venerdì 3 agosto 2018

Siamo tornati + 1

Da otto mesi abbiamo smesso di essere due e adesso che Vittorio ha iniziato a mangiare insieme a noi abbiamo deciso di tornare sul blog per raccontare come la nostra cucina sia cambiata. Il primo grande cambiamento è che non cucina più solo mio marito. Ebbene sì: bye bye buste di insalata, tonno e zuppe pronte! Mio figlio mi ha fatto diventare una donna in grado di accendere il gas. Meraviglia delle meraviglie! Il secondo grande cambiamento è che il marito che cucina non deve più preparare manicaretti squisiti per la sua squisita mogliettina, non solo. Deve infatti pensare anche al suo squisitissimo bimbetto di otto mesi. Sì, perché Vittorio mangia come noi. Come? Cosa? Perché? Tutto quello che mangiate voi? Risponderò a queste domande in modo semplice e veloce nel prossimo post. Intanto per chi fosse interessato ecco un link utile www.autosvezzamento.it

domenica 25 dicembre 2016

L'anatra all'arancia

Cercare di aver cura della terra, rispetto per gli animali (bipedi e quadrupedi), compiere scelte che sappiano d'armonia è per noi importante. Non solo a Natale.
Cerchiamo di mangiare poca carne. 
Cerchiamo soprattutto di mangiarla scelta e controllata.
Abbiamo trovato un macellaio che forse tu conoscerai già: Walter Sirtori. Puoi andarlo a trovare di persona o visitare il sito internet: "... una macelleria dove si possono trovare carni di diverso tipo e provenienza, scelte da noi con cura ed esperienza aiutati da piccoli produttori che da generazioni allevano con metodo tradizionale, e accanto prodotti provenienti da aziende agricole che hanno scelto il metodo di coltivazione biodinamica o biologico certificato macellate da noi con il controllo del pubblico servizio sanitario..."



COSA&QUANTO
  • Due anatre da 1 kg l'una (per 9 persone)
  • burro, 65 g.
  • olio
  • sale
  • pepe
  • zucchero, 2 cucchiaini
  • 3 arance
  • Brandy q.b.
  • Maizena (amido di mais)

COME
Compra l'anatra, anzi due, dal macellaio in via Paolo Sarpi, il macellaio Walter Sirtori che l'anatra te la disossa e te l'avvolge con cura nello spago.
Metti l'anatra, le anatre, a rosolare in padella con un bel tocco di burro.

"Mi sto ubriacando", dice il marito mentre rosola l'anatra, le anatre, e ride. 
Sono solo le dieci del mattino e il marito indossa pigiama e vestaglia. E cucina.

Quindi: anatra (le nostre sono due da 1 kg l'una), padella, burro, poi sfuma col Fundador.

Forno ben caldo, pirofila oliata.
Sale e pepe.
Forno al max della sua potenza per i primi minuti, poi riduci a 200.

Il marito mi fa annusare le arance e dice che sono belle. E calabresi.

Lava bene le arance, mentre l'anatra cuoce nel forno.

Il marito mi fa ancora annusare le arance, questa volta già sbucciate.

Sbuccia e spremi tre arance. Tieni la buccia da parte.

L'anatra cuoce nel forno coperta dalla carta stagnola. Cuocerà per circa un'ora e il marito già mi mette in guardia: "Non ne metterò tanto di zucchero".

Le bucce d'arancia si sbollentano un po' per sterilizzarle e un po' per far perdere loro l'amaro.

Adesso la salsa: pentolino sul fuoco con acqua (il marito dice che ne ha messa troppa), zucchero (2 cucchiaini) e succo d'arancia (il succo delle tre belle arance calabresi).
Fai andare la mistura.
Il marito osserva la mistura mentre la fa andare e si ripete di aver messo troppa acqua. 
Fai concentrare la mistura, poi metti l'amido di mais che fa diventare la mistura una salsa. 
La maizena si presenta sotto forma di farina, forse è una farina. Chissà.
Stempera l'amido di mais con dell'acqua e versalo nel pentolino. Mescola con la frusta e versa l'amido. Mescola e versa.
Infine aggiungi le bucce d'arancia nella salsa, alla fine però perché sennò si cuociono troppo.

Dopo mezzora gira l'anatra, poi rimettila nel forno e continua a farla cuocere.

Quando l'anatra è quasi cotta, tirala fuori dal forno e spennellala con la salsa. Aggiungi gli spicchi di arancia che avevi tenuto da parte. Rimettila nel forno per l'ultimo quarto d'ora.

