sabato 27 dicembre 2014

Natale 2014


Sono stata troppo impegnata a mangiare per scrivere di cibo. E per fare qualsiasi altra cosa. 
Io e mio marito abbiamo danzato da una tavola all'altra da lunedì sera a ieri pomeriggio quando, felici e satolli, abbiamo caricato sci e scarponi e, sotto un sole autunnale, abbiamo salutato Milano. 
Adesso qui in montagna nevica ed è finalmente Natale.
Non scriverò ricette, ti racconterò solo il menù del 25 a pranzo. Ho bisogno di un po' di detox. E mi sa anche tu. 
Oppure stai già pensando al Cenone di Capodanno?

lunedì 22 dicembre 2014

Tortini di radicchio in cocotte


Hai già pensato al menù? 
Sei un tradizionalistia? Uno di quelli che: l'anatra all'arancia è sacra. Oppure sei uno che: ma... un petto di pollo alla griglia, no? Ti piace farlo strano o sei uno che: la vita è complicata anche senza il cenone della vigilia?
Qual è il tuo motto? L'importante è stare insieme o basta che si mangi
A Natale non c'è pericolo: solitamente si mangia. Personalmente non amo esagerare. Sono una da maratona. Ritmo, costanza, sguardo rivolto alla meta. Mio marito è un velocista. Un velocista goloso che non riesce a dire: no, grazie. Soprattutto a Natale, soprattutto se gli vengono offerte pietanze che non conosce. L'anno scorso, per la prima volta, si è cimentato nel Natale come lo faccio io: Vigilia, pranzo del 25, cena del 25 e pranzo del 26. Dopo il pranzo del 25 ha avuto un attimo di sconforto. Chissà se quest'anno avrà capito che la regola d'oro del Natale- come lo faccio io- è di tutto un po'

domenica 21 dicembre 2014

Radicchiotto


Risotto di stagione, ideale per cena natalizia con amici. Risotto, salumi e formaggi. Vino e panettone (o pandoro) e sei a posto.
Mi dicono dalla regia che il radicchio non è che piaccia a tutti. 
Davvero? Non ti piace il radicchio? 
Se sei invitato a cena a casa di amici e ti fanno il radicchio, e il radicchio proprio non ti piace... che fai? Dichiari il tuo disgusto oppure taci e mangi? Se sei una persona educata, credo tacerai e mangerai. Alla fine della serata, magari, lancerai una frecciatina: "Il radicchio, comunque, non è che piaccia a tutti."


venerdì 19 dicembre 2014

Crepes Ci ci


La colazione è santa. E' un momento di coccole e conforto. Da sempre il mio pasto preferito, irrinunciabile. Per la colazione dei giorni di festa, ti propongo le Crepes Ci ci, o C. c. c. (crasse crepes cretine), sempre di crepes si parla. Perfette per la colazione di Natale al posto del classico Pandoro, ma anche per tutte le colazioni del sabato e della domenica. Durante il fine settimana, io e mio marito facciamo solo colazione e tiriamo fino a cena. Come facciamo? Prova le Crepes Ci ci e vedi che la fai anche tu.
Le crepes mi ricordano la mia migliore amica/sorella. E' stata lei che mi ha insegnato a prepararle. Avevamo 11 anni e passavamo i nostri pomeriggi a cucinare- e poi mangiare- crepes. Ovviamente avevamo anche molti altri interessi, che per ora è meglio tacere.

giovedì 18 dicembre 2014

Cacio carciofo e pepe


Due giorni fa abbiamo visto Quando c’era Berlinguer, documentario scritto e diretto da Walter Veltroni. Un lavoro davvero ben fatto, convincente nei modi e commovente nei toni. Se non l’hai ancora visto, guardalo. Non devi necessariamente amare il Berlinguer politico, devi amare la Storia e il Paese in cui vivi. L’Italia non è fatta solo di cucina o di talent show, e tu lo sai. Lo so che lo sai. Io a volte me ne dimentico e osservo il presente con il desiderio del poi: e poi? Che sarà? Invece- come hanno detto tanti grandi, tra i quali spicca il fighissimo Rust/Matthew McConaughey in True detective (se non l’hai visto, guardalo)- le risposte risiedono nel passato, o meglio: in un passato sempre presente. E allora, forse, una delle spiegazioni al caos emotivo e istituzionale che mi sembra di vivere oggi è la mancanza di conoscenza del passato, anche quello più prossimo. Come ciechi viviamo, agiamo e pensiamo senza capire quello che stiamo vivendo, agendo e pensando. I primi minuti del documentario di Veltroni denunciano la nostra ignoranza: alla domanda “chi era Berlinguer” pochissimi hanno saputo rispondere con una frase di senso compiuto. 

Avrei voluto fare un discorso molto più semplice. E invece no. Scusa. Quello che volevo raccontarti era questa scena: il giornalista Nino Nutrizio, durante una trasmissione dove Berlinguer era ospite, tira fuori un pacco di pasta e uno di riso e dice più o meno così: “Metà dell’elettorato è donna e, si sa, che l’ambiente della donna è la cucina. La pasta e il riso sono alimenti fondamentali che si possono cucinare in mille modi diversi. Non si possono però cucinare insieme”. Nutrizio ce l’aveva col compromesso storico. 


mercoledì 17 dicembre 2014

Granchio chic

Il granchio può essere chic solo se non lo cucini tu. Oppure se non hai mai visto la Sirenetta. Devo dire però che Sebastian non assomiglia per niente al granchio che ha cucinato mio marito. E' per questo che sono riuscita a rimanere in cucina durante la preparazione di questa ricetta. Non è una ricetta complicata, necessita solo di una grande forza d'animo
La stessa forza d’animo di Luis mentre è alle prese, appunto, con Sebastian. 
Per ovvie ragioni di target, la Disney non rispetta la fisicità realistica dei personaggi, però ci prende nei conflitti drammatici.

