giovedì 31 dicembre 2015

Le lasagne di Natale (ai funghi)

Succede anche a te di sentirti fermo, immobile, eppure sempre in movimento? Ti sembra anche a te di aver fatto un milione di cose senza averne fatta nessuna? Di non aver tempo di fare niente di importante, e allora che cosa hai fatto tutto il giorno? 
In questi giorni di festa io mi sento un po' così: sempre in moto, ma un moto che non vedo. Non saprei nemmeno dirti che cosa ho fatto, eppure ho fatto un sacco di cose. 
Ho finito di leggere un libro, ma non quello che avrei voluto finire. L'altro. 
Ho messo a posto l'armadio. C'è da esserne fieri? Io sì, ne sono fiera. Eppure me ne vergogno, della mia fierezza. Essere fieri di aver messo a posto... la casa, in effetti, è abbastanza in ordine in questi giorni di festa. Mai abbastanza. Mai abbastanza e mai abbastanza a lungo. Basta un bucato steso per rovinare tutto. 
E poi? Che cosa ho fatto? 
Siamo andati in campagna, abbiamo camminato e respirato, abbiamo visitato una cittadina e bevuto il Barbera. 
Forse adesso che ci penso mi sembra di aver fatto, in effetti, qualcosa. 
E' così, quando si esce dalla routine del lavoro, senza per questo entrare in un'altra routine, come può essere quella della vacanza sulla neve (sveglia, sci, baita, sci, doccia, cioccolata) ci si sente sempre un po' persi. Io mi sento persa, sono troppo abituata ad avere confini ed orari, tabelle di marcia, tappe, appuntamenti. 
Così, in queste ferie senza neve, ci si ritrova un po' nel niente, nel tutto, e bisogna farci i conti. 
Con noi stessi, intendo.



COSA&QUANTO
  • una confezione e mezza di lasagne fresche
  • funghi freschi
  • prezzemolo
  • olio
  • sale
  • uno spicchio di aglio
  • burro
per la besciamella:
  • un litro di latte
  • 100 g. di burro
  • 50 g. di farina
  • noce moscata
  • pizzico di sale
per il sugo di funghi:
  • uno scalogno
  • olio
  • una bottiglietta di salsa di pomodori pachino
  • sale
  • funghi secchi
  • un pizzico di sale
COME
Prepara il sugo facendo soffriggere lo scalogno. 
Aggiungi i funghi secchi ammollati nell'acqua, la salsa di pomodoro pachino, acqua, sale e pepe.
Fai andare per venti minuti. 
Prepara la besciamella come solo tu sai fare: in un pentolino a fuoco basso unisci burro fuso e latte. Versa pian piano la farina e mescola in continuazione (dolcemente) con la frusta. Lascia bollire finché non si addensa. Spegni il fuoco e aggiungi la noce moscata grattugiata.
Fai trifolare con aglio e olio una manciata di funghi porcini freschi. Spegni il fuoco e aggiungi prezzemolo tritato.
Sul fondo della teglia disponi i tocchetti di burro e un leggero strato di besciamella.
Inizia col primo strato di pasta, continua con un strato di sugo, vai con la besciamella, un po' di parmigiano reggiano grattugiato.
Continua fino al quarto strato che, come già sai, è tutto particolare: strato di pasta, besciamella, funghi porcini trifolati. 
Condisci con un filo di olio. 
Inforna per 30 minuti.
Voilà!

Le lasagne di Natale (al pesto)

Non credo che il 31 dicembre si meriti tutto questo. 
Tutto questo peso. 
Attenzione. 
Tempo di bilanci? Credo di no. Non solo oggi. 
Per essere in contatto con noi stessi, per capire dove siamo, dove stiamo andando, con chi, senza di chi, ogni giorno dovrebbe essere il giorno giusto per fare bilanci. Per stilare buoni propositi, per ripensare agli errori fatti e domandarci se davvero possiamo chiamarli errori oppure semplicemente vita. 
Se ghettizziamo gli interrogativi all'interno di un solo giorno, oggi, oppure come faccio più volentieri io all'interno di un solo mese, settembre, viviamo sbilanciati. Inevitabilmente. 
Poveretto quell'omino che, col suo pigiamino a righe, s'appresta ad attraversare l'arena in bilico sul filo sottile. Poveretto se s'appresta senza pensare, sbilanciato. Poveretto se pensa d'aver salva la vita bilanciandosi in un solo punto, a metà per esempio, quando ormai il danno è fatto. 
E io? Come ci posizioniamo io e il mio pigiamino a righe?
Se ripenso alla mia vita, alla parte di essa che chiamo errori, mi sembra di non aver mai pensato prima d'essermi incamminata lungo il filo. Mi sembra d'aver pensato, e bilanciato, sempre dopo. 
Dopo essere anche caduta. 
Forse se pensassimo, e bilanciassimo, prima di partire non partiremmo affatto.