Prima di servirla bisogna tagliarla e irrorarla col fondo di cottura.







mercoledì 9 novembre 2016

Spaghetti al granchio democratico

Parlarne insieme, parlarne finché siamo qui. Questo è ciò che possiamo fare. E allora, visto che dobbiamo parlare, perché non farlo seduti a un tavolo, davanti a un buon piatto di pasta, sorseggiando un bicchiere di vino bianco? Occuparsi dei propri amici offrendo loro una cena buona, non solo una cena, è importante che sia buona, credo sia un atto democratico, fatto in nome della democrazia. Questo è ciò che fa mio marito non appena ne ha le forze, non appena i suoi impegni lavorativi glielo concedono, lui apre la porta di casa e cucina per chi ha voglia di sedersi alla sua tavola e mangiare, e parlare. 
Il marito che cucina, purtroppo, non ha modo di cucinare tutto il giorno, tutti i giorni. Ha la sua vita, i suoi trent'anni che lo incalzano, non può passare il giorno a cucinare, a inventarsi nuove ricette. Però, quando riesce a farlo, è felice. Adesso che ha iniziato a studiare una nuova lingua e che prende sempre più aerei che lo portano sempre più lontano, quando può cucinare continua a provarne piacere. Non nel fatto di cucinare in sé, questo forse è il punto. Al marito che cucina non piace cucinare in sé, piace cucinare per gli altri. Il marito che cucina non si trova mai da solo a cucinare, a sperimentare, ad assaggiare le sue creazioni, a migliorarle. Il marito che cucina spignatta sempre contro al tempo, in corsa, con l'orologio che ticchetta e gli ospiti si fanno sempre più vicini. Il marito cucina perché gli interessa il potere costruttivo della democrazia, la condivisione, lo scambio di idee e di suggestioni. Al marito piace costruire, per questo cucina.



COSA&QUANTO
  • un granchio
  • spaghetti
  • 2 spicchi d’aglio
  • peperoncino
  • olio extravergine d’oliva
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 250 gr di pomodorini o 200 ml di passata di pomodoro
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • sale q.b.

COME
Metti sul fuoco un tegame pieno d’acqua, aggiungi due cucchiai di sale  e porta al bollore. Fai imbiondire l’aglio in un altro tegame con l’olio, aggiungi il peperoncino e fai rosolare il tutto per qualche minuto.
Immergi il granchio nell’acqua bollente, cuoci per 10 minuti, poi mettilo in un piatto. In questo modo, parte del sapore dei granchi viene scaricato nell’acqua in cui cuocerai la pasta.
E' importante che il granchio sia fresco, molto fresco, non so se mi spiego. E' importante che quando lo compri sia ancora vivo. Ecco, l'ho detto.
Dopo averlo cotto, ti tocca pulirlo. Leggi un po' qui 
Stacca le chele, apri la carcassa ed estrai tutta la polpa. Più facile a dirsi che a farsi. Il marito in questo frangente è solito ferirsiIl marito non pulisce il granchio,  io marito lotta col granchio.
Aggiungi la polpa nel tegame con l’olio. Fai saltare il tutto per qualche minuto, poi sfuma con un goccio di vino, lascia evaporare ed aggiungi i pomodorini tagliati a pezzetti con un pizzico di sale, se vuoi aggiungi anche un po' di passata di pomodoro.
Cuoci il sugo di granchio per altri 5 minuti,  coprendo il tegame con un coperchio.
Cuoci gli spaghetti, scolali al dente ed uniscili al condimento. Fai saltare gli spaghetti insieme al granchio per qualche minuto, aggiungi anche il prezzemolo tritato ed eventualmente un goccio d’acqua di cottura della pasta.
Gli spaghetti al granchio democratico sono pronti, non ti resta che servire e condividere.

giovedì 1 settembre 2016

Tortini di alici capovolti

Il marito si annoia facilmente. 
Io sono l'unica eccezione, per ora. 
Quel che detesta maggiormente il marito è la ripetitività in cucina. 
"Fa sempre le stesse tre cose", dice lui.
"Le vengono bene", ribatto io.
"Non ha fantasia né coraggio" mi zittisce lui.
In effetti, a guardar lui, non è che ci voglia molto. 
Prendi quelle tre cose che sai fare, scomponi gli ingredienti e mischia. Avrai altre tre ricette, per un totale di sei. Vogliamo esagerare? Prendi quelle sei ricette, scomponi gli ingredienti, mischia e avrai altre sei ricette. Dodici in totale. 
Credo. 
Non so se ho fatto bene i conti. Li ho fatti bene? 
Però il concetto è chiaro, no? Per me lo è. 
Vale lo stesso con le storie. Le storie sono le stesse fin dai tempi di Eschilo, Sofocle, Euripide. Che vengano raccontate per immagini, in un libro di 1200 pagine, in un fumetto: tutte le storie del mondo vengono da là, da quei tre ingredienti che i tre drammaturghi hanno messo sul piatto. 
Il punto è che quegli stessi ingredienti si possono servire in una combinazione infinita di modi. 
E se il marito continua a proporti il tortino d'alici, tu non t'arrabbiare.
E chi s'arrabbia? Basta che si mangia.
Apri gli occhi, piuttosto!
La bocca, vorrai dire.
Non vedi che il tortino ha tutto un altro aspetto?
Vedo, vedo. 
Non sei curiosa.
Curiosa, come no.
E allora leggi.
Leggo, leggo.
L'altra ricetta, dell'altro tortino.
Dove?
Qui.