lunedì 15 dicembre 2014

Orate truccate

Woo... e dico: woo!
Siamo stati al mercato dal nostro pescivendolo di fiducia. La prima regola del maritino cuochino è: fidati dei tuoi fornitori. Per fidarti dei tuoi fornitori, però, devi trovare dei fornitori di cui fidarti. Io non sono proprio un drago nel gioco della fiducia, nel senso che, tendenzialmente, sono un essere fiducioso. Troppo fiducioso. Con tendenze naif, decisamente pigro e imprudente. Tali doti sono necessarie per scoprire il mondo con coraggio e nocive quando ci si deve confrontare con un pescivendolo.
Adesso che ci penso, forse anche mio marito è un po' imprudente. Forse ci stiamo fidando con pigrizia di un pescivendolo imprudente. O forse no.
Sta di fatto che il nostro pescivendolo ci ha venduto tre oratine pescate nel mare e non allevate con farine e grassi dentro vasche anguste. 
(Basta comprare pesce allevato!!)
E come le ha cucinate mio marito le oratine pescate? 

domenica 14 dicembre 2014

Polenta nera

Se mi dici polenta, penso a Polentina e Polentino. E non ci penso col sorriso. Polentina e Polentino erano due bambini, nudi e tagliati a pezzi, che la maestra dell'asilo attaccava a una parete metallica. Polentina e Polentino si attaccavano di buon grado, giacché erano dotati di calamita. Si chiamavano Polentina e Polentino perché avevano i capelli gialli. Avevano i capelli gialli, erano tutti nudi, di un nudo rosa porcello; un nudo tanto realistico quanto realistica può essere una calamita di nome Polentino. Lo scopo credo fosse quello di insegnarci il giusto posto di gambe e braccia. Il ricordo non mi fa sorridere un po' perché nessun ricordo dell'asilo mi fa sorridere e un po' perché il nome Polentina ricorda tanto, troppo il mio nome. E allora non so, forse me lo sono inventato, sicuramente mai nessun compagno di classe mi deve aver chiamato così, ma ogni volta che la maestra tirava fuori i pezzi di Polentina, mi sentivo chiamata in causa anche io. Sentivo che i pezzi di Polentina erano anche i miei di pezzi. Non una bella sensazione.

venerdì 12 dicembre 2014

Vellutata Raperonzolo

Tu non lo sai, ma quando ho conosciuto mio marito lui non mangiava un sacco di cose. Per esempio i formaggi. Niente formaggi, ad eccezione di qualche rara mozzarella di bufala. Ma come si fa a vivere senza formaggi?
Niente formaggi, niente salumi, ma soprattutto: niente vellutate, minestre, minestroni, zuppe, minestrine, brodini, pastine. Mio marito credo fosse uno di quei bambini: solo pasta in bianco. Pasta in bianco a pranzo e pasta in bianco a cena. Io i bambini pasta in bianco non li sopporto. Assaggia, no? Bambini schizzinosi che poi diventano adulti schizzinosi. Adulti che separano gli ingredienti nel piatto e che guardano nel tuo di piatto per poi fare boccacce se ti vedono mangiare quello che loro mai e poi mai potrebbero mangiare. 
Se non sei una persona dotata di fantasia o curiosità, almeno sforzati di avere un minimo di buona educazione, caro adulto schizzinoso. Se sei diventato un adulto schizzinoso vuol dire che i tuoi genitori sono stati troppo indulgenti con te quando eri un bambino solo pasta in bianco. Per fortuna che mio marito mi ha incontrata quando non era ancora totalmente adulto. Io non sono una persona indulgente ed è grazie a me che ora mangia- e cucina- di tutto. Non sono una donna indulgente e non ero una bambina pasta in bianco. Sono sempre stata felicemente onnivora, quasi sempre. Ho avuto il periodo vegan vegetariano, supportato però da una ideologia e non da una attitudine fisica.
Ah, sì. Mio marito dice che da piccolo mangiava anche i carciofi. Pasta in bianco e carciofi, ma le vellutate no.
Adesso sì però. 

giovedì 11 dicembre 2014

Bacalà gratina'


Se nel tuo frigorifero non manca mai il limone, nel nostro non manca mai il baccalà.
Dall’inizio del blog, mio marito l’ha già cucinato in diversi modi. Stasera, però, è la prima volta che il baccalà sarà davvero baccalà e non stoccafisso. Se come me non sai la differenza tra l’uno e l’altro leggi questo post, dove racconto la ricetta del baccalà mantecato.
Se ti interessa approfondire la conoscenza di questo amabile pescetto, puoi guardare anche qui: il brandacujun.
Il baccalà gratina’ mi piace perché sta bene anche quando fuori nevica. A me il pesce consumato mentre fuori nevica mi lascia perplessa. Magari tu sei uno di quelli che "a Natale: pesce, pesce e ancora pesce.” Non ti biasimo. Sei libero di farlo. Purché tu viva in una città come Milano, dove, se nevica a Natale non c’è niente di cui gioire e allora tanto vale darsi la mazzata finale con un piatto di gamberi ubriachi (una ricetta di mio marito che non ho ancora postato. Ah ah!). 

mercoledì 10 dicembre 2014

Vellutata Daikon 3


Tu lo conosci il daikon? E’ un ortaggio di origine asiatica che si sta diffondendo anche in Italia. Secondo me incute un po’ di timore. Non so quanti italiani si nutrano a suon di daikon. E’ una lunga radice bianca. Decisamente inquietante. Ma, spalanca bene le orecchie, ha proprietà benefiche di ogni tipo ed è un naturale bruciagrassi
Andata. Daikon sei mio mio.
Il nome Daikon mi fa venire in mente Daitarn, di cui non so assolutamente niente, credo sia un cartone animato. Anzi, ne sono certa perché l’ho appena googlato. Non so per quale motivo, ma Daitarn tre torna e ritorna nella mia vita. Ogni tanto mi viene in mente la parola Daitarn, così, totalmente a sproposito. Forse solo perché mi piace il suono. 
Il nome Daikon 3, ora che ci penso, mi fa venire in mente anche Ferro 3
Non si fa. Associare una vellutata di verdure a Kim Ki-duk è una cosa che non si fa.

martedì 9 dicembre 2014

Torta (da) non far sapere

Amica, ho bisogno del tuo aiuto.
Mio marito se n'è andato e mi ha lasciata sola con una torta pere e cioccolato. 
Lui sarà di ritorno soltanto domani sera sul tardi; quindi, secondo i miei calcoli, ho ancora circa 30 ore da passare sola con la torta
Però ne ho già superate 10 e sono stata bravissima: il dolce è praticamente intatto. Una fettina a colazione e una micro fettina dopo pranzo. Il fatto è che adesso sono le cinque... vuoi non fartela una bella merenda tè e torta?
La sfida più grande sarà superare il dopo cena film e divano. 
Pensami, attorno alle dieci di stasera. 
Pensami. 
Io e torta. 
Io che guardo torta e torta che mi ammicca.