COSA&QUANTO 
Dosi per una teglia di lasagne
  • una confezione e mezza di lasagne fresche 
  • 100 g. di fagiolini
  • 1 patata media
  • una manciata di pinoli
  • olio
  • parmigiano reggiano
per il pesto:
  • 150 g. di basilico 
  • 40 g. di olio
  • 50 g. parmigiano reggiano
  • una manciata di pinoli
  • pizzico di sale
per la besciamella:
  • un litro di latte
  • 100 g. di burro
  • 50 g. di farina
  • noce moscata
  • pizzico di sale
COME
Questo Natale è servito a farci capire che al marito vengono bene le lasagne.
E non le fa mai!
Non so te, ma io preferisco di gran lunga le lasagne vegetariane. Eccomi accontentata.
Taglia le patate a rondelle sottili.
Fai bollire patate e fagiolini in acqua salata.
In un pentolino a fuoco basso prepara la besciamella unendo burro fuso e latte. Versa pian piano la farina e mescola in continuazione (dolcemente) con la frusta. Lascia bollire finché non si addensa. Spegni il fuoco e aggiungi la noce moscata grattugiata.
Prepara il pesto unendo basilico, olio, grana grattugiato e pinoli. Vista la quantità prevista il marito ha optato per il trita tutto, lasciando così il mortaio in un angolo a marcire d'invidia.
Spargi sul fondo della teglia piccoli tocchetti di burro e un leggero strato di besciamella.
Disponi il primo strato di lasagne, uno strato di pesto, qualche pinolo, uno strato di besciamella, qualche patata, qualche fagiolino e grana grattugiato.
Vai col secondo strato: lasagna, pesto, besciamella, patate e fagiolini, grana.
Vai col terzo: stesso procedimento.
Il quarto strato, che sarà anche l'ultimo, cambia musica: lasagne, besciamella, piccole isole di pesto, infine fagiolini e patate.
Bella grattata di parmigiano. Olio. 
Inforna e cuoci per 30 minuti.
Ti ricordi di quella volta che mio marito ha fatto le lasagne senza lasagne? No? Leggi qui

mercoledì 23 dicembre 2015

La mozza col morto


È natalizio? Non è natalizio? Si può presentare al cenone del 24, al pranzo del 25, un antipasto dall'aspetto invitante ma col nome che inquieta? 
Uh, ma che bello! Uh, ma è anche buono. Cos'è? 
Mozza col morto
Ah. 
Forse basta cambiare nome. Basta? 
Non è forse l'attendibilissima Giulietta a dire che in fin dei conti il nome è solo un nome, che se la rosa la chiamassimo in un altro modo rimarrebbe comunque un profumatissimo fiore? 
Quanto contano i nomi nella nostra assegnazione di valore? 
Tanto. 
Lo dimostra il fatto che William ne ha parlato (William non parla mai di cose che non contano o che contano poco); lo dimostra la pena che ci diamo per scegliere il nome dei nostri figli, o il titolo dei nostri testi. 
Lo dimostra anche il fatto che a Natale non credo chiederò a mio marito di preparare la mozza col morto, nonostante sia un piatto delizioso. I nomi sono importanti.

COSA&QUANTO

  • pan carré
  • mozzarella di bufala
  • acciughe sott'olio
  • un uovo
  • pan grattato
  • olio di semi per friggere
COME
Taglia le fette di pan carré a metà.
Farcisci il paninetto con una fetta di mozzarella e un'acciuga sott'olio (il famoso morto della mozza col morto. Dove la mozza è la mozzarella, ovviamente).
Rompi un uovo in un piatto.
In un altro piatto versa un po' di pan grattato.
Passa il paninetto prima nell'uovo e poi nel pan grattato.
Scalda l'olio di semi in padella.
Friggi il paninetto, poi asciugalo con la carta assorbente.
Che te lo dico a fare: la mozza col morto spacca.

lunedì 14 dicembre 2015

Strudel di mele con cremina


Ci lamentiamo ma poi ci piace.
Ci lamentiamo della gente, della ressa, ma che ressa c'è?, del caldo nei negozi e del freddo per le strade, ma non abbastanza freddo per far sì che nevichi, che poi se nevicasse in città avremmo un motivo in più per lamentarci. 
Ci lamentiamo del senso che ha fare i regali, che senso ha scambiarsi i regali? 
Ma poi ci piace. 
Sceglierli, incartarli, comprarli, investire un po' del nostro tempo, un po' del nostro denaro, pensando alle persone a noi care.
A me piace.
Mi piace fare i pacchettini, anche se mi lamento perché non vengono mai abbastanza bene. Mi piace posizionarli sotto all'albero, di cui comunque mi lamento perché non è abbastanza bello. 
Mi piace pregustare il momento in cui i regali verranno scartati, le bottiglie stappate, e ci saranno dei sorrisi. 
Perché una cosa è certa: di solito, a Natale, si sorride.

COSA&QUANTO
  • pasta brisé
  • burro, 30 g.
  • 3 mele
  • zucchero a velo, 4 cucchiai
  • una manciata di uvetta
  • una manciata di pinoli
  • cannella, una spruzzata
  • un cucchiaio di zucchero di canna
  • pan grattato, 4 cucchiai circa
per la crema
  • 200 ml di panna liquida della centrale del latte
  • una fialetta di aroma di vaniglia
  • due uova
  • 50 g zucchero
  • 50 ml latte
COME
In padella fai sciogliere 30 grammi di burro.
Adagia la pasta brisé sulla teglia.
Intanto che il burro si scioglie, sbuccia e taglia le mele a tocchi.  
Con una parte del burro fuso ungi la pasta brisé già adagiata sulla teglia. 
Fai tostare il pan grattato in padella con il restante burro (ma tienine un'ultima parte per la spennellatura finale).
Versa le mele in una ciotola. Aggiungi zucchero a velo, uvetta, pinoli, cannella, zucchero di canna. 
Mescola.
Disponi il pan grattato sulla pasta, come se stessi già creando la forma allungata dello strudel. 
Adesso versaci sopra tutto il tuo composto (mele&co).
Avvolgi il monte di mele con la pasta, chiudendo bene tutti gli spiragli.
Spennella tutto col burro fuso. 
Inforna nel forno caldo per 30 minuti.
La crema alla vaniglia: in un pentolino versa la panna, il latte e la fialetta di vaniglia. 
Porta a bollore a fuoco dolce, quindi spegni e lascia riposare. Intanto versa i tuorli e lo zucchero in una ciotola e sbatti il composto con la frusta. Unisci la parte liquida ai tuorli filtrandola attraverso un colino. Mescola dolcemente la crema, quindi rimettila nel pentolino a fuoco molto dolce per pochi minuti.