COSA&QUANTO
  • Alici (acciughe), circa 250 g.
  • patate, 3 medio/piccole
  • pomodori, 2 medio/piccoli
  • sale
  • pepe
  • un limone
  • olio
  • timo
  • prezzemolo
COME
Metti le patate a bollire in acqua salata.
Pulisci le alici (attività che pare non provochi gran sollazzo).
Come? 
Provoca sollazzo.
No, come le pulisco.
Via la testa e quel che c'è dentro, poi aprile a libro.
Ok.
Scola le patate e tagliale a fettine spesse circa 1 cm.
Lava i pomodori e taglia anch'essi a fettine come le patate.
A questo punto in casa nostra è avvenuta una mezza tragedia. Non so perché, giuro che non lo so, ho toccato il fornello sul quale il marito aveva appena bollito le patate.
L'ho fatto.
Era messo male e l'ho toccato per metterlo bene.
Mi sono bruciata.
Non mi ero accorta che il marito aveva messo le patate a bollire. Lo ammetto.
Trita il timo e lascialo da parte.
Prendi gli stampini, quelli che poi vanno nel forno, quelli con i bordo un po' zigrinato (o anche no, quelli che hai insomma), ungili d'olio e posiziona i filetti di alici negli stampi in maniera verticale fino a foderare tutto il bordo.
Sale, pepe e scorza di limone grattugiata.
Metti una fetta di patata in mezzo alle alici, sul fondo dello stampo e ricoprila con altri due filetti di alici.
Sale, pepe, timo tritato e scorza di limone.
Adagia una fetta di pomodoro nel centro e sopra poni una fetta di patata
Ricopri con le alici. 
Piega verso il centro i filetti che hai messo attorno allo stampo in posizione verticale.
Così si preparano i tortini!
Ripeti l'operazione fino a quando non finisci gli ingredienti.
Cuoci nel forno preriscaldato a 180° per 10 minuti.
Sforna i tortini.
Capovolgi gli stampi, un po' di prezzemolo e gusta!




lunedì 29 agosto 2016

Il gazpacho del marito nell'orto


Lo sai, vero, che il padre del marito coltiva. Patate, zucchine, pomodori, melanzane, piselli, limoni, insalata, susine, pesche, uva, prezzemolo, origano, carciofi, timo, topinambur... vado avanti? L'orto del padre del marito sforna primizie di ogni tipo in quantità industriali, primizie che rallegrano e colorano le nostre cene vacanziere. Il marito non ha il pollice verde, no. Gli piacerebbe ma non lo possiede. Almeno però lui sa riconoscere la differenza tra timo e rosmarino, anche ad occhi chiusi. Per quel che mi riguarda, ogni volta che vengo spedita nell'orto a cercare questo o quest'altro prodotto vengo colta da tremori, timori e sudori freddi. Io non solo non possiedo il pollice verde, ma appartengo addirittura a quella categoria di persone che ama veder schierate le verdure nei ripiani del supermercato con il loro apposito cartellino accanto che ne indica prezzo ma soprattutto generalità. Il padre del marito non si è ancora capacitato di cotanta ignoranza e imperizia, finge di non sapere ed io mi limito a gustare i suo prodotti complimentandomi. Non troppo però, tempo sempre che mi metta sotto con qualche lavoro manuale che presuppone l'uso di mani, le mie, in terra, la sua, con vermi, magari. Blea. Blea la terra ma non i pomodori! Né le zucchine o le patate. Per il gazpacho del marito nell'orto servono però soprattutto i pomodori. E che pomodori!

COSA&QUANTO
  • pomodori dell'orto, cinque medi
  • un peperone giallo dell'orto
  • mezzo cetriolo
  • un cipollotto
  • basilico
  • olio
  • sale
  • pane raffermo, una fettina
  • curcuma, un cucchiaino (fondamentale!)
COME
Lava i pomodori e mettili nel minipimer insieme al peperone giallo (non tutto, ma quasi), al cetriolo (non tutto, ma quasi), al cipollotto (non tutto, ma quasi). Ah, certo, tieni da parte anche mezzo pomodoro.
Ammolla la fettina di pane nell'acqua.
Metti la fetta di pane nel minipimer, aggiungi olio, sale e curcuma.
Frulla.
Contemporaneamente, se sei capace, sei capace?, taglia finemente tutti i "ma quasi". E cioè il restante peperone, il restante cetriolo e il restante cipollotto. E sì, certo, anche il mezzo pomodoro. Questi "ma quasi" assieme al mezzo pomodoro ti serviranno per la guarnizione.
Hai frullato? Bene.
Ora versa il gaspacho in due ciotole e guarnisci, per l'appunto, con i tuoi "ma quasi". E sì, certo, anche con il mezzo pomodoro finemente tagliuzzato.
Concludi l'opera con due o tre foglie di basilico.
Il gazpacho del marito nell'orto è pronto!