lunedì 8 dicembre 2014

Filetto ricchi e poveri

Quando mio marito mi ha chiesto se volessi sposarlo, me l’ha chiesto in grande stile. No, non mi ha portato a Parigi- non che ci sarei rimasta male, eh- o in un ristorante stellato, non mi sono svegliata circondata da rose rosse e, affacciandomi alla finestra, non ho visto nessuna scritta “Vale, will you marry me?”
Non mi ha organizzato un flash mob al Castello Sforzesco.
Siamo rimasti a casa e lui ha pensato a tutto: alla cena, alla musica, ai fiori- niente rose, per fortuna-. 
Si è perfino inginocchiato ed ha perfino sfoderato un cofanetto!
Balli e brillanti a parte, il protagonista di quella sera è stato il filetto.
L’aveva preparato come Gordon Ramsay (solo?) e cioè alla Wellington.
Spaziale.
Stasera ti propongo la rivisitazione di questa imbattibile ricetta; il concetto è mantenere la ricchezza della materia prima, il filetto, e accostarla alla povertà degli altri ingredienti. Dove Ramsay utilizza funghi e senape, mio marito ci va giù di cicoria, la cosa più semplice che ci sia. 

venerdì 5 dicembre 2014

Radicchio&topinambur minimali

Siamo stati in Veneto (evviva!) per un tour cultural-gastronomico molto soddisfacente, da cui ho tratto un paio di indirizzi che menzionerò in futuro. 
Per ora, accontentati del radicchio
Nel mio sangue scorre un po' di Veneto e allora come posso non impazzire per il radicchio? 
Il radicchio tardivo. 
Quello bianco e rosso, sottile, elegante, con la punta un po' arricciata. 
Il radicchio è decisamente un ortaggio snob. 
No, se dico snob poi ti sta antipatico e non voglio. Diciamo che sa il fatto suo. Non è un cavoletto di Bruxelles -tutto un po' timidino- e nemmeno una melanzana -così volgare- e nemmeno una zucchina. La zucchina, forse te l'ho già detto, è la mia favorita. Lei non ha bisogno di nulla se non di esistere. Non ha bisogno di arricciare il naso o di mettersi in mostra. Non induce il cliente alla compassione, come invece fa il cavoletto di Bruxelles: "Prendimi, non mi vuole mai nessuno. Tu mi vuoi?"
Qualcuno che passa e raccatta su una zucchina c'è sempre. 

giovedì 4 dicembre 2014

Taglierin tellin

Ricetta perfetta per il venerdì sera dei voglio ma non posso. 
"Il venerdì sera vorrei andare a ballare, ma non posso."
"Perché non puoi?"
"Eh, sai, lui arriva tardi e quando arriva dobbiamo fare la spesa..."
La spesa del venerdì sera è da horror, horror vacui. 
E' la spesa alla quale non puoi rinunciare, o non vuoi. Perché "dai, è venerdì sera.
Non possiamo accontentarci di un'insalata e quattro pomodori.
"Ma c'è anche un pezzo di toma e forse nel freezer ci sono ancora i fagioli di sei mesi fa."
Il venerdì sera, se non vai a ballare ti devi premiare. Questo è il mantra. Niente vellutate o topinambur raganati. Il venerdì sera esige tacchi a spillo, rossetto e bottarga. 
"Fino a due anni fa il venerdì sera andavamo a ballare"
"Davvero?"
"Beh, magari non a ballare, ma sicuramente non andavamo a fare la spesa"

domenica 30 novembre 2014

Ribollita medievale

Ricetta perfetta per una domenica piovosa di fine novembre. Tipo oggi.
Lo so, se ti dico ribollita tu pensi a un piatto pesante, indigesto e carnivoro. Sbagliato. Non è carnivoro- non la versione di mio marito. 
Per quanto riguarda la pesantezza, io credo tu possa regolarti un po' come credi, aggiungendo e togliendo ingredienti a piacere. Sappi però che i fondamentali sono i fagioli e il cavolo nero. Tutto il resto è un optional.
Ecco, svelati i fondamentali, avrai capito che non si tratta della ricetta giusta per una cenetta tacco a spillo, luce soffusa e baffo impomatato. 
E' una ricetta medievale. 
Quando e se la preparerai, dovrai calarti nella parte. Per questo è fondamentale che piova e sia novembre- due condizioni tipicamente medievali. 

mercoledì 26 novembre 2014

Torta pimpata


Mio marito non è uno da dolce
Parlo dell'ambito culinario, ovviamente. 
Chi attribuisce l'aggettivo dolce a una persona di età superiore ai sette anni dovrebbe essere multato. 
"Quel ragazzo è molto dolce." - "Ah, sì? L'hai assaggiato?"
Se mi chiedi se mio marito è dolce, ti dico d'istinto di no. Se mi chiedi se è romantico, idem. Gli uomini dolci suscitano in me una sola reazione: l'orticaria. Però io posso parle così perché accanto ho una persona che invece è buona, generosa, sincera, rispettosa... 
Alina Marazzi è una regista e sceneggiatrice bravissima, se non la conosci googlala. Uno dei suoi film, Vogliamo anche le rose, parla della storia della donna e della sua emancipazione nella società moderna. Non è un film sulla violenza di genere. Se lo fosse, avrebbe scelto un altro titolo: Non vogliamo le rose. Dal mio punto di vista, questo che sto facendo è un discorso banale, già sentito molte volte. Eppure il mondo, una certa parte di esso, fatta di uomini e donne, continua a stupirmi. Continuo a vedere uomini e donne (non il programma televisivo, non solo quello) che confondono il romanticismo con l'amore. Una porta aperta al momento giusto, un lento ballato nel cuore della notte, un regalo che brilla sono solo gesti ricalcati, svuotati, se non vengono sorretti da una quotidianità fatta di dialogo, parità, unione di intenti. 
Troppo spesso ho visto barattare dolcezza e romanticismo con un silenzio, un insulto, un livido, un abuso. 
Quindi è così: non vogliamo le rose. Semmai le torte. Ma devi imparare a farle bene.

martedì 25 novembre 2014

Brandacujun



Io e mio marito stavamo insieme da un anno, non eravamo ancora marito e moglie e non pensavamo nemmeno che un giorno lo saremmo diventati. 