mercoledì 9 dicembre 2015

Lo gnocco fritto


"Tutte queste carte..."
Ti sei mai trovato a dirlo: "Tutte queste carte" mentre frughi nel portafogli alla ricerca della carta giusta?
Io sì.
Sia ben chiaro, le mie non sono carte di credito (non ne possiedo neanche una!). Io possiedo carte punti. Quelle che ti illudono e ti confondono e ti gettano nel più nero sconforto - almeno per quel che mi riguarda -.
I miei punti scadono quasi sempre. 
Quasi sempre mi ritrovo uno scontrino spiegazzato nella tasca del giubbotto: solo per te 300 punti extra se fai almeno 50€ di spesa dalla mezzanotte del 24 dicembre alle 13 del 25.
Quasi sempre mi sento come se fossi a un soffio dalla vittoria, e invece niente. A un soffio dalla ricchezza, e invece...
E invece ci prendono in giro! Con i punti, le raccolte, gli sconti dell'ultimo minuto!
Così mi tocca raccontarmi, per illudermi del fatto che attaccare un bollino per vincere una padella (con la spesa aggiuntiva di soli 12 euro) non mi provochi la sensazione di vittoria sulla vita.
Penso che adesso uscirò di casa e andrò a fare la spesa. Non mi serve niente, però lo dice pure lo scontrino: il 13 dicembre c'è la nuova estrazione (quella di oggi non è andata come avrei voluto) e più acquisti faccio più possibilità ho di vincere. 
Non raccontiamoci storie: vincere è una sensazione bellissima. 
Sì, anche vincere una padella.

COSA&QUANTO
  • Farina, una tazza (100 g)
  • acqua
  • mezzo cubetto di lievito di birra 
  • sale 
  • burro, circa 30 g
  • olio, 30 g. 
  • olio per friggere
COME
In una ciotola, unisci alla farina il burro fuso, l'acqua, il mezzo cubetto di lievito sciolto in acqua calda.
Sale e olio.
Impasta e fai lievitare per un'ora. 

Stendi una sfoglia spessa. 
Taglia dei quadrati, dei rettangoli, delle geometrie... e buttale nell'olio bollente fatto apposta per friggere.
Friggi lo gnocco da entrambi i lati, poi asciugalo sulla carta assorbente.
Servi con salumi e squacquerone.

giovedì 3 dicembre 2015

Strudel di cavolo nero


A settembre avevo iniziato a lavorare a maglia
Nel senso che avevo comprato un giornale in edicola con tanto di gomitoli fuxia e avevo annunciato ai quattro venti "da oggi inizio a lavorare a maglia".
Ho iniziato. Ho imparato. Il punto quello semplice, quello dritto. Si chiama così? Dritto?
Ho prodotto una decina di righe lunghe circa una spanna. Fuxia, ovviamente.
E poi che cosa è successo? 
Tra meno di un mese è Natale e secondo i miei piani a questo punto io dovrei essere sommersa da guantini, porta ipad, copri tazze, coperte e sciarpette tutte rigorosamente in lana fuxia, fatte da me, dalle mie dolci manine da fata lanina. 
Sono molto indecisa sulla valutazione che potrei dare a questo evento. 
E' stato un fallimento, un'idea fallimentare, io sono una fallita, mi racconto che nel mio tempo libero preferisco leggere e guardare film, mi racconto che le lavatrici e il lavoro e la spesa e i calzini spaiati..., la verità è che sono un'inguaribile accidiosa, che raramente porto a termine i miei piani, eccetera eccetera. 
D'altro canto so che le cose preferisco immaginarle piuttosto che farle. Anche perché la realtà è spesso deludente. 
Nel mio mondo immaginario, la me fatata e lanuta era capace di sfornare babbucce e copertine ad un ritmo forsennato, senza mai sbagliare un colpo, e magari, la mia me lanuta, mentre sferruzzava era anche capace di seguire un dibattito politico in televisione. 
Da un altro canto ancora c'è la possibilità sempre verde che io da un momento all'altro possa rimettermi in pista e recuperare lo sferruzzamento perduto. Questa opzione è la mia preferita: dimentico di interpretare il passato per concentrarmi sulle possibilità future (atteggiamento per altro utile in gran parte delle situazioni). 
I ferri e la lana fuxia sono nel cassetto, aspettano solo me, quando sarà il momento, e il momento a un certo punto sarà, io li riprenderò tra le mani e insieme faremo grandi cose.

COSA&QUANTO
  • cavolo nero, un mazzo
  • burro, una noce
  • olio
  • sale
  • un uovo
  • un caprino
  • una manciatina di uvetta
  • una manciatina di pinoli
  • pasta sfoglia integrale
COME
Fai andare il cavolo nero in padella con una noce di burro, quindi aggiungi dell'acqua.
Il cavolo nero deve essere ben cotto, altrimenti risulta indigesto.
Lascia la pentola sul fuoco per almeno mezz'ora.
Prima di terminare la cottura condisci con olio e sale.
Trasferisci il cavolo nero nel trita tutto.
Aggiungi l'uovo, il caprino, l'uvetta e i pinoli.
Trita, trita, trita.
Prendi la pasta sfoglia integrale e taglia due strisce lunghe e abbastanza strette.
Adagia il tuo composto a base di cavolo nero sulla sfoglia, chiudi alla bell'e meglio.
Inforna e cuoci fino a quando la pasta non diventa dorata.
Ora posso dichiararlo a gran voce: io adoro lo strudel di cavolo nero.
Ottimo piatto unico per quelli come noi che "la pasta al pomodoro anche no".
Il marito ha detto che forse ci sarebbe stato bene anche qualcosa di più grasso, tipo una fetta di prosciutto, del salame, della salsiccia... Per quel che mi riguarda "la salsiccia anche no. Grazie".


