martedì 25 novembre 2014

Brandacujun



Io e mio marito stavamo insieme da un anno, non eravamo ancora marito e moglie e non pensavamo nemmeno che un giorno lo saremmo diventati. 

Io ero nella fase: "Vivrò a Parigi, in una soffitta, circondata da gatti". 
Lui, invece: "Girerò il mondo e scoprirò l'elisir della vita eterna". 
(Dici che siamo ancora in tempo?)
E poi, sì, avevamo 17 e 19 anni.
Estate. Mare. Liguria. 
C'era questa cosa, che lui si faceva ogni giorno 50 minuti di macchina per passare del tempo con me. Ogni giorno. 
Estate. Mare. Liguria. 
Una sera siamo andati al ristorante, un ristorante da ricchi. Chiacchieravamo, ci baciavamo, ridevamo del mondo e delle sue regole e... sbam. Senza che ce ne accorgessimo eravamo dentro. 
I camerieri, due, già ci stavano scortando verso il nostro tavolo scintillante, rivestito da tovaglie di broccato, e noi non avevamo più modo di fuggire.
Una volta seduti, siamo ripiombati l'uno negli occhi dell'altra, così, totalmente fuori contesto. 
Di quella sera ricordo una signora bionda, seduta accanto a me, che ogni tanto mi guardava e a me sembrava vecchia, quando invece avrà avuto gli anni che ho io adesso. 
Ricordo vino bianco a litri e ricordo mio marito, la sua mano sulla mia.
Dici che sono troppo malinconica? 
Beh, scusa: estate, mare, Liguria, 17 anni. 17 anni!
Per sottolineare ancora un po' questa malinconica sdolcinatezza, ti dirò che prima di quella cena ci scattammo una fotografia che possiedo ancora.
Io con questa faccia qui, la mia solita: un po' triste, un po' arrabbiata, un po' che sta per scoppiare a ridere (chissà poi per quale motivo). Lui... lui che fa la linguaccia, ricoperto da una massa, e dico massa, di riccioli, e dico riccioli, castani.


Di quella cena ricordo anche il brandacujun. Il brandacujun o brand de cujun è una tipica ricetta ligure, per essere più precisi del Ponente- sennò poi quelli del Levante mugugnano. 

L'etimologia della parola è abbastanza chiara e allo stesso tempo abbastanza confusa. 
Il verbo brandare vorrebbe dire scuotere vigorosamente e potrebbe riferirsi alla preparazione dello stoccafisso- ingrediente principe di questa ricetta. 
La parola cujun... è la parola cujun
Allora, una spiegazione etimologica potrebbe essere: brandare (agitare) lo stoccafisso vigorosamente è un lavoro da uomini, all'altrezza dei loro attributi. Questa ipotesi non mi convince a pieno, credo ci siano altre strade molto più interessanti e evocative. A te la scelta.
Che volgarità, che volgarità. Passiamo alla ricetta.


COSA&QUANTO 

  • 150-200 gr di stoccafisso
  • una patata
  • scalogno
  • aglio (pezzettino minuscolo)
  • olio
  • pepe nero
  • sale
  • prezzemolo (2 rametti)
  • pinoli
  • pane per i crostoni
COME
Fai bollire lo stoccafisso, la patata e lo scalogno per 20 min.
Scola e togli la pelle e le lische allo stoccafisso.
Trita tutto (stoccafisso, patata e scalogno) insieme al minuscolo pezzettino di aglio, olio, pepe nero, sale, prezzemolo, pinoli.
Devi tritare in modo grossolano. Più che una crema dovresti ottenere una pappetta. Dopo aver tritato ti conviene mescolare con la forchetta.
Aggiungi olio e sale. 
Assaggia. Com'è? 
Non devi essere parco con l'olio. Quando mai la cucina ligure lo è?
Ora fai abbrustolire i crostoni nel forno. 
Impiatta come da foto.


E' una ricetta molto economica, perfetta come antipasto, ottima se accompagnata da litri di vino.

Se vuoi puoi prepararla anche senza aglio (ma non dirlo a mio marito).

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