Io ero nella fase: "Vivrò a Parigi, in una soffitta, circondata da gatti". 
Lui, invece: "Girerò il mondo e scoprirò l'elisir della vita eterna". 
(Dici che siamo ancora in tempo?)
E poi, sì, avevamo 17 e 19 anni.
Estate. Mare. Liguria. 
C'era questa cosa, che lui si faceva ogni giorno 50 minuti di macchina per passare del tempo con me. Ogni giorno. 
Estate. Mare. Liguria. 
Una sera siamo andati al ristorante, un ristorante da ricchi. Chiacchieravamo, ci baciavamo, ridevamo del mondo e delle sue regole e... sbam. Senza che ce ne accorgessimo eravamo dentro. 
I camerieri, due, già ci stavano scortando verso il nostro tavolo scintillante, rivestito da tovaglie di broccato, e noi non avevamo più modo di fuggire.
Una volta seduti, siamo ripiombati l'uno negli occhi dell'altra, così, totalmente fuori contesto. 
Di quella sera ricordo una signora bionda, seduta accanto a me, che ogni tanto mi guardava e a me sembrava vecchia, quando invece avrà avuto gli anni che ho io adesso. 
Ricordo vino bianco a litri e ricordo mio marito, la sua mano sulla mia.
Dici che sono troppo malinconica? 
Beh, scusa: estate, mare, Liguria, 17 anni. 17 anni!
Per sottolineare ancora un po' questa malinconica sdolcinatezza, ti dirò che prima di quella cena ci scattammo una fotografia che possiedo ancora.
Io con questa faccia qui, la mia solita: un po' triste, un po' arrabbiata, un po' che sta per scoppiare a ridere (chissà poi per quale motivo). Lui... lui che fa la linguaccia, ricoperto da una massa, e dico massa, di riccioli, e dico riccioli, castani.


Di quella cena ricordo anche il brandacujun. Il brandacujun o brand de cujun è una tipica ricetta ligure, per essere più precisi del Ponente- sennò poi quelli del Levante mugugnano. 

L'etimologia della parola è abbastanza chiara e allo stesso tempo abbastanza confusa. 
Il verbo brandare vorrebbe dire scuotere vigorosamente e potrebbe riferirsi alla preparazione dello stoccafisso- ingrediente principe di questa ricetta. 
La parola cujun... è la parola cujun
Allora, una spiegazione etimologica potrebbe essere: brandare (agitare) lo stoccafisso vigorosamente è un lavoro da uomini, all'altrezza dei loro attributi. Questa ipotesi non mi convince a pieno, credo ci siano altre strade molto più interessanti e evocative. A te la scelta.
Che volgarità, che volgarità. Passiamo alla ricetta.


COSA&QUANTO 

  • 150-200 gr di stoccafisso
  • una patata
  • scalogno
  • aglio (pezzettino minuscolo)
  • olio
  • pepe nero
  • sale
  • prezzemolo (2 rametti)
  • pinoli
  • pane per i crostoni
COME
Fai bollire lo stoccafisso, la patata e lo scalogno per 20 min.
Scola e togli la pelle e le lische allo stoccafisso.
Trita tutto (stoccafisso, patata e scalogno) insieme al minuscolo pezzettino di aglio, olio, pepe nero, sale, prezzemolo, pinoli.
Devi tritare in modo grossolano. Più che una crema dovresti ottenere una pappetta. Dopo aver tritato ti conviene mescolare con la forchetta.
Aggiungi olio e sale. 
Assaggia. Com'è? 
Non devi essere parco con l'olio. Quando mai la cucina ligure lo è?
Ora fai abbrustolire i crostoni nel forno. 
Impiatta come da foto.


E' una ricetta molto economica, perfetta come antipasto, ottima se accompagnata da litri di vino.

Se vuoi puoi prepararla anche senza aglio (ma non dirlo a mio marito).

domenica 23 novembre 2014

La fugassa co formaggio


La fugassa genovese per eccellenza è quella normale, quella fatta solamente con l'olio d'oliva (tanto olio d'oliva). Buonissima. I liguri però sono anche piuttosto bravi a fare la focaccia col formaggio (tanto formaggio). 
Quando mio marito la prepara per gli amici riscuote molto successo. Non che con me non ne riscuota, per carità. Il fatto è che la fugassa co formaggio non è proprio il piatto pro dieta, tutt'altro. E' il cibo della preadolescenza. Io a undici anni ero capace di spararmi focaccia al formaggio dal panettiere davanti scuola e, dopo nemmeno venti minuti, sedermi a tavola per un pasto completo. Bei tempi. Andati. Poiché la fugassa che cucina mio marito è davvero la più buona in assoluto, molto più buona di quella del panettiere davanti a scuola, non riesco a mangiarne una fettina come sarebbe consono per una signora della mia età. Mi spazzolo mezza teglia. L'hai vista la foto? Ecco. Perché? (Perché è così buona la fugassa che fa mio marito, non perché mi spazzolo mezza teglia come fossi ancora in preadolescenza). Perché la fa lui, dall'inizio alla fine. Niente pasta già pronta. Perché è ligure, quindi nelle sue mani scorre il sangue di generazioni di fugassari. Perché compra crescenza (o stracchino) di prima qualità. E a me lo stracchino piace da pazzi. Prima di conoscere mio marito, il mio piatto preferito era zucchine al vapore e stracchino. Giuro.

COSA&QUANTO
  • 250 gr farina 
  • 3 cucchiai di olio 
  • mezzo bicchiere di acqua 
  • lievito di birra (un quarto di cubetto) 
  • un bel pizzico di sale 
  • 300 gr di stracchino o certosa
COME
Sciogli il lievito nell'acqua, come sempre. Impasta farina, acqua, lievito, olio, sale. Devi ottenere una pasta abbastanza soda ma non troppo, non deve essere come quella della pizza che è troppo morbida. Dividi in due porzioni l'impasto: tre terzi e un terzo. Stendi il composto più grande aiutandoti con la farina fino ad ottenere una sfoglia abbastanza sottile, ma non troppo, non deve essere come la sfoglia dei tortellini. Oggi procediamo per negazioni
Se sapessi com'è la sfoglia di un tortellino sarebbe più facile. Sicuramente tu lo saprai. 
Prendi una teglia con carta da forno, ungi la carta e mettici sopra la sfoglia in modo che strabordi ai lati. Adesso farcisci con lo stracchino spezzettandolo a tocchetti con le mani, aggiungi sale e un filo di olio. Poi stendi l'altra sfoglia (quella più piccola) e metticela sopra a mo' di coperchio. Richiudi la tua focaccia e mettila in frigo a riposare per un'oretta. 
Cuoci a 200° per 20 minuti circa. Avrai speso, quanto?, 5€.
Ricetta gustosa, economica e rapida! (e anche grassa, sì).