martedì 1 dicembre 2015

Schiacciatina al radicchio


Sarà che non ho figli, sarà che c'è il sole persino qui, sarà che gli anni passano per tutti, ma io "il Natale non lo sento ancora".
Devo sentirlo? Dovrei. Mi sembra che tutti gli altri lo sentano, che tutti gli altri lo vogliano.
So di persone che domenica scorsa hanno fatto l'albero (ma non bisognerebbe aspettare Sant'Ambrogio?), ho ammirato euforia da calendari dell'avvento (manifestata da persone maggiorenni), ho ascoltato previsioni per pranzi natalizi, per cene natalizie, per buffet e colazioni e happy hour e brunch del 23 mattina o, al limite, del 27. Sarà che non ho figli, sarà che mi sembra tutto/
Tutto cosa? Tutto. Tutto un po' contraddittorio. Tutto un po' vuoto e vago. Tutto un po' che bisogna farlo, che bisogna esserlo.
Bisogna essere che cosa?
Sarà che non c'è la neve, ma io "quest'anno il Natale non lo sento ancora".
Per fortuna c'è il radicchio a ricordarmi che oggi è il primo  giorno di dicembre.

COSA&QUANTO
  • pasta sfoglia integrale
  • radicchio di Treviso
  • formaggio 
  • speck, due fette
  • olio e sale


COME
Fai andare il radicchio di Treviso in padella con una noce di burro fino a quando non appassisce.
Condisci con olio e sale.
Taglia due strisce di pasta sfoglia integrale e disponici sopra una parte del radicchio.
Aggiungi una fetta di formaggio. Il formaggio che hai nel frigorifero e che devi finire. Tipo Toma, né troppo duro né troppo molle.
Guarnisci il tutto con una fetta di speck.
Inforna e cuoci per 20  minuti circa.
La schiacciatina la radicchio è un delizioso antipasto da offrire agli ospiti, oppure un perfetto piatto principale da abbinare con verdure a iosa per una cena infrasettimanale.

domenica 29 novembre 2015

Soufflé ai fiori


Sono due giorni che mio marito canta "la libertà non è star sopra un albero...". 
Ieri sera a un certo punto gli ho anche detto: "Adesso basta però".
Questa mattina, invece, gli chiedo di cantarla ancora, e la canto anche io con lui. Per moltissimi motivi e per nessuno in particolare.


La libertà

non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

Partecipazione è tra le mie parole preferite. Il contrario di partecipazione è disinteresse, distacco, indifferenza. 
L'indifferenza è la malattia che ci costringe a rimanere in superficie, che ci annebbia la vista impedendoci di capire le sfumature, che ci fa dimenticare di come la storia, pur ripetendosi, vive negli istanti. E gli istanti sono, per loro stessa natura, differenti gli uni dagli altri.

COSA&QUANTO
  • 20 g. burro
  • 30 g. farina
  • 100 ml. latte
  • 2 o 3 uova 
  • fiori di zucca a iosa
  • olio
  • sale
COME
Sciogli il burro nel padellino, aggiungi la farina e poi il latte. Mescola con la frusta e cuoci per otto minuti, poi spegni e fai riposare per cinque minuti. 
Non devono esserci grumi, il composto deve risultare come una crema liquida.
Monta a neve i 2 bianchi d'uovo. 
La neve deve essere soda, cioè se muovi la ciotola, la neve non si deve muovere!

Versa i tuorli nel composto (cioè burro, farina e latte) e mescola. 
Olia la teglia.
Lava i fiori e privali del gambo, uniscili quindi al composto e mescola. 
Sale.
Incorpora i bianchi mescolando dal basso verso l'alto così il soufflé cresce di volume. 
Eventualmente: ancora sale.
Versa il composto nella teglia e cuoci per 15/20 minuti a 160 gradi.
Per gli altri soufflé del marito guarda qui per quello al formaggio e qui per quello con gli asparagi.

venerdì 20 novembre 2015

Lasagne di topinambur (senza lasagne)


