme a Ashton Kutcher; la tipa è la corista di Jon Bon Jovi e proprio quella sera, durante il concerto di Capodanno, avrebbe dovuto dimostrare tutto il suo talento e svoltare così la sua carriera. Ma rimane bloccata in ascensore con Ashton Kutcher, un disadattato che odia San Silvestro. Con un trucchetto da 12enni, la corista e il disadattato quasilimonano. E dico quasi perché proprio mentre stanno per limonare l'ascensore si sblocca. La corista riesce così ad arrivare in tempo al concerto che le cambierà la vita e... Jon Bon Jovi le lascia il posto da solista perché decide che la bionda del catering- sua ex fidanzata mollata praticamente sull'altare l'anno prima- è l'unica cosa che conta davvero.