Un abbraccio a tutta la nostra amata Liguria.


mercoledì 19 novembre 2014

Polpy Patata


Il Polpy Patata è una ricetta golosissima.

Sa di mare, ma anche no. 
Al bambino capriccioso che non mangia il pesce, tu prova a dargli Polpy Patata e poi dimmi se non se l'è scofanato.
Il Polpy Patata incita allo scofanamento, è proprio uno di quei piatti da gustare di notte, in piedi, vicino al frigorifero semi aperto... perfetto per la fame cattiva, quella che ti coglie all'improvviso e che magari è stata indotta da qualcosa o qualcuno. Possiede lo stesso valore di un pacco di patatine fritte o di biscotti al cioccolato ma sembra meno grasso, meno calorico. Credo sia solo un'impressione.
Il Polpy Patata si può mangiare anche in una situazione psico fisica normale: seduti a tavola, alle otto di sera, con un bicchiere di Falanghina e Bollani in salotto che suona e ogni tanto pilucca un pezzo di Polpy.  


COSA&QUANTO

  • mezza cipolla 
  • limone
  • alloro
  • polipo
  • prezzemolo
  • olio
  • tre patate 
  • sale



COME 

Metti a bollire il polpo con il limone tagliato a metà, la cipolla, l'alloro e il sale.
Fai bollire anche le patate.
Dopo circa 20 minuti, scola il polpo e taglialo in una ciotola tipo insalatiera. Aggiungi le patate, trita il prezzemolo e condisci con un'emulsione di limone e olio d'oliva. Regola di sale e fai riposare in frigorifero per un'oretta.
Facile, no?

sabato 15 novembre 2014

Hamburghetti con le ghette

Io sono stata vegetariana per tanti anni e l'acquolina in bocca me la faceva venire solo l'hamburger. L'hamburger - è inutile che dici di no - fa venire l'acquolina. Non per niente è la carne che mettono nei panini dei fast food. 
Io e mio marito non amiamo i fast food, più che altro amiamo cenare a casa nostra, siamo un po' maniaci del controllo e ci piace scegliere la carne e decidere cosa mettere o non mettere nel panino. 
Io non ci metterei niente: lo voglio plane. Pane, carne, al massimo una fetta di pomodoro. Niente salse, ti prego, niente salse. 
Mio marito è la cosa meno plane del mondo
Visto che la cucina - ancora per poco (risata diabolica) - è il suo regno, abbiamo dovuto raggiungere un accordo.
Gli Hamburghetti con le ghette sono dei mini hamburger conditi ognuno in modo diverso. Così non ti stufi e magari rischi anche di ricrederti sul tuo hamburger plane (adorato). A me è successo così.

COSA&QUANTO
  • Una confezione di mini hamburger di razza chianina (noi abbiamo provato la marca "Terre d'Italia")
  • Una confezione di paninetti piccoli e tondi (non al latte)
HAMBURGHETTO CARCIOFINO
  • 1 carciofo
  • limone 
  • pepe nero
  • olio
  • sale
  • pecorino
HAMBURGHETTO PODEROSO
  • 1 porro
  • pepe nero
  • prezzemolo
  • sale
  • olio
  • ketchup al tartufo (trovato al Carrefour Market)

HAMBURGHETTO ADORATO (PLANE)
  • una fetta di pomodoro (noi abbiamo usato quelli verdi, sardi)
  • una foglia di lattuga trocadero
COME 
Per l'Hamburghetto poderoso devi far rosolare in un padellino il porro con olio, un po' di acqua, pepe nero, un trito di prezzemolo e sale. Salta il porro per cinque minuti, sii sbrigativo se - come a noi - ti piace croccante. Come salsa, mio marito ha usato il ketchup tartufato.

Per l'Hamburghetto carciofino  devi tagliare a fettine il carciofo crudo in un piattino, condire con limone, pepe nero, olio e sale. Poi, aggiungi pecorino tagliato a scaglie.

Gli hamburghetti mio marito li ha fatti sulla griglia unta con un filo d'olio (sennò la carne si attacca). Hai messo gli hamburghetti di razza chianina- che sono carini e buoni- sulla griglia? Bene. Adesso salali perché sennò saranno pure carini (e chianini) ma senza sale non sanno di niente. 
Taglia a metà i paninetti e mettili in forno a scaldare in modo che raggiungano una certa fragranza.
La carne chianina, dice mio marito, non ha senso cuocerla troppo. A te come piace la carne? Come la chiedi? Media, cotta, al sangue... Io vado sempre in paranoia quando me lo chiedono: come la vuoi? 
Non che mi sia capitato spesso di mangiare carne al ristorante, ma quando mi è successo sono andata in paranoia. 
Non lo so come la voglio. 
Mi piace al sangue ma ho paura delle malattie. Mi sembra che mangiare la carne al sangue sia più pericoloso, una cosa da veri duri. Io non sono un vero duro. Soprattutto, la carne non la digerisco. Saranno stati i lunghi anni di vegetarianismo o forse sarà una predisposizione genetica, sta di fatto che io la carne non la digerisco. Solo che non me ne ricordo. La mangio, non dormo, e mentre sono lì, che mi rigiro nel letto, insonne, mi dico: scema che sei, la carne non la devi mangiare. No, neanche plane.

E come lo devi fare l'hamburghetto adorato (plane)? Taglia un pomodoro a fette. A noi piacciono i pomodori verdi e sardi. Poi aggiungi una bella foglia di lattuga trocadero, che io amo molto - mio marito, strano?, per niente-. 
Forse la amo perché mi fa venire in mente Parigi (Trocadéro), la città più bella del mondo e l'unica dopo Milano che vorrei abitare. 
Bene, mio marito cucina e non fa collegamenti tra nomi, cose, città.