La parola passione non mi è mai piaciuta. 
Lo fa per passione.
E' appassionata. 
Quali sono le tue passioni?
Tutte. Ogni cosa che faccio io la faccio con e per passione, sennò qual è il senso di fare?, di essere al mondo?, di lavorare?
Sbarcare il lunario, per esempio.
Okay, però posso dire che non mi piace che da un lato ci sia il lavoro e dall'altra la passione? Posso? 
Faccio l'architetto ma sono appassionata di uncinetto. E allora perché non fai l'uncinetto?
Faccio la baby-sitter ma sono appassionata di immersioni. E allora immergiti!
Poi penso a mio marito: lui è appassionato di cucina. Cucinare è la sua passione. Si capisce dal fatto che lo fa anche quando è stanco, anche quando potrebbe non farlo. 
Ad esempio l'altra sera è tornato a casa alle 20.30, aveva alle spalle 6 ore di macchina, 2 incontri clienti, 1 conference-call, 38 email. Avrebbe potuto fare una pasta. Me l'aveva detto, ce l'eravamo detto "ci facciamo una pasta". 
Io torno sempre a casa alle 20.30 e il giovedì la stanchezza accumulata si fa sentire. Fosse per me, lo sai, aprirei una busta di insalata.
Arrivo a casa alle 20.40 e lui era ai fornelli: con la cravatta e le scarpe lucide. Stava inventando una ricetta. 
"La pasta al pomodoro mi fa tristezza" mi ha detto "la frase: ci facciamo una pasta è una frase triste".
Questo vuol dire essere appassionati. 
Che poi la vita lo abbia portato a svolgere altri tipi di routine, che non c'entrano niente con i topinambur, non vuol dire che la sua passione sia debole, relegata in un angolo. 
E non vuol dire nemmeno che il suo lavoro lo renda triste. Quando lavora, mio marito non credo pensi "non vedo l'ora di mettermi ai fornelli, davvero, non vedo l'ora". Quando lavora mio marito lavora. E non è triste.
Ma come!? 
Se sei appassionato! 
Perché non cospargi la tua vita di passione? Perché non cucini tutto il giorno, tutti i giorni?
Non lo so. Forse, nel trasformare una passione in lavoro si rischia di perdere un po' di magia, un po' di brivido. 
Come quando ci si innamora di una persona che non esiste, se poi quella persona inizia a esistere, è inevitabile che si perda un po' di magia. Se quella persona inizia a sbucare ogni mattina nel nostro letto, se ogni sera ci racconta le sue sventure, se per caso si mette a piangere o ci urla addosso tutto il suo dolore, è inevitabile che quella persona sia "meno da brivido", il brivido della passione a piccole dosi, che rimane passione solo perché presa a piccole dosi.
Io continuo a essere dell'altro partito: grandi dosi di passione, a costo di sacrificare il brivido.

COSA&QUANTO
  • Farina, una tazzina 
  • latte, una tazzina e mezza 
  • burro (poco!)
  • 6 topinambur
  • olio
  • sale
  • pepe
  • salsa di pomodoro

COME
In un pentolino: burro, farina e latte.
Accendi il fuoco e gira con la frusta fino a che non diventa besciamella
Spegni il fuoco dopo due minuti.
Pela i topinambur e tagliali per il lungo a fettine.
In una teglia: un filo d'olio e topinambur messi giù alla rinfusa.
Sale, sale. 
Pepe, pepe.
Assaggia la bescia e senti se è buona, se lo è versala nella teglia.
Ora versaci sopra la salsa di pomodori pachino; se è necessario, prima di versarla salala e poi versala.
Un filo di olio.
Informa e cuoci per 30 minuti.
Ricetta velocissima, economicissima e vegetariana. 
Perfetta per chi non vuole o non può mangiare la pasta.

martedì 17 novembre 2015

Ravioloni di zucca al ragù di verdure


Posso anche non dire come mi sento, come la penso. 
Posso non colorarmi la faccia, posso stare in silenzio. A pensare, a non pensare. 
Non ho un ruolo politico, istituzionale, nessuno si aspetta risposte da me, è inutile che mi sforzi a trovarne. 
E' che negli ultimi tempi ci siamo abituati a pensare di essere il centro. Ognuno di noi. Tanti piccoli - enormi - centri, infiniti. "Come ti senti?", questo ci chiede ogni giorno il nostro amico social blu. E noi ci crediamo: che a lui freghi qualcosa delle nostre opinioni. In questi giorni, poi, la sensazione di essere al centro del mondo è divampata. Ci sembra che i riflettori siano davvero sopra alle nostre teste, perché tutti abbiamo un amico o un parente che vive a Parigi. Perché tutti abbiamo una foto davanti alla Tour Eiffel. Ci sembra che la cosa ci riguardi davvero. 
La cosa ci riguarda davvero sempre o non ci riguarda mai. 
Non esiste un centro, ma una linea continua che procede a zig zag, che si ingarbuglia e si attorciglia, che per la maggior parte del tempo viaggia in solitaria, alle periferie del mondo, quelle che non sono illuminate mai e a cui nessuno mai chiede: "Come ti senti?".

COSA&QUANTO
  • due uova
  • olio
  • parmigiano reggiano grattugiato, due cucchiai
  • farina, 250 g (cioè una tazza)
  • acqua, qb
  • zucca, 150 g
  • un porro piccolo
  • un quarto di peperone giallo
  • un sedano
  • una carota
  • pan grattato
  • passata di pomodoro, quattro cucchiai

COME
Impasta la farina con l'uovo e  - se serve  - un filo d'acqua tiepida.
Stendi una sfoglia molto sottile col mattarello.
Taglia la zucca a pezzi (oppure comprala già tagliata) e mettila in forno per mezz'ora con un filo d'olio se vuoi.
Ora occupati del ragù di verdure
Taglia il porro a dadini e mettilo in padella. Fai lo stesso con un quarto di peperone giallo e con una carota
Tutto bello tagliato fine.
Anche il sedano: taglialo a tocchetti piccoli piccoli.
Un filo d'olio e soffriggi bene le verdure in padella.
Frulla la zucca con l'uovo e il parmigiano reggiano. Niente sale né olio. 
Pan grattato, .
Poni il composto di zucca a cucchiaiate sulla sfoglia, come fosse una scacchiera.
Taglia con la rotellina seghettata adeguati fazzoletti di pasta. Infagotta il raviolone. 
Chiudi e sigilla il raviolone con due gocce di acqua sui bordi.
In padella aggiungi quattro cucchiai di passata di pomodoro e fai andare un altro po' - giusto due minuti. Mescola e spegni il fuoco.
Sale!
Fai cuocere i ravioli in acqua bollente e salata, poi condisci col ragù di verdure.
Aggiungi un filo d'olio e servi. 