domenica 28 agosto 2016

L'aceto che ci piace


Da un po' di tempo a questa parte io e il marito quando siamo in giro in macchina lasciamo che la nostra attenzione venga catturata. Forse prima ci capitava di viaggiare meno o forse eravamo meno predisposti a guardarci intorno. Chi lo sa. Adesso, se vediamo qualcosa che ci interessa, freniamo, accostiamo e scendiamo dall'auto. Solitamente quel qualcosa è una bancarella di mele o pesche o conserve fatte in case o, la maggior parte delle volte, una cantina dove assaggiare e poi acquistare buon vino a buon prezzo
Un mese fa, di ritorno da un matrimonio con fuso, nel senso che siamo arrivati al matrimonio in questione direttamente dall'aeroporto con il fuso (e la stanchezza) dello Sri Lanka sulle spalle, ci siamo fermati da un produttore di aceto. Il matrimonio era tra Modena e Bologna e, il giorno dopo, con il fuso e la stanchezza non solo dello Sri Lanka ma anche del matrimonio, abbiamo accostato, siamo scesi dall'auto e siamo entrati in una cantina che produce aceto balsamico, l'acetaia Angelo. 
Che belle le cantine che producono! 
La figlia del padrone ci ha fatto assaggiare con gentilezza una varietà di aceti al cucchiaio, uno più buono dell'altro. Noi non abbiamo avuto dubbi e abbiamo scelto il "nero classico", quello da mangiare con i formaggi per intenderci.
Sai perché mi piace questo fatto che io e il marito, quando siamo in giro, freniamo, accostiamo e curiosiamo? Perché poi, quando a casa nostra gustiamo, ad esempio, il formaggio caprino con l'aceto balsamico dell'Acetaia Angelo possiamo scambiarci ricordi e rivivere sensazioni: "E ti ricordi quando con il fuso dello Sri Lanka e i braccialetti luminosi ci siamo fermati...?"


giovedì 18 agosto 2016

Melanzane quasi campane

Il gusto della ricetta è campano, il succo della stessa è inventato. 
Il marito si è ricordato di alcune famose melanzane che gustò in tenerissima età in un agriturismo dell'entroterra campano, proprio l'anno in cui ci conoscemmo.
La ricetta originale vorrebbe la ricotta e chissà quali altri leccornie. Il marito qui ha usato quel che aveva nel frigo ed il risultato sarà quindi diverso.
Dopo averle assaggiate (al padre del marito, nostro commensale, sono assai piaciute) io e il marito ci siamo trovati d'accordo nel dire che, sì, fritte sarebbero state più buone.


COSA&QUANTO
Tre melanzane dell'orto
Tre fette di pane secco
Una forma media di pecorino 
Latte, un goccio
Un uovo
Maggiorana
Prezzemolo
Passata di pomodorino pachino (quella di Campisi che ci piace tanto)
Cipolla, pochissima

COME
Taglia a metà le melanzane e mettile sotto sale per togliere l'amaro.
Metti le fette di pane raffermo in una ciotola con dell'acqua.
Strizza il pane.
Aggiungi del pecorino grattugiato. Devi grattugiare proprio una forma di formaggio, così la ricetta viene meglio.
Latte.
Maggiorana.
Prezzemolo.
Un uovo.
Mescola il tutto.
Intanto, in un pentolino fai soffriggere poca (poca!) cipolla. Aggiungi la salsa di pomodoro pachino e falla andare un po' sul fuoco.
Questo passaggio è toccato a me e ovviamente ho fatto il danno. Cioè, ho un po' bruciacchiato la cipolla. Il marito però mi ha detto "tranquilla, è tutto sotto controllo". Forse appena ho girato le spalle lui ha gettato la mia salsa e ne ha fatta una nuova. Forse.
Prendi le mezze melanzane scavate e riempile del composto fatto di uovo, pane e comapany. Infine spalma la salsa di pomodoro.
Inforna per 17 minuti (ti piace questa indicazione temporale inconsueta?).
Come tino detto il marito ha dichiarato che forse le melanzane andavano per prima cosa fritte e poi passate in forno una volta farcite per qualche minuto. 
Ritenteremo col fritto. 
Ritenteremo? È che il fritto puzza così tanto. 
Di cosa? 
Di fritto.