Bene, mio marito gli hamburghetti con le ghette li ha fatti così: uno con pomodoro, lattuga, sale, olio e carne; uno con carne, carciofi e pecorino grattugiato a scaglie; uno con ketchup al tartufo, carne e porri. 

Il mio preferito è l'hamburghetto carciofino. 
Sì, ho tradito Plane. E tu? Quale preferisci? Hai altre idee di ghette
Il bello degli hamburghetti è che ci si può sbizzarrire fino a crearne un numero infinito (!!)

Infiniti hamburger dalle infinite ghette che nessuno qui, eccezion fatta per mio marito, riuscirà a digerire.

mercoledì 12 novembre 2014

Skarola in pasta

BASTA CHIEDERE
Non ho spiegato bene una ricetta? Vuoi sapere se puoi fare quel piatto anche senza aglio o cipolla? Vuoi chiedermi di che segno sono o che sogni faccio? Fai la tua domanda attraverso il blog o facebook, inseguimi per strada o mandami whatsappini, io sarò felice di risponderti.  
  • Ma queste ricette del blog tuo marito le fa davvero? Le fa davvero. Le fa e io prendo appunti.
  • Che cos'è la frisella? (vd. Sautè come piace a me) La frisella è un pane secco di forma tondeggiante, una specie di grosso crostino o grossissimo tarallo. Se vai al supermercato la trovi sicuramente. E' ottima per i piatti con tanto sughetto e si usa soprattutto nella zona tra Napoli e Salerno. Si sposa benissimo col pomodoro.
  • Perché lo fai? Voglio imparare a cucinare come lui, meglio di lui, in modo tale da diventare la regina indiscussa di casa nostra (risata malvagia). Cucina è potere (occhiolino diabolico).

PERCHE' 
La Skarola in pasta è una torta salata diversa da tutte le altre, è più originale, ma lei non vuole essere originale, vuole essere come tutte le altre, chiede timidamente un po' di uovo o di formaggio e invece no, Skarola, né uovo né formaggio, tu sei diversa. Skarola in pasta camminava rasente ai muri, con lo sguardo basso, calciando di tanto in tanto una lattina di Pepsi, quando la incontrò mio marito. Mio marito la prese per mano e le disse: "Skarola, tu sei quella che sei. Sei la mia star". E fu così che Skarola in pasta e mio marito vissero felici e contenti per tutti i secoli dei secoli. (Lo so, sono una moglie di ampie vedute). Skarola in pasta ha 2 pregi: è facile da preparare e piace a tutti, anche ai bambini. 
Mio marito non compra quasi mai la pasta sfoglia o brisè, ed anche in questo caso s'è dato da fare con farina e mattarello. Secondo me puoi provarci anche tu.

COSA&QUANTO

  • 2 spicchi di aglio
  • olio
  • 4 filetti di acciuga sott'olio
  • 6 confezioni di scarola
  • 10 olive taggiasche denocciolate
  • 10 capperi
  • 1 pizzico di peperoncino 
  • 300 gr farina
  • sale
  • mezzo bicchiere di acqua

COME
In una pentolona capiente, soffriggi 2 spicchi di aglio tagliati a metà. Sei contento, vampiretto che detesti l'aglio? Per la Skarola in pasta non devi fare il tritino che poi ti rimane sullo stomaco. Devi solo far rosolare l'aglio fino a quando non imbiondisce. L'aglio è biondo? Bene, toglilo dal fuoco e aggiungi 4 filetti di acciughe. Non appena l'acciuga s'è sciolta, aggiungi la scarola. La scarola è un'insalata amara e infatti a me piace solamente cotta. Prima di metterla in pentola, devi tagliarla a pezzi.
Sei confezioni di scarola  sono tante, ma non ti impanicare: taglia e aspetta. Se non ci sta subito tutta la scarola basta aspettare che si restringa; non appena nella pentola si è creato un posticino, tagliuzza dentro altra scarola. Vedrai che la scarola diventa piccola non appena tocca l'olio. Aggiungi 10 olive a pezzi e denocciolate, 10 capperi interi e un pizzico di peperoncino. Cuoci a fuoco vivo e non aggiungere per nessun motivo al mondo acqua perché la scatola ne ha a sufficienza. Ci vorrà tanto tempo, quindi pazienta e - se serve- regola di sale. Per la sfoglia devi fare l'impasto con farina, sale, acqua e olio; stendi col mattarello fino ad ottenere una sfoglia sottile ma non sottilissima. Prendi la carta da forno e una teglia, versa un filo d'olio e posiziona la sfoglia non sottilissima. Ricordati di tenere da parte un disco di pasta perché ti servirà come coperchio. Rovescia il contenuto del tuo pentolone nella teglia e copri col disco che hai tenuto da parte. Versa un filo d'olio e informa a 200 gr per 15 - 20 min.
La Skarola in pasta è una torta tosta.

lunedì 10 novembre 2014

Risott Bucatt


Rispetto all'ossobuco vigono ancora reticenze più o meno nascoste. 
Mucca pazza, vi dice niente? A me sì, a 11 anni ero convinta di aver contratto il morbo. Lo so, ero già la persona equilibrata e tranquilla che sono oggi. 
Mio marito non ha reticenze verso quasi nessuna cosa al mondo, è un chimico. Lui sa cose che noi non sappiamo, credo. Spero. E quindi non teme e non ha mai temuto né pesci crudi né mucche pazze.
Gli amici che avevamo a cena, invece, davanti al Risott Bucatt erano un po' intimoriti. O sbigottiti. Si dimenavano intellettualmente tra terrificanti ricordi di mucche che, nei primi anni Duemila, persero la ragione e e il desiderio di provare ciò che mai avevano provato. L'ossobuco in casa, quando hai sei persone a cena, non è proprio la prima ricetta che ti viene in mente. Una pasta al tonno no, marito? 
Gli amici, poi, si sono fidati, forse perché avevano fame, però hanno detto "buono" più di una volta e credo fossero sinceri. 
Sono passati due giorni e siamo ancora tutti vivi, credo. Spero. 
Il Risott Bucatt è un piatto che sa di amore, l'amore quello buono, che ti coccola e ti dipinge le guance di rosso. L'amore delle case calde quando fuori piove. L'amore speciale, dei giorni di festa. L'amore che non si nasconde dietro a un gambo di sedano, ma che si offre generoso, col sorriso.
 