mercoledì 4 novembre 2015

La ricciola nella caverna


Io non piango mai, quasi mai.
Mi capita spesso durante i film. Mi capitava. 
Un tempo durante i film staccavo il cervello, ormai durante i film il mio cervello va a mille all'ora. Col cavolo che piango.
Meno piango meglio è - penso.
Lo so, lo so. Il mondo è pieno di gente che vive in pace con le sue lacrime e il suo dolore. Io no, io mi concedo il lusso di un pianto solamente se la causa del mio pianto è evidente a tutti. 
"Non poteva non piangere"
"No, non potevo"
Del resto è la società che ce lo chiede. Hai mai sentito dire: "Piangi, piangi, piangi che ti fa bene?". Sì, raramente però. Molto più spesso diciamo e ci sentiamo dire: "Non piangere, perché piangi, smettila di piangere".
Viviamo in una società dove il dolore e la debolezza vengono preferibilmente nascosti alla vista
Ed io sono d'accordo. 
Davvero!
In parte.
Credo che l'andare in giro afflitti in una mare di lacrime non sia sano, e allora sì che la domanda "perché piangi" ha senso. L'esibizione patetica non è mai elegante e dal mio punto l'eleganza è un obiettivo che ognuno di noi dovrebbe porsi.
Ma - c'è un ma - attenzione a non confondere la mancanza di stile con la gioia ostentata ad ogni ora del giorno e della notte. 
Ecco, questo non lo tollero: che i nostri padri e i nostri politici, i nostri uomini e le nostre amiche, le nostre compagne e le nostre madri pretendano da noi la felicità costante. 
Che non si tollerino i momenti bui, i momenti medi, i momenti non so, io non lo tollero.
Del resto, credo sarebbe auspicabile per noi il sapersi confrontare prima di tutto con noi stessi. Noi e le nostre emozioni, nella nostra caverna. Prima di uscire e andare a sbandierarle agli altri. 
E' vero che non possiamo vivere rinchiusi, è vero che gli altri solitamente fungono da acceleratore nei confronti delle nostre lacrime o dei nostri sorrisi, è anche vero - però - che meglio impareremo a conoscere noi stessi, più distesi saranno i rapporti col resto del mondo.

COSA&QUANTO
  • olio
  • un sedano
  • una carota
  • un filetto di ricciola
  • sale
  • prezzemolo
  • un rotolo di pasta brisé
  • una ricottina da 50 g.
  • menta quanto basta

COME
In padella cuoci sedano e carota tagliati a rondelle o a cubetti, condendo il tutto con un filo di olio e sale. 
Taglia la pasta brisé in due metà; taglia a metà anche il filetto di ricciola usando il tuo amico coltello di ceramica.
Su ogni mezza pasta disponi il mezzo filetto, più il condimento di sedano e carota.
Prezzemolo tritato.
Sale, se serve.
Inforna per mezz'ora.
Condisci con la cremina a base di ricotta e menta.

domenica 25 ottobre 2015

Tortini verdi senza pasta






Rispondere alle domande, questo è il lavoro più difficile del mondo. 
Pensavo che anche farle non fosse il massimo. Poi ho cambiato idea. 
Durante tutto il percorso scolastico non ho mai formulato una domanda, neanche per sbaglio, a nessuno. Ho iniziato dopo e non ho più smesso. In diversi campi, tutti i miei campi, io formulo domande a cui non saprei rispondere. Questo è il punto. 
Ammiro chi invece possiede le risposte. Lo ammiro ma ne sono anche vagamente intimorita. 
Come fai ad avere le risposte? Così, a bruciapelo. 
Cosa fai nella vita? 
Ti formuli domande a raffica e a raffica ti alleni a rispondere?
Che poi anche io rispondo, quando mi domandano. Ma non sono mai soddisfatta. Vorrei tornare indietro, sempre. 
Scusi, me la può ripetere? Me la può rifare? La domanda dico. Avrei un'altra risposta. 
Un'altra risposta della quale poi non sarò soddisfatta, già lo so.
Quelli che rispondono, secondo te, sono soddisfatti della risposta o anche loro come me vivono nell'ansia di non aver dato il massimo?
Se fossi una star o una scienziata, una politica o una concorrente di quiz vivrei male. Malissimo. Nell'angoscia.
Per fortuna sono altro. 
Chi sono?

COSA&QUANTO
  • 30 g. di fagiolini
  • 3 rametti di basilico
  • un uovo
  • una tazzina da caffè di latte
  • un cucchiaino di burro
  • stampi in alluminio
  • olio
  • sale
  • aceto balsamico
  • grana o pecorino


COME

I tortini verdi senza pasta hanno immediatamente scalato la classifica dei miei piatti preferiti. Ne vorrei uno adesso. Dov'è il mio tortino??
Fai bollire i fagiolini in acqua salata. 
Scolali e frullali insieme a tre rametti di basilico (le foglie!!). 
Aggiungi un uovo, il latte e e un cucchiaino di burro.
Imburra gli stampi e versaci dentro la cremina verde
Versa dell'acqua in una teglia dai bordi alti e metti nella teglia i due stampi (se ne vuoi di più  aumenta le dosi).
Inforna a 250 gradi e cuoci per 15 minuti.
Condisci con una grattugiata di pecorino o grana, un filo d'olio e una goccia di aceto balsamico.

sabato 24 ottobre 2015

Tramezzini di pesce spada



- Mio marito era in Arabia, adesso è in India e domani sarà in Cina.
- E tu come stai?
(Pausa)
- Sto che poco fa ero insieme a lui in una foresta popolata da pipistrelli della frutta, e non avevo ancora fatto colazione.
Per colazione non c'erano le solite bioches del sabato perché lui è in India e io mi sono dimenticata di comprarle. 
Anzi, non dimenticata. 
Ieri sera, al supermercato, alle otto e mezza di sera dopo una giornata infinita, mi sono detta: le compro o non le compro? 
Non le ho comprate. E stamattina me ne sono pentita. 
Lui me le avrebbe fatte comprare. 
- Ti manca?
- Mi manca. L'assenza provoca mancanza, è così. Siamo esseri abitudinari. Non mi piace dire che mi manca. 
Mi manca ma soprattutto mi emoziona. 
Il fatto che sia lontano mi accende.
Dopo la foresta di pipistrelli sono salita con lui sul taxi e abbiamo sentito nel traffico un barrito. Ho sofferto con lui dell'aria condizionata troppo fredda, con lui mi sono presa il mal di gola, mi sono espressa a gesti e ho goduto di una cena vegan sul terrazzo dell'hotel.
Io sono una da realtà virtuale. Non per niente leggo, non per niente i videogiochi esercitano su di me un fascino non trascurabile, non per niente più che viaggiare amo la preparazione del viaggio.
(Anche il viaggio, ovviamente. Hai capito, no? Leopardi).
Il vero problema adesso è questo: che per due settimane posterò ricette del marito senza goderne. Nessun tramezzino di spada per me!, nessun tortino, nessun polpettino. 
Zuppe pronte da scaldare e tonno in scatola. Olè!

COSA&QUANTO
  • Capperi 
  • olive nere denocciolate 
  • pomodorini 
  • basilico 
  • filetto di pesce spada
  • sale
  • olio
COME
Taglia capperi, olive, pomodorini e basilico molto finemente con il coltello di ceramica. 

Taglia a metà anche il filetto di pesce spada, anch'esso con l'imprescindibile coltello di ceramica.
Spolvera il filetto con sale e farciscilo con una manciata del preparato fatto di pomodorini e company. 
Piega quindi a metà il filetto, a mo' di tramezzino.
Un filo d'olio 
Inforna per poco, una decina di minuti circa.
Grattata di limone e via!

sabato 10 ottobre 2015

Pulpo a la gallega (+Antigone)

Aveva sepolto Antigone, ecco quello che penso.
Antigone aveva seppellito Eteocle e Polinice, lei aveva seppellito Antigone - giù, in fondo, in una parte nascosta, buia, deserta.
Eppure lei è Antigone, come fa a non capire?
Cos'è successo?
Non è facile convivere con una che non sente ragioni e che segue solo la legge del cuore, infischiandosene di tutto il resto. 
Antigone ti mette in contrasto con gli altri, accende i conflitti. 
Ed i conflitti, man mano che si cresce, sono sempre più faticosi. 
Le energie, man mano che si cresce, sono sempre di meno, sempre più preziose, non si ha più voglia di spenderne tante così inutilmente. Inutilmente?
Non so. Questo è Creonte che parla. 
Inutile morire per seguire gli dei, in nome di una legge non scritta che si fatica a spiegare e si stenta a capire. 
Non sarebbe molto meglio agire in modo logico? In modo razionale? Usa la testa, Antigone!
Così è stato: crescendo, per non morire, lei ha deciso di seguire Creonte, di essere Ismene, ed ha seppellito Antigone in fondo ad una grotta.
Ripescare Antigone, svegliarla dal sonno, ricordarsi di lei, che esiste ed è così importante: questo è successo, grazie ad un'altra feroce eroina. E questo fa sentire così prossimi alla morte eppure anche così incredibilmente leggeri.

ANTIGONE   Non era certo stato Zeus a proclamarle,
né Dike che abita con gli dei di sottoterra.
Non furono loro a stabilire queste leggi per gli umani.
E non pensavo che i tuoi bandi avessero tanta forza da consentire a chi è mortale
di trascurare le leggi non scritte, ma salde, degli dei,
che non sono nate oggi, non ieri, ma vivono dall'eternità
e nessuno sa quando si rivelarono.
E io non dovevo essere condannata dal tribunale degli dei
per essermi lasciata intimidire dalla tracotanza di un umano.

Che cosa c'entra Antigone con il polpo alla galiziana?
Niente. Come al solito.


COSA&QUANTO 
  • mezzo polpo
  • mezza cipolla
  • due patate
  • olio
  • sale
  • prezzemolo
  • peperoncino in polvere

COME
Io e il marito ci siamo lanciati nel mondo delle tapas.
Cuoci il mezzo polpo in acqua salata per cinquanta minuti con mezza cipolla. 
Taglia due patate a rondelle piuttosto fini senza sbucciarle.
Metti le patate in pentola, sì la stessa del polpo. 
Cuoci per cinque minuti - i cinque finali - poi scola. 
Disponi le patate su di un vassoio o piatto e su ogni patata metti una fettina di polipo. 
Condisci ogni tapa con un trito di prezzemolo, olio, sale e peperoncino piccantello.