COSA&QUANTO

OSSOBUCO
  • ossobuco di fassona piemontese (a noi non piace di vitello). Per 6 persone 1 kg. 
  • Farina per infarinare 
  • brodo preparato col dado vegetale
  • una cipolla bianca 
  • prezzemolo
  • 1 bicchiere vino rosso
  • 1 limone
  • 1 spicchio d'aglio
RISOTTO
  • 1 bicchiere vino bianco 
  • olio 
  • 1 scalogno
  • brodo preparato col dado vegetale 
  • zafferano (per 6 persone, mio marito ha usato 2 bustine)
  • prezzemolo 
  • 15 gr di burro 
  • 15 gr di parmigiano 


COME
Ossobuco: prepara il soffritto di cipolla in un bel tegame di coccio; anche se il tuo tegame non è di coccio non impanicarti, l'importante è che sia bello e grande abbastanza da contenere tutti gli ossibuchi che vuoi cucinare (o ossobuchi o ossibuco... no, ossibuco no. Ora che ci penso, non è che sia un nome proprio invitante).
Hai rosolato la cipolla? Bene. Ora aggiungi gli ossobuchi ben infarinati e soffriggi leggermente, quindi aggiungi il vino rosso -il mio momento preferito: quando mio marito versa il vino in pentola e tutto fa cscscs... e a me sembra che quel che bolle in pentola sia contento di bollire e di essere lì, in quel momento, insieme al vino... e gli odori iniziano a vagare per la casa, curiosi... e il piatto che stai cucinando è come all'inizio di una storia d'amore-. Dopo il vino, gira un paio di volte gli ossibuchi; quando l'alcool è evaporato e gli ossobuchi (lo so, è un nome orrendo ma non posso fare a meno di usarlo: ossobuchi, ossibichi, ossibachi. Aiuto.) Quando la carne è diventata cremosa, aggiungi il brodo fino a ricoprirla quasi completamente, metti il coperchio e cuoci almeno per un'ora e mezza (mio marito, che solitamente è un furetto indisciplinato e accorcia sempre tutti i tempi di cottura, questa volta ha cotto i tusaicosa per due ore!). Mi raccomando: fuoco basso e aggiungi il brodo se vedi che è necessario.
Cinque minuti prima di portare a termine la cottura, aggiungi il trito di prezzemolo, aglio e buccia grattugiata di limone, ovverosia la gremolada! Mio marito ritiene che la gremolada sia il must del Risott Bucatt. Mescola must e tusaicosa, quindi aspetta altri cinque minuti prima di spegnere il fuoco.


Risotto: ognuno lo fa un po' come crede - credendo di essere originale - ma alla fine lo fanno tutti allo stesso modo. Detto questo, io non saprei come farlo. 
Mio marito, sì. 
Prepara il soffritto con scalogno e olio, aggiungi il riso (a noi piace il Carnaroli) e tosta per due minuti, aggiungi mezzo bicchiere vino bianco e poi il brodo gradatamente fino a cottura. Se non vuoi usare il dado per il brodo, non usarlo. Fai bollire patata, cipolla, carota, zucchina...  insomma, tutto ciò che ti piacerebbe fosse contenuto nel dado della Knorr. Cinque minuti prima della fine della cottura metti lo zafferano, ma non così a caso come farei io. Lo zafferano va prima sciolto in un mezzo mestolo di brodo- tipo il lievito per la pizza (l'hai letta la ricetta della Pizza Olga? E' nel post Guelfi, Ghibellini...). Completa la cottura, le cui tempistiche variano di riso in riso, spegni il fuoco e manteca con burro e grana. 
Servi il Risott insieme all'amico Bucatt e sbrigati a mangiare perché non sai cosa ti perdi!

sabato 8 novembre 2014

Sautè come piace a me


Cenetta di ieri sera!

Mio marito ama molto la zuppa di pesce, a me (indovina?) non fa impazzire.
Il sautè per Wikipedia è un modo di cucinare: saltato, rosolato in padella a fuoco vivo. Per mio marito il sautè è l'unico modo per farmi mangiare una simil zuppa di pesce. Mi incanta utilizzando la mia lingua del cuore e così mi convince a mangiare pesce annegato nel pomodoro. Certo, nel "Sautè come piace a me" non ci sono pesci dalle mille spine affilate, ma vongole e fasolari... però io non sono convinta. Facciamo così: assaggio il sautè (come piace a mio marito) e poi decido se pubblicare il post. 

Sì, okay, è buono. E' buono se ti piacciono pesce e frutti di mare.
Bella anche l'idea della frisella.

COSA&QUANTO
  • 1 spicchio di aglio
  • Tris di fasolari, vongole, cozze (lo trovi già confezionato)
  • olio
  • vino bianco
  • scampi
  • canocchie o cannocchie, dette anche pannocchie o cicale di mare
  • peperoncino (giusto per insaporire)
  • passata (giusto per colorare)
  • una frisella a testa

COME
Fai un trito di aglio e spolveralo nel tegame con un filo d'olio. Se non vuoi il trito, puoi anche mettere uno spicchio a rosolare per un po' e poi toglierlo. Aggiungi il tris di fasolari, vongole e cozze. Versa nel tegame un po' di vino bianco. Appena il tris si apre, aggiungi gli scampi e le pannocchie di mare. Adesso getta in pentola con finta noncuranza il peperoncino e versa la passata di pomodoro. Il sale va aggiunto solo se serve, quindi assaggia e decidi. Mio marito non l'ha messo. Cuoci fino a che il sughetto o brodino che dir si voglia non ti sembra gustoso da sorbire. Mio marito mi ha fatto sorbire il sughino dopo 15 minuti e a me è sembrato gustoso.
In ogni piatto disponi una frisella, poi versaci sopra il sautè.

lunedì 3 novembre 2014

Fungo al tagliolino

Dopo il fungo crudo, ti propongo un altro strepitoso modo di fungheggiare
Il Fungo al tagliolino è il classico dei classici. Lo chiamiamo così perché a noi la pasta piace solo se c'è tanto tanto sugo
Non so te, ma a volte io -che sono un po' estremista- mangerei solo sugo e niente pasta. 
Anche l'omino del mercato di Isola credo fosse della mia idea: voleva venderci un chilo di porcini, non sto scherzando, ha proprio insistito parecchio. Mio marito stava quasi per cedere, ma per fortuna io esisto e so intervenire al momento giusto. Un kg di porcini è decisamente troppo anche per me. Poi te l'ho già spiegato che il fungo è potenzialmente un veleno e bisogna stare attenti.
Sì, lo so, mica devo mangiarmi un chilo di porcini tutto in una volta... posso riscaldarli il giorno dopo... balle! Se compriamo un chilo di porcini, mio marito cucina un chilo di porcini e dice: "Al massimo li avanziamo". Balle! Non avanziamo mai niente, piuttosto andiamo all'ospedale ma in casa nostra la pasta riscaldata non è ammessa. Sì, vabbè, puoi surgelarli, esiste il freezer... balle! In casa nostra non esiste il freezer. O meglio, esiste ma non è ancora stato compreso. Nel nostro freezer, giace da mesi una sparuta manciata di fagioli che ormai -poverini- non hanno proprio più ragione d'esistere. Ciò che entra nel nostro freezer non vede più la luce del giorno. 

Stupisciti preventivamente perché in questa ricetta mio marito non ha usato né aglio né cipolla. Abbiamo ricevuto il veto dagli amici che sono venuti a cena: né aglio né cipolla né crostacei. Io ho preso piuttosto seriamente il suddetto divieto, soprattutto perché gli amici in questione sono specialissimi ma anche perché desidero condurre subdolamente mio marito fuori dai confini della Liguria, lontano dallo strapotere di agli e cipolle pestilenziali... ma non ho il coraggio di agire alla luce del sole! 

Ho chiesto a mio marito un fungo al tagliolino senz'aglio: "Marito, una cosa ci hanno chiesto. Una!" E lui, mugugnando come è giusto che mugugni, mi ha accontentata. 
Il fungo al tagliolino senz'aglio è squisito: se ami l'aglio non ne senti la mancanza e se lo detesti senti tutta la mancanza. Prova anche tu.
Ah, dopo cena gli amici ci hanno confessato che nel caso specifico avrebbero ammesso la presenza dell'aglio ("Solo all'inizio, eh, poi bisogna toglierlo").
E tu che rapporto hai con l'aglio? Sarà vero che fa bene alla pelle (o ai capelli?) e che tiene lontane le streghe (o i vampiri?).

COSA&QUANTO

  • 200 gr funghi porcini
  • olio
  • prezzemolo
  • pepe nero
  • tagliolini all'uovo
COME
Facilissimo. Scalda l'olio in padella e mettici dentro i funghi che hai già pulito (se non ti ricordi come, vai a leggerti Tu funghi?). 
Cuoci i funghi per 10 min, poi aggiungi il prezzemolo e spegni il fuoco.
Dopo aver bollito a dovere i tagliolini, mettili in padella e fai saltare per un paio di minuti. Se ne vale la pena, aggiungi un po' d'acqua di cottura della pasta.
Per due etti di porcini noi abbiamo speso 4€

domenica 2 novembre 2014

Latterino birichino & Pinzimonio demonio

A me e mio marito piacciono tanto gli antipasti. A te? 
Lui ne fa di elaborati e di semplicissimi. Stasera optiamo per la semplicità e ti proponiamo 2 idee, una veg e l'altra molto meno veg.


LATTERINO BIRICHINO

I latterini sono pescetti piccoli ed economici, in Liguria li chiamano cinciuetti. Si possono mangiare solo in un modo: fritti.

COSA&QUANTO
  • 150 gr di latterini
  • farina
  • olio
COME
Prendi i latterini e infarinali, poi togli l'eccesso di farina e buttali nella padella con l'olio bollente. Per friggere, mio marito utilizza l'olio d'oliva. 
Eh, lo so. Che ci posso fare? E' ligure. I liguri pare non ammettano l'esistenza dell'olio di semi, quando lo vedono esposto negli scaffali del supermercato si coprono gli occhi e mugugnano (i liguri non fanno altro che mugugnare) "Belin, non ci posso credere, belin". 
Tu sei libero di usare l'olio che più di aggrada.
Prima di mettere il latterino birichino in padella devi scrollare tutta la farina, perché quest'ultima, nell'olio bollente, si diverte a generare una specie di pappa che non va assolutamente bene. 
Mio marito dice che lo scrollamento della farina è l'unica cosa da tenere a mente per questo piatto.
Friggi per 15 minuti i latterini, poi scolali e asciugali nella carta assorbente.
Tu friggi? Sei uno da fritto? Io per niente. Sono proprio dell'altro partito, quello del vapore. Per intenderci, tra patate fritte e patate bollite scelgo tutta la vita le bollite. Tuttavia questi latterini non mi dispiacciono per niente, e forse non dispiaceranno neanche a te, amico del vapore. Basta non esagerare né con le quantità né con la frequenza. 
Semel in anno licet latterini. 

PINZIMONIO DEMONIO
Sono arrivati i carciofi! 
Noi li abbiamo trovati al mercato dell'isola: 10 carciofi x 8€. 
Con gaudio e tripudio abbiamo così potuto inaugurare la stagione del pinzimonio. 


COSA&QUANTO
  • carciofi a volontà
  • carote
  • puntarelle
  • olio
  • sale
  • pepe nero
COME
Noi non prendiamo mai i carciofi già puliti. Primo perché costano di più e poi perché già il pinzimonio è una cosa semplice, in più se ti fai anche pulire il carciofo dal signor Caprotti che gusto c'è?
Pulire un carciofo non è né difficile né pericoloso. Basta tagliare via il gambo e le foglie più esterne, che sono decisamente troppo dure per essere gustate crude. 
Il gambo del carciofo è buonissimo, ovviamente non le spine. Fai un'incisione alla base del gambo e vedrai che ti verrà quasi naturale capire come si spela. Parti dal basso e arriva fino all'alto.
Le puntarelle sono i fiori della cicoria (più o meno). Buonissime anche loro in pinzimonio con carciofi e carotine. Se non hai capito come sono fatte, chiedi. Puntarella dovrebbe essere il nome italiano, non ligure.
Al primo pinzimonio dell'anno, ricorda di esprimere un desiderio!