sabato 3 ottobre 2015

Le polpette di Mary Poppins


Mary Poppins è una donna difficile. 
Difficile essere lei e difficile averla accanto. 
Quando ero piccola, la bambinaia con l'ombrello pappagallo mi affascinava e spaventava allo stesso tempo. Fondamentalmente non la capivo, a tratti mi chiedevo: "Perché piace a tutti se è così stronza?". Piaceva al super sexy Bert, piaceva a Jane e Michael, al signor Banks, alla signora Winifred (che io fino a ieri ho chiamato Millifred). 
Piaceva anche a me, quasi contro la mia volontà.
Mi piace tutt'ora, anche se non la vorrei come amica. Come si fa a volere Mary Poppins come amica? O come fidanzata? Impossibile. Infatti lei alla fine del film se ne va con l'ombrello pappagallo e a Bert sta bene così, lui sospira e sorride.
Di Mary Poppins è pieno il mondo: sono persone estreme, con idee chiarissime su tutto e tutti. Non hanno bisogno di niente - in apparenza -  risolvono i casini degli altri, sono eroine che dedicano la vita ad un unico scopo: compiacere, piacere, brillare, occupare le prime pagine di tutti i cuori, riscuotere successi, applausi e consensi. 
Non lo ammetteranno mai. Mai. Eppure quelle come Mary Poppins esistono solo in funzione degli altri. Chiamale bambinaie, chiamale crocerossine, loro sono perfette perché il mondo ha bisogno di perfezione, riempiono i buchi, aderiscono ai modelli, sono come la sabbia che si adatta perfettamente alla formina, sono il  pezzo mancante del puzzle di un altro. Respirano complimenti, mangiano consensi, stanno in piedi solo quando l'immagine che hanno di se stesse ("praticamente perfette sotto ogni aspetto") viene confermata dal mondo esterno, altrimenti vanno in pezzi. Appena sentono che il fascio di luce che le illumina si sposta anche solo di un centimetro si agitano. 
Vivono lontanissime da tutti ed è impossibile tirarle giù con i piedi a terra, hanno intrapreso una missione in solitaria e sole viaggeranno, aggrappate al loro ombrello pappagallo, seducenti e detestabili, con quel loro sorriso perfetto che nascone una miriade di segreti e brutture, visibili a pochi e molto di rado.
"Con un poco di zucchero la pillola va giù" questo è uno dei tanti preziosi consigli di Mary. Consiglio che quando avevo sei anni non capivo, canticchiavo, ma non capivo. Adesso, invece, mi appare lapalissiano. E disarmante. 
Con un poco di zucchero la pillola va giù. 
Queste polpettine (che non contengono zucchero) sono dedicate a tutte le donne Mary.

COSA&QUANTO 
  • due zucchine
  • tre caprini piccoli
  • tre rametti di menta
  • pan grattato
  • un uovo
  • olio 
  • sale
  • scalogno

COME
Fai scaldare uno scalogno in padella con l'olio.
Aggiungi le zucchine tagliate a casaccio.
Passati 5 minuti, togli le zucchine dal fuoco e versale in una ciotola.
Aggiungi i caprini, l'uovo e il trito di menta.
Vai col pan grattato. 
Tanto. 
Di più. 
Ancora.
Il tuo composto deve diventare sodo.
Sale e pepe. 
Fai la polpettina con le mani e mettila su una teglia oliata.
Avanti così fino a quando non finirai tutto il composto.
Inforna e cuoci per massimo 15 minuti (le polpette non devono essere secche!).

martedì 29 settembre 2015

Il vero tortino di alici




Mi piacerebbe tanto, adesso, avere un figlio in età scolare. 
Un bambino che va alle elementari. 
Mi piacerebbe ricevere una catena su whatsapp, con una serie di messaggi preoccupati e intimidatori. Vorrei tanto avere la posta intasata di numeri e statistiche, e poi vorrei essere braccata all'uscita di scuola da qualche artiglio affannato, vorrei essere guardata fissa negli occhi da altri occhi come i miei, ma più stralunati, vorrei ascoltare una voce - acuta ma decisa - asserire a chiare lettere, davanti a me e al mondo intero: 
"Dobbiamo fermarlo"
"Che cosa?"
"Anche da noi è arrivato"
"Chi?"
"Il gender".
Invece non ho figli e nessuno si preoccupa di coinvolgermi in catene informative, preventive, coercitive.
Peccato.
Non sono tra coloro che prendono sotto gamba il problema di chi pensa che il gender sia arrivato. Al contrario.
Sono però una che crede molto nei fatti, in tutto quello che c'è e si vede.
Anche per questo continuo a scrivere questo blog, dove racconto di un marito che cucina. E non lo fa solo il sabato sera, quando viene gente a cena. E non si limita a grigliare un paio di bistecche sul terrazzo indossando un improbabile grembiule con la scritta "danger man cooking". 
Il marito cucina senza grembiule e fa la spesa. 
Porta avanti la cucina. 
Si ricorda quando manca il latte.
Cose così.
Peccato che io non sia un ingegnere meccanico, altrimenti saremmo una bella coppia gender.
La teoria del gender non esiste, e te lo dice una che crede a Babbo NataleMa anche se dovesse esistere, il fatto che ognuno segua le proprie inclinazioni al di là del proprio genere (gender) mi sembra un fattore di arricchimento e non qualcosa da cui bisogna difendersi. 
"Costringono i nostri figli a spogliarsi e a scambiarsi i vestiti!!"
"Chi?"
"I gender!!"

COSA&QUANTO
  • due etti e mezzo di alici
  • tre patate
  • una manciata abbondante di pomodori pachino
  • due rametti di menta
  • tre rametti di prezzemolo
  • olio
  • sale
  • pepe
  • una spolverata di pan grattato

COME
Taglia le patate a rondelle sottili, non sbucciarle e mettile a bollire in acqua salata.
Intanto pulisci e lava le alici.
Taglia i pomodorini pachino in piccolissimi pezzettini.
Scola le patate quando saranno cotte e disponi le fette su di una teglia con carta da forno in modo da costruire il primo strato del tortino.
Sopra alle patate disponi le alici un po' come capita, senza troppo curarti del lato con la pelle o senza pelle.
Quindi versa sulle alici un'abbondante manciata di pomodorini.
Trita menta e prezzemolo. Aggiungi olio, sale e pepe.
Vai col secondo strato: patate, alici, pomodorini, menta, prezzemolo, olio sale e pepe.
Concludi con una leggera spolverata di pan grattato che non fa mai male.
Inforna e cuoci per 20 